mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Regge il BR. Che fare come PSI?
Pubblicato il 13-11-2014


Regge il Patto del Nazareno. Anzi, per restare al tema evangelico, risorge. Letteralmente c’è una sorta di accordo-disaccordo. Cioè un’intesa a metà. Sulle quattro novità c’è convergenza su due: soglia per il premio di maggioranza al 40% e introduzione delle preferenze, coi cento capilista che restano bloccati. Sulle altre due l’accordo pare non ci sia. Parliamo del premio alla lista, e non alla coalizione, e dello sbarramento al 3%. Alla fine tuttavia si è stilato un documento in cui i due annunciano che l’accordo tiene e insieme, cioè con spirito unitario, danno notizia anche delle divergenze rimaste. Il che mi ricorda una riunione in un comune della mia provincia, dove i socialisti ruppero l’alleanza con il Pci. Il dirigente comunista era talmente unitario che ci pregò di stilare un documento unitario anche sulla rottura. Altri tempi.

Resta il fatto che l’enfasi con la quale si manifestano unitariamente anche le diversità fa presumere che in questa situazione Berlusconi non intenda minimamente distaccarsi da Renzi. E questo per almeno tre motivi. Il principale è quello di non mettere in discussione il suo ruolo politico e imprenditoriale. Non a caso dai vertici Fininvest tutti lo incitano all’accordo sia dentro Forza Italia, sia con Renzi. Poi c’è questa tacita intesa a individuare insieme il nuovo presidente della Repubblica. Magari votandolo solo alla quarta seduta e non alla prima, quando sarà sufficiente la maggioranza semplice. Quindi non ripetendo l’errore, uno dei tanti, di Bersani, quando concordò di votare Marini alla prima votazione. Poi c’è un punto non secondario. E cioè che era già pronto il commensale alternativo a Berlusconi, quel Grillo che vede bene sia il premio alla lista, sia le preferenze.

Se Berlusconi avesse rotto con Renzi avrebbe dato ragione ai suoi oppositori interni, e soprattutto a Raffaele Fitto che di rompere con Renzi non vedeva l’ora. Berlusconi sa benissimo che questa legge, soprattutto il premio alla lista, gli toglie ogni speranza di vittoria. Tuttavia lo preserva come possibile alternativa, lo tiene in vita, gli affida un ruolo. Aiuta Renzi a reggere sul fronte interno dall’attacco dei suoi oppositori che sono assai più antiberlusconiani di lui. Alfano naturalmente canta vittoria. È in sala parto proprio l’Alfanellum, il salva Alfano. Un pasticcio che é meno indigeribile dell’Italicum, ma che lascia molti punti interrogativi. Il primo riguarda la sua approvazione così com’è. Potrebbe alla fine bastare al Senato il voto compatto della maggioranza di governo sui due punti ancora controversi. Anche senza quello di Berlusconi. Ma sarà compatto il Pd? Sarebbe un miracolo. L’unità sta al Pd come la laicità a Giovanardi. Già ieri i dissidenti pidini hanno dichiarato guerra sulla clausola di salvaguardia dei cento nominati.

Poi esiste un secondo problema. E cioè l’intreccio tra riforma elettorale e riforma costituzionale del Senato. Con l’Alfanellum si ripartirà dal Senato, ma col testo dell’Italicum che verrà riempito di emendamenti che finiranno per stravolgerlo. La legge tornerà poi alla Camera per essere approvata definitivamente. A quel punto dovrà per forza ripartire dalla Camera la girandola della legge costituzionale del Senato. Fino a quando non sarà definitivamente approvata quest’ultima, tornando ancora al Senato per poi finire alla Camera, ed eventualmente a referendum confermativo, la legge elettorale che riguarda solo la Camera è inutilizzabile. Se si decidesse di votare dopo la semplice approvazione dell’ex Italicum e oggi Alfanellum, si dovrebbe votare anche per il Senato, ma col Consultellum, che introdurrebbe evidenti problemi di governabilità. È evidente che fino a quando la legge sul Senato non sarà approvata non si potrà andare al voto. In mezzo, con ogni probabilità, ci saranno le elezioni presidenziali. E il patto BR potrebbe rafforzarsi ulteriormente.

