martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Quel che pensano i dirigenti del vecchio PSI del Jobs act e della Cgil
Pubblicato il 02-11-2014


Siccome qualche nostro compagno sostiene che per rifarsi al nostro passato dovremmo appoggiare la CGIL e la FIOM, ho voluto sincerarmi di non aver preso io un abbaglio. E siccome Bettino Craxi purtroppo non c’è più (il figlio Bobo, pur non essendo un supporter di Renzi, ha già preso posizione, anche in segreteria, a favore del Jobs act e non ha partecipato alla manifestazione della CGIL) ho voluto parlare con Claudio Martelli, il protagonista della Rimini dei meriti e dei bisogni. Claudio mi ha scritto una bella lettera sostenendo che le posizioni di fondo che avevo illustrato nel saggio sul socialismo liberale sono le nostre, sono le sue. Penso che mi rilascerà un’intervista, e non è la prima volta, anche sulla riforma del lavoro, che del resto lui ha sempre auspicato.

Conosco bene il pensiero di Gianni De Michelis sul sindacato, i suoi errori, i suoi ritardi, le sue intransigenze. Le conosco tanto bene che prima ho rispettato la sua non esaltante condizione di salute per non disturbarlo, poi mi è venuta voglia di sentire come sta. Mi ha rassicurato che la convalescenza sta finendo. Gianni non parla se non di politica e mi ha dichiarato che Renzi gli ricorda Craxi. Con una sola differenza, e cioè che Craxi aveva una squadra. La recente nomina di Gentiloni agli Esteri rappresenta, però, a suo giudizio una nuova consapevolezza. Rino Formica, il più duro con Renzi, ha sempre portato il suo discorso sulla vicenda istituzionale, sulla democrazia ed è stato una sorta di mio privato consulente sulla materia della riforma elettorale e costituzionale.

Dunque non ho preso un abbaglio. Sono altri, pochi altri che lo hanno preso. Del Turco, che ha capeggiato la componente socialista della CGIL al tempo del decreto di San Valentino, mi ha rimproverato recentemente di essere stato troppo tenero con il gruppo della sinistra sindacale di Reggio Emilia, alla quale Landini appartiene. Non ho parlato, perché non ce n’è bisogno, coi leader di tradizione socialista della Uil, da Benvenuto a Larizza a Luigi Angeletti. Questo sindacato non ha aderito alla manifestazione di piazza San Giovanni. Evidentemente perché, come ai tempi della scala mobile, non ne condivide, al pari della Cisl, le motivazioni di fondo, le quali non capisco perché dovrebbero essere invece condivise dai socialisti. Io non ho preso un abbaglio. Forse altri sì.

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Commenti all'articolo
  1. Io sono piccola cosa , ma quando ho scritto un articolo dal titolo RENZI O CHI ed in un passaggio accostavo Renzi a Craxi , molti, e se no ricordo male lo stesso Del Bue ,mi facevano osservare che non era cosi’ e che lo spessore di Craxi era diverso .
    Intanto io accostavo il Craxi del 1976 ed il Renzi del 2014 ,poi vedremo .
    Dato che oggi l’accostamento e’ stato fatto da DE MICHELIS, con il distinguo che Craxi aveva la squadra e Renzi no ,mi sia permesso di dire che proprio la squadra o l’esercito dei rampanti ,ha danneggiato Craxi . Tanto e’ che io ,che sono stato Segretario Provinciale del PSI a Cosenza , nel 1993 , scrissi che Craxi avrebbe fatto bene a fare un passo indietro.

  2. I socialisti, lo dico con sincero rispetto, non rispondono né a Craxi né a Martelli né a De Michelis né a Formica. I socialisti rispondono ai lavoratori italiani, ed avvertono il dovere di difenderli da chi vuole indebolirne le tutele e renderli succubi e ricattabili.

