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Opinioni e commenti
 

Rapporto Eures: una donna uccisa ogni 48 ore
Pubblicato il 19-11-2014


foto-Laura FarullaUna catena senza fine. Fatta di nomi, di volti. Di donne, di esistenze nella loro piena espressione. Interrotte, per mano di un’altra persona. Quasi sempre una persona cara, vicina. Un marito, un fidanzato. Attuale o passato. Che usurpa la libertà di scegliere della donna stessa, spingendosi oltre il limite: quello di punirle, privandole della vita. Sono impietosi i dati contenuti nel secondo rapporto Eures (European Employment Services, ndr), rete istituita dall’Unione Europea, e in Italia coordinata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un aumento del 14% tra il 2012 e il 2013, con 179 vittime nello scorso anno che ha rappresentato “l’anno nero” per il femminicidio in Italia, il più brutale degli ultimi sette anni. Una donna uccisa ogni due giorni, in due casi su tre per aver voluto interrompere la relazione con quel marito o quel partner, trasformatosi in assassino. Nel 92,4% dei casi a colpire è una mano maschile e due volte su tre (66,4%, 81 delitti su 122) si tratta della mano del partner: che sia il coniuge o il convivente (45,1%, 55 uccise); l’ex (14,8%, 18 vittime) oppure il fidanzato (6,6%, 8 casi). L’Eures li chiama “femminicidi del possesso”, e spiega che in genere sono dipesi dalla decisione femminile di interrompere la relazione: sono oltre 330 le donne uccise in Italia, dal 2000 a oggi, per aver lasciato il proprio partner. Una scelta a cui la controparte reagisce, osserva il rapporto con il “più alto grado di violenza e rancore”. L’ex abbandonato e geloso picchia (5,6%), strangola (10,6%), soffoca (12,3%): in questo modo, a mani nude, l’anno scorso è stata uccisa una donna su tre.

Violenza-donne-PsiLA DISTRIBUZIONE DEL FENOMENO – Nel 2013 è stato il Mezzogiorno l’area a più alto rischio di femminicidio (75 vittime, + 27,1% rispetto all’anno precedente), mentre a Nord si è registrato un decremento (-21%, pari a 60 casi). Ma è nelle regioni centrali risulta essere esploso con il 100% in più di delitti, da 22 a 44. I casi crescono nel Lazio (da 9 a 20), in Toscana (da 6 a 13), in Umbria (da 3 a 6) e nelle Marche (da 4 a 5). Prima in classifica, insieme al Lazio, è la Campania, poi ci sono la Lombardia (19), la Puglia (15), la Toscana (13), la Calabria e Sicilia (entrambe con 10 vittime). Quanto alle province, la capolista è Roma (11 femminicidi) seguita da Torino (9), Bari (8), Latina, Milano, Palermo e Perugia (6 ciascuna). Secondo il rapporto sono aumentati gli omicidi consumatisi in ambito familiare (da 105 a 122, un incremento del 16%), così come pure nei contesti di prossimità, rapporti di vicinato, amicizia o lavoro, da 14 a 22.  

INADEGUATA RISPOSTA ISTITUZIONI Eures sottolinea anche “l’inefficacia e inadeguatezza della risposta istituzionale alla richiesta d’aiuto delle donne vittime di violenza all’interno della coppia, visto che nel 2013 ben il 51,9% delle future vittime di omicidio (17 in valori assoluti) aveva segnalato/denunciato alle Istituzioni le violenze subite”.

LA CAMPAGNA DEL PSI CONTRO IL FEMMINICIDIO – Presentato in anteprima nazionale lo scorso 14 settembre, in occasione della Festa dei Riformisti – organizzata dal Psi – il progetto “Ti amo da morire” è nato dall’idea, nell’estate 2013 di Pasqualino De Mattia, segretario provinciale del Psi di Isernia e di Serenella Sèstito, grafica e copy. La peculiarità della campagna di sensibilizzazione risiede in un’azione costante e continuativa, per mantenere alta l’attenzione verso la violenza di genere. L’utilizzo della cultura e di tutte le forme d’arte in quanto è su queste che si gioca la partita della sopravvivenza e dello sviluppo sano della nostra società. La campagna diffonderà il proprio messaggio attraverso una nutrita agenda di appuntamenti a livello locale e nazionale quali: DipingiAmo da Morire – DanziAmo da Morire, DisegniAmo da Morire – FilmiAmo da Morire, FotografiAmo da Morire – PoeTiAmo da Morire. Lo scopo è quello di creare una vasta comunità formata da operatori, artisti, giornalisti, scrittori, registi, filmaker, fotografi, grafici, pittori, attori ecc… uniti dalla stessa sensibilità e convinti che con l’arte e la cultura ci si possa porre al servizio di un tema sociale così importante veicolandone e amplificandone il messaggio.

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. L’immaginario collettivo concretizzandosi,delinea questi dati all’armanti,che dimostrano un elevato disagio sociale,dove ognuno diventa responsabile seppur non coinvolto personalmente.
    Sono consapevole che,al riguardo,le problematiche possono farsi sempre più complesse,i terreni di confine sempre più vaghi,le soluzioni concrete sempre più incerte e contraddittorie,ció non toglie,tuttavia,l’ispirazione fondamentale che giustifica lo sforzo di cercare incessantemente e con tutte le forze una giustizia almeno un poco più giusta o meno ingiusta.

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