Se poi il testo con lo sbarramento al 3% e la preferenze, con l’esclusione dei capilista, divenisse legge, si aprirebbe un problema per la nostra piccola comunità. Dovremo seriamente riflettere sul che fare. Facciamo due conti. Se reggesse l’accordo col Pd, noi quanti ne potremmo garantire nella quota bloccata? Credo uno solo, su cento. Poi certo potremmo lottare per prevalere con le preferenze qua e là. Ma come Davide con Golia. L’alternativa potrebbe essere quella di puntare a comporre, assieme ad altri, una lista che abbia qualche possibilità di superare la quota di sbarramento. Non certo da soli. Si potrebbe rispolverare il vecchio progetto della Rosa nel pugno, assieme ai radicali, ma vedo che nel partito solo chi scrive e, in una prima fase, lo stesso Nencini, l’hanno prospettata dopo le elezioni, ma nell’indifferenza, anzi nell’ostracismo, generale. Probabilmente qualcuno ipotizzerà un accordo con Sel, che mi pare francamente difficile sul piano dei contenuti. Ad ogni modo, visto che non si voterà domani, abbiamo tutto il tempo per riflettere, sapendo che il problema esiste. Eccome se esiste.

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Commenti all'articolo
  1. Da iscritto e da collaboratore dell’Avanti mi unisco al direttore e al Segretario Nencini nel sostenere una riedificazione de La Rosa nel Pugno. Il 42% di astensionismo, primo partito d’Italia, reclama un simbolo che sappia essere punto di riferimento per le istanze repubblicane, liberali, radicali e liberalsocialiste. Cari compagni Mauro e Riccardo, vi invito a diventare fautori, interpreti e protagonisti di questo auspicabile progetto politico.

  2. Accordo con SEL. Lavoriamoci da subito, aumenterà. anche a dismisura il nostro potere cintrattuale in Parlamento, nel mondo del lavoroe nelle Istituzioni locali in tuttaItalia. Se troviamo una buona piattaforma programmatica comune, arriveremo alle scadenze elettorali, a partire dalle regionali, molto più. forti. inoltre, in tal caso, anche una soglia del 5 per cento sarebbe alla portata.

  3. Nemmeno Mentana ci mette nei sondaggi elettorali…almeno una volta il nostro 1,..% c’era nella pagina del centro-sinistra. Ora ci considerano parte del PD e poi come dargli torto: come fai a fare i sondaggi se il simbolo del PSI ormai lo vedi solo su Wikipedia?

  4. Certo che la legge elettorale pone problemi difficili da risolvere, ma lo sbarramento al 3%, con opportune alleanze ,può essere raggiunto.
    Visto che nel partito ci sono diverse opinioni in proposito, perché non attivare un referendum sulle opzioni possibili?
    E’ uno strumento previsto dallo statuto del partito e mai attivato. Penso che questo strumento sia il miglior modo per esprimere un orientamento capace di coinvolge tutti gli iscritti molto meglio e sopra tutto più liberamente di un congresso.
    Le domande potrebbero essere formulate con un brevissimo commento sulle opportunità e sui rischi che ogni singola scelta comporta per il partito.
    Credo che questa scelta sarebbe molto ben accolta dai compagni che si sentirebbero investiti della responsabilità della scelta e conseguentemente più coinvolti anche nel caso che l’esito finale sia diverso da ciò che singolarmente ciascuno avrebbe desiderato.
    Che dici Mauro perché non provare ad attivare la massima partecipazione dei compagni alle scelte del partito visto che ci giochiamo la nostra esistenza?

    • Aldo, hai ragione a patto però che ciascuno dei partecipanti che devono essere solo gli iscritti si attenga regolarmente alle decisioni della maggioranza anche se ha espresso voto difforme

  5. Stavo per arrivare al punto caro Del Bue:”la rosa nel pugno”Fu una felice intuizione,una forza capace di sviluppare una grande energia.Ma poi come neve al sole si dissolse.Riprendere quel cammino significa ritornare alla maturità.Non potremmo mai lasciare cadere nel dimenticatoio le lotte e le vittorie che insieme ai radicali siamostati capaci di conseguire.