  3. Caro Mauro, non ti conviene e non conviene a nessun Socialista militante, accogliere le provocazioni che pervengono da pseudo socialisti non militanti.
    Il nostro compito da buoni Riformisti è quello di continuare sulla strada tracciata dal Congresso di Venezia.
    Cerchiamo di ascoltare e prendere in considerazione quello che esprimono i nostri validi giovani, che per fortuna ne abbiamo sparsi un po in tutta Italia.
    La pazienza,il lavoro e l’insistenza nel portare avanti coerentemente le nostre battaglie, ci premierà.
    Il premio non è necessariamente elettorale, ma l’affermazione dei nostri principi nella Società.La Storia farà il resto.

  4. Caro Direttore, la Tua consultazione dei vecchi e autorevoli compagni non cambia la sostanza della situazione, in cui sono presenti aspetti positivi con insufficiente sostegno finanziario e quelli negativi che tolgono i diritti conquistati dai Socialisti nel 1970. Ho scritto una lettera a Nencini e inviata alla Tua redazione. In essa sono riportati i motivi, non perchè il PSI dovesse aderire alla Manifestazione CGIL, ma rispettare i compagni Socialisti, che hanno la tessera della CGIL e che ne condividono gli obiettivi e le osservazioni validissime.

  5. Siccome si sostiene da qualche parte che i socialisti devono stare dalla parte della CGIL mi sono preoccupato di sentire i vecchi socialisti. Tutto qua. Io se fossi nel caro compagno Sandro direi che i socialisti oggi devono stare dalla parte dei disoccupati. Attenzione, perché tutelare solo chi il lavoro ce l’ha introduce oggi, e sarà ancora più così nel futuro, la più grande ingiustizia sociale. Oggi il tema è il lavoro che non c’è. Che sfugge, che non basta per tutti. Questo, a me pare, dovrebbe riguardare innanzitutto un partito socialista. E puntare alle tutele per chi il lavoro non ce l’ha o non ce l’ha stabilmente, magari con un reddito mimino, dovrebbe oggi essere il nostro terreno d’azione. Non mi sembra che sta storia dell’articolo 18 c’entri qualcosa con questo tema. È solo un pregiudizio ideologico per chi vuole nuove tensioni sociali in nome del potere del sindacato. Anzi, di un sindacato. Chi vuole un PSI autonomo non può volerlo subalterno alle tesi della FIOM. Noi siamo diversi. Dobbiamo essere più avanti. Capire che il mondo è cambiato e fornire nuove risposte. Dobbiamo stare dalla parte di chi sta peggio e rispondere nel modo possibile a loro. Anche quando il sindacato si occupa d’altro. Perché mai no dovremmo appoggiare la contrattazione aziendale, solo perché toglie potere al sindacato? Ma possiamo oggi ritenere che una azienda in un’area produttiva debba pagare come una del Sud che non riesce ad esistere? Fissiamo un minimo per tutti e lasciamo il resto alla contrattazione aziendale. Vi sembra così negativo, come ritiene la CGIL?

  6. Caro Mauro
    Qui il problema non è chi ha preso un abbaglio o meno , qui è in ballo un diverso modo di intendere il ruolo del nostro partito, la missione che nel 2014 e negli anni a venire noi ci dobbiamo dare ., cosa noi dobbiamo rappresentare nel contesto Italiano , se una mera testimonianza al traino di qualcuno come facciamo ora , oppure essere partito con un proprio ruolo, con il progetto politico di rappresentare quel 50% di elettorato italiano che non si riconosce in questa babele di gruppi e movimenti personali e che hanno l’uomo solo al comando , questi campano alla giornata cavalcando il problema del momento senza una strategia di largo respiro. ma un tirare a campare
    Se come io penso ,la nostra scelta deve essere la seconda ipotesi che propongo, allora per prima cosa noi dobbiamo essere coloro che chiamano le cose con il loro nome, per esempio noi dobbiamo chiamare imposte le imposte , tasse le tasse e contributi i contributi e non genericamente tutto tasse perché riempie la bocca , inoltre Noi dobbiamo essere tra coloro che vanno all’essenza dei problemi , il nostro atteggiamento deve essere teso ad individuare la loro soluzione in base all’efficacia della stessa e non in base all’effetto mediatico che ci attendiamo.
    Se così deve essere , ebbene permettetemi e anche tu Mauro permettimi , ogni parallelismo Craxi/Renzi è fuori luogo ogni paragone tra I PUNTI DI SCALA MOBILE e JOBS ACT , non ha senso visto che i loro titoli non sono nemmeno scritti nella stessa lingua, (chissà poi perché un titolo di una legge italiana in inglese) dal 1980 ad oggi è cambiato il mondo, ne la cosa cambia interpellando i nostri protagonisti di quel tempo.
    Io non sarei andato alla Leopolda ammesso che ne possa mai ricevere l’invito ,ma sarei anche stato molto perplesso , potendolo fare , di andare in piazza S. Giovanni perché se è pur vero che noi dobbiamo essere dalla parte dei lavoratori anche quando sbagliano , è anche pur vero che se sbagliano noi dobbiamo dirglielo e farli correggere , il nostro ruolo migliore non è dividersi tra le due tifoserie , ne si può iscrivere la CGIL e la sinistra PD tra gli estremisti , non dovevamo ne dobbiamo cadere nella trappola mediatica di discutere articolo 18 si articolo 18 no , ma noi dovevamo e dobbiamo essere di coloro che mediamo tra la necessità di una buona riforma del diritto del lavoro e delle tutele sociali e tra chi ha timori di i vedere minacciati nel torto o nella ragione le tutele attuali ,si badi bene non da una legge di riforma ,ma da una legge delega che specifica molto poco lasciando in pratica carta bianca al potere esecutivo di modificare il tutto quanto vuole ..
    I limiti però sono di natura politica , se si provvede a rendere meno oneroso il lato dell’offerta di lavoro si deve agire anche dal lato della domanda di lavoro , possiamo anche rendere gratis il costo delalvoro ma se il lavoro non c’è che si fa? è di questi giorni il problema della nostra siderurgia msi è parlato di un ritorno all’acciaio di stato, non so se questa è la soluzione di sicuro dobbiamo tornanre ad una politica industriale e smetterla di esportare posti di lavoro.
    Qui invece ogni giorno si lancia qualcosa in tema di lavoro prima gli €. 80 poi il decreto Poletti , poi il Jobs Act, poi la promessa di esenzione dai contributi dei nuovi assunti, dopo aver annunciato la fine del lavoro a tempo indeterminato, poi gli €. 80 anche alle nuove mamme, passando per una finanziaria che mobilita 36 miliardi, ma che fa conto per parecchi miliardi su lotta all’evasione e risparmi di spesa, in pratica coperture aleatorie, con la cappa di un aumento dell’Iva, mi dite che cavolo di strategia di lungo respiro vi è dietro questi atteggiamenti ?
    Questo a grandissime linee è quanto abbiamo fronte , per non parlare , di riforma del Senato , delle Provincie e della legge elettorale e senza contare che abbiamo un parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale, che abbiamo un giovane presidente del consiglio messo sotto tutela da un 90/enne presidente della repubblica , che non gli approva la nomina di certi ministri , che convoca al Quirinale i singoli ministri anche senza il presidente, dobbiamo essere diventati una repubblica semipresidenziale senza che ci abbiano informati.
    Il problema dunque , per noi non è Renzi si Renzi no e permettetemi anche Nencini si Nencini no, ma è il nostro progetto politico, se quanto approvato a Venezia è ancora attuale, per me no anzi il risultato di Venezia doveva essere ben altro..
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari
    Consigliere nazionale off.molinarti@libero.it

  7. Caro Mauro,
    non so se hai preso un abbaglio, o se quando guardavi usavi gli occhiali da sole. Di certo il parallelo Craxi – Renzi non ha ragione di esistere. Altro è dire che ci sono esponenti del vecchio PSI che condividono alcune delle politiche portate avanti da questo Governo, sarà forse perché vi partecipiamo?
    Bene ora io da profano della politica penso che l’Italia ha bisogno di un piano di rilancio industriale e di una politica di riduzione dei costi dell’energia, perché invece di flessibilizzare il mercato del lavoro non si chiede alle aziende di stato di ridurre i costi dell’energia per uso industriale?