  6. Care/i Compagne/i

    La riedizione della Rosa nel Pugno sarà impraticabile finche vivrà Marco Pannella.
    Con l’augurio di ancora lunga vita ,nel momento che venisse a mancare Marco verrebbe a mancare anche il Partito Radicale , troppo dipendente da Marco è la sopravvivenza del partito, la forte personalità di Marco ha impedito il sorgere di eredi , non mi dispiacerebbe il risorgere della Rosa nel Pugno ma non la vedo fattibile.
    Noi che fare ? purtroppo il contrario di quello che abbiamo fatto.
    Per me il problema non è l’uscita dal governo,ma in come stiamo al governo , questo governo ,inutile nasconderlo vive alla giornata, non ha un progetto Italia , essere in questo governo a senso se noi presentiamo e rappresentiamo un progetto Italia, invece tanti emendamenti ma poi votiamo SI.
    Dobbiamo avere più coraggio ,dire e fare quello che altri non hanno il coraggio di dire o non possono fare .
    Pensiamo solo alla legge elettorale, giustamente della Camera dei deputati come dice il nostro direttore,abbiamo alla fine votato l’Italicum ora cambiate le necessità o le priorità di Renzi, ci troviamo con un progetto di legge che ci pare meno indigeribile ,più vicino alle nostre necessità, ora che diciamo che sono state accolte delle nostre istanze? Certo è anche vero ma con quale credibilità andiamo dicendolo se abbiamo votato l’Italicum a ranghi serrati ?
    Se noi acquisissimo maggiore personalità politica , riusciremmo ad aggregare, in caso di elezioni, altre forze non tanto tra i vari spezzoni di piccoli partiti , non sempre la somma di 1+1+1 fa 3 anzi, ma nella società italiana, nella forze vive non tra i sopravvissuti, tra quegli ampi settori di sana società che non trova chi li rappresenti, che non trovano un progetto per il futuro , che non vanno a votare.
    Per quanto concerne le elezioni, non sono vicine per tutto quello che Mauro qui ci ha illustrato, però con coraggio e per dire la verità noi ci troviamo in questa situazione
    1) Un parlamento di nominati eletti con una legge incostituzionale
    2) Un presidente della repubblica eletto da un parlamento eletto con una legge incostituzionale
    3) Un presidente del consiglio con la fiducia di un parlamento eletto con legge incostituzionale che vuole rottamare la vecchia classe politica ma che è sotto tutela di un presidente della repubblica di 89 anni
    4) Di fatto , non per volere suo , ma Napolitano si comporta come fossimo in un regime di repubblica semipresidenziale e non parlamentare.
    Forse il ricorso al popolo sovrano non sarebbe illogico.
    L’elenco potrebbe continuare , la considerazione che ne dobbiamo trarre è che quello che stiamo vivendo non è un travagliato inizio delle 3° repubblica ma una straziante agonia della 2°.
    Coraggio compagne/i tocca noi , ai socialisti,che da sempre siamo la forza rinnovatrice, certo bisogna lavorare è finita l’epoca in qui si sopravviveva , grazie a tutta la politica che Craxi produceva anche per tutto il partito.
    Compagno Maurizio Molinari
    consigliere nazionale off.molinari@libero.it

  7. È vero che il problema esiste e che c’è il tempo per riflettere e nella attuale situazione evolutiva/involutiva aspettare gli eventi e forse anche gli eventuno e gli eventidue evitando scelte frettolose. Va bene che adesso c’è il mito della velocità come ai tempi della littorina ma poco si addice alla nostra condizione. Rammento una metafora del Direttore di qualche tempo fa in merito al muoversi o star fermi.

  8. Siamo stati soci fondatori di SEL, c’è esigenza di un nuovo soggetto politico a sinistra che punta verso l’Europa Socialista.
    Il PSI deve ritrattare l’alleanza con SEL e altri, con pari dignità e non per chiedere la misericordia, ma saper dare un risposta positiva alla pressante richiesta di cambiamento che sale dal Paese, impoverito e impaurito.

  9. Penso che sia giusto dibattere su quello che ci serberà il futuro,
    Se dovessi ragionare con il cuore direi senza riflettere un attimo, che se lo sbarramento rimanesse al 3%, dovremmo presentarci con il nostro Simbolo alle elezioni e se qualcuno volesse aggregarsi ben venga.
    Ma siccome mi sforzo di ragionare con il cervello che mi è rimasto, francamente non comprendo in che mondo vivono quei compagni che ripropongono esperienze già vissute che hanno dato pessimi risultati.
    Un po di calma compagni, giusto esprimere il proprio parere, ma le scelte si fanno in base al contesto politico in cui ci troviamo ad operare e non ai desideri personali, giusti o sbagliati che siano.
    Pregherei il compagno direttore di valutare bene le posizioni che assume prima di scatenare un dibattito che non si sa dove ci può portare.
    Non facciamoci prendere dal panico, il Patto Federativo con il P.d., ci ha permesso di tornare in Parlamento e ci ha dato la possibilità di partecipare con posizioni autonome alle scelte per governare il Paese.
    Non basta? Sono d’accordo, lavoriamo realisticamente con forza
    per far crescere il Partito, perchè è l’unico modo per far valere
    le nostre idee.

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