  8. Strano questo dibattito, come strana è la dimenticanza di quello che fu il vero socialismo riformista e liberale di Craxi (e Martelli). Mi ricorda gli anni sessanta, non i settanta e ottanta, compresi gli errori.

  9. Se io apro un confronto bene, se preciso una cosa è altro. Il tema era che Renzi nulla aveva a che fare con il vecchio PSI, in particolare sul jobs act. Non è così. Punto. Poi Bucci la smetta di lanciare sempre i suoi strali contro il PSI. Proponga piuttosto. Partecipi ai nostri congressi. Se ottiene la minoranza rispetti la maggioranza, il resto è solo fuffa, fuffa triturata ormai da due decenni, per cui la colpa è sempre e solo dei dirigenti se non abbiamo almeno il dieci per cento. Mentre gli altri sono tutti buoni e bravi. Facciano i dirigenti loro, si mobilitino, ci mettano sotto. Perché in segreteria la settimana scorsa solo uno ha votato contro (è vero che Biscardini non c’era e nemmeno Sollazzo). In direzione la prossima settimana penso che non sarà molto diverso. E anche in Consiglio nazionale. Se poi si fa un congresso finisce come a Venezia. E allora?

    • Grazie della citazione, Direttore. Ho già proposto,in uno dei miei commenti, che i socialisti si mettano a proporre una politica vera di rilancio produttivo. Se non si rilancia l’industria, hai voglia di fare il partito dei disoccupati, ce ne sarà a iosa.

  10. Il giudizio dei nostri “grandi vecchi” può fornire ulteriori elementi di riflessione. Tuttavia credo stia su un altro piano rispetto a quello sul quale si affronta il merito delle questioni.
    Temo anche che le letture che si danno di questa fase, improntate al “politicismo”, per di più tentando di utilizzare schemi degli anni ’80 per analizzare la situazione odierna, non consentano di mettere a fuoco la questione reale. Che non è il peso o il potere di interdizione della CGIL, o la sopravvivenza della minoranza PD, ma quali siano davvero le politiche economiche del governo Renzi.
    Tralascio, della legge delega, i punti sul riordino della jungla contrattuale e il supporto alla maternità, che mi paiono questioni che è stato giusto affrontare, ma non dirimenti.
    Per quanto riguarda il sistema di ammortizzatori universali e le misure attive per l’occupazione, pilastri di quelle politiche di flex-security che da ormai da anni sono nella nostra piattaforma politica, valga quello che spiega Boccia (PD), presidente della Commissione Bilancio della Camera. Al momento della discussione in Senato, la delega prevedeva interventi a saldo zero. Se poi nel DPEF è arrivato un miliardo e mezzo, sono comunque cifre insufficienti, diciamo almeno di un ordine di grandezza.
    Il Jobs Act andrebbe discusso seriamente in Parlamento, e nel Paese, soprattutto in riferimento al fabbisogno finanziario stimato e le relative coperture per il sistema di ammortizzatori sociali universale e per le politiche attive.
    Allo stato, per quello che se ne sa, l’unica cosa che verrà dal Jobs Act sarà una maggior libertà di licenziamento per le aziende. Sorge spontaneo chiedersi se il futuro ci metterà davanti ad altri casi come quello di Meridiana. Con lavoratori licenziati per poter proporre loro la riassunzione in una newco, a condizioni contrattuali e salariali peggiori.
    E’ così che, per citare Marchionne, “si liberano i binari dai rottami”?
    Non per fare un processo alle intenzioni, ma la riduzione di salari e stipendi – da ottenere precarizzando il rapporto di lavoro e eliminando o annullando il sistema di protezioni sociali – è uno dei pilastri di quelle politiche basate sulla deflazione interna che da anni sono il vangelo delle trojke, ad ogni latitudine e longitudine. Esattamente il tipo di politiche di cui questo Paese non ha nessun bisogno.
    Appoggiare la CGIL nella sua richiesta di politiche economiche diverse mi parrebbe doveroso. Lo si può fare in modo plateale, promuovendo e partecipando a manifestazioni e scioperi. Lo si può fare in modo più ragionevole, in Commissione, in Parlamento, nel dibattito pubblico. Ma va fatto, in un modo o nell’altro.
    E, soprattutto, va chiarita quale sia la visione di sistema, la visione organica dietro agli interventi del Governo. Perché, al momento, vedo poco o nulla in tema di politiche industriali, e un intervento sul Lavoro che, se sarà realizzato parzialmente (libertà di licenziare “alla Meridiana” si, fondi per gli ammortizzatori sociali no), otterrà obiettivi opposti rispetto a quelli dichiarati.
    Questo Paese ha bisogno di riforme vere, il vero abbaglio è scambiare per tali annunci o interventi pasticciati.

  11. Egregia direzione. Cari compagni. Cari lettori del mondo operaio. Oggi l’Italia. Lasciata orfana dalla deriva giustizialista dal 92-93, ha quasi dichiarato illegitima la sua presunzione di innocenza da parte del governo italiano e dalle sue istituzioni che gioggamente, lasciano il paese senza criteri e prinpici valutativi. è pur vero che nessuno dei seguenti deputati ha intezione di descrivere gli anni delle riforme come le storiche battaglie cristiane del medioevo, ma in essi la forma più politicizzata è stata quella di lasciare il recapito accademico alle forme più astruse di finanza democratica e di tecnologie bancarie descrivendo la più elargitiva forma politica come il modello antropologico perfetto di democrazia ideale o anche di monetarismo plateriario la cui costruzione della macchina burocratica ha rinneganto la sua descrizione come il classicismo della moneta.
    Enrico.

  12. Direction flagrante. Chers camarades. Chers lecteurs du monde du travail. Aujourd’hui, l’Italie. Devenus orphelins par le bourreau vient 92-93, a presque déclaré illégitime sa présomption d’innocence de la part du gouvernement italien et de ses institutions gioggamente, laissant le pays sans critères et évaluation prinpici. il est vrai qu’aucun des éléments suivants comme députés pour décrire les années de réformes telles que les batailles historiques chrétiennes du Moyen Age, mais en ont le plus politisé était de laisser les universités pour répondre aux formes les plus abstraites de financement démocratique et de la technologie bancaire décrivant la elargitiva forme la plus politique que le modèle anthropologique de la démocratie idéal parfait ou même monétarisme plateriario la construction dont la bureaucratie a rinneganto sa description comme le classicisme de l’euro. Enrico.

  13. E’ vero che i socialisti di “ieri” non guidano più quelli di “oggi”, i quali ultimi devono cavarsela da soli e sono pertanto legittimati a decidere per proprio conto ciò che attiene alle vicende politiche, ma un partito storico dovrebbe muoversi quanto più possibile in continuità col proprio passato, a differenza delle formazioni nuove che non hanno questo “vincolo”, il quale può però trasformarsi in “valore aggiunto”, e preziosa opportunità, e in questa ottica a me pare decisamente utile ed importante l’opinione e l’esperienza della “vecchia” dirigenza socialista, non fosse altro perché può fornire elementi di riflessione (che in politica non fanno mai male).

    Paolo B. 03.11.2014

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