lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Regioni, facciamole tutte uguali
Pubblicato il 28-11-2014


Regioni_ItaliaPerché Sicilia, Sardegna, Val d’Aosta, Friuli Venezia Giulia sono Regioni a ‘statuto speciale’? È giusto mantenere questa differenza nell’autonomia decisionale di una parte consistente dell’Italia rispetto al resto? Oggi che si comincia a ragionare sulla possibilità o meno di rivedere proprio l’impianto delle Regioni, casomai raggruppandole per arrivare comunque a rivederne competenze e autonomia, il capogruppo socialista alla Camera, Marco Di Lello, ha presentato un emendamento per trasformare le quattro Regioni in altrettante Regioni a ‘statuto normale’, salvando solo il Trentino per le condizioni particolari determinate dai trattati con l’Austria sull’Alto Adige/Sud Tirol.

Dopo l’approvazione di questo emendamento, entro tre mesi dalla sua entrata in vigore, “i consigli regionali della Regione siciliana, della Sardegna, della Valle d’Aosta e del Friuli Venezia Giulia” sarebbero chiamati ad adottare “un proprio statuto ai sensi dell’art. 123 della Costituzione”.

Per questo emendamento è previsto un percorso complesso, certamente non brevissimo, perché si tratta di modificare la Carta ed sono quindi necessari ripetuti passaggi alle Camere se non anche un referendum confermativo in caso di mancato raggiungimento della maggioranza qualificata.

La principale differenza tra le Regioni a statuto speciale e normali, ‘ordinarie’, è che mentre lo statuto ordinario è adottato e modificato con legge regionale, lo statuto speciale è adottato con legge costituzionale, così come ogni sua modifica. Inoltre la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 ha accresciuto i poteri delle Regioni a statuto ordinario, soprattutto per un aumento delle materie con competenza concorrente tra Stato e Regione.

Le Regioni a statuto speciale sono previste dall’articolo 116 della Costituzione, ma la loro effettiva entrata in funzione – elezione dei Consigli regionali di quelle a Statuto speciale – risale al 1970, e venne fortemente sostenuta dalla sinistra per contrastare il centralismo statale.

La ragione del diverso trattamento di alcune regioni affonda le sue radici nella profonda crisi del dopoguerra quando in alcuni casi si temette addirittura, come per la Sicilia, una separazione dallo Stato unitario. C’era insomma il rischio di uno smembramento del Paese e la necessità di tenere conto di realtà profondamente diverse come nel caso dell’Alto Adige.

Per la Sicilia il processo iniziò prima di tutte, già con l’autonomia concessa nel ’44. In Sicilia il movimento indipendentista – Movimento per l’Indipendenza della Sicilia – era robusto e diffuso in tutta l’isola e aveva addirittura dato vita a gruppi armati con il nome di Esercito Volontario per l’Indipendenza Siciliana (EVIS). Ci furono anche scontri e il MIS riuscì ad eleggere alcuni deputati all’Assemblea regionale siciliana (ARS), ma la concessione dell’autonomia svuotò di significato il movimento separatista che si sciolse nel 1951.

In Trentino-Alto Adige l’autonomia venne concessa per frenare le rivendicazioni territoriali dell’Austria e per arginare il fenomeno del terrorismo che propagandava la separazione e la germanizzazione a suon di bombe. Sullo sfondo una minoranza tedesca che aveva subito l’“italianizzazione” forzata durante il fascismo.

Ragioni non meno complesse sono alla radice anche degli Statuti concessi alle altre tre Regioni, Sardegna, Val d’Aosta e Friuli Venezia Giulia-.

Le competenze delle Regioni a statuto speciale sono diverse e le più ampie sono quelle della Sicilia che gode di competenze esclusive su una ventina di materie (tra cui agricoltura, industria, urbanistica, lavori pubblici, turismo e istruzione elementare). La Sicilia gode di un’autonomia tributaria e trattiene tutte le imposte raccolte sul territorio ad eccezione di quelle relative a lotterie e tabacchi. Inoltre il Governo centrale versa annualmente una cifra alla Regione per il “fondo di solidarietà nazionale”, storicamente motivata dal minor reddito medio degli isolani, ma che non è mai stata fissata con criteri univoci, viene contrattata annualmente e ammonta ad alcune centinaia di milioni di euro ogni anno.

Questa distinzione dei poteri e delle competenze ha causato negli anni un’infinità di problemi che si sono ulteriormente complicati dopo le modifiche al Titolo V e sicuramente ha contribuito a un aumento della spesa pubblica di dimensioni colossali.

Negli ultimi anni e negli ultimi tempi si sono moltiplicate le prese di posizione (ultima quella del presidente della Campania, Caldoro) contro gli statuti speciali ritenuti ormai incongrui e soprattutto troppo costosi. Certamente, a distanza di settant’anni le motivazioni delle scelte dei Costituenti si sono sensibilmente affievolite se non del tutto esaurite ed è forse davvero venuto il momento di ripensarci.

Armando Marchio

 

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Commenti all'articolo
  1. Siamo tutti italiani,siamo tutti uguali ed è ora di smetterla con queste differenze. Le regioni si sono trasformate in piccoli staterelli dove si mangia a più non posso,specialmente i politici eletti da noi,leviamogli quindi più competenze possibili e diamoci un taglio.L’esperienza,alla luce di tutte le ladronerie,è stata sicuramente infausta.

  2. Nell’aprile del 2014 il Consiglio Regionale della Sardegna ha approvato un ordine del giorno sulla riforma del titolo V della Costituzione, votato anche dal consigliere del PSI, dove ” …si ribadisce il diritto del popolo sardo a vedere riconosciuta la propria specialità autonomistica…”.Se gli organismi del partito non fossero ormai ridotti alla sola ratifica di decisioni assunte l’on. Di Lello non sarebbe incorso in questo,almeno per noi socialisti sardi,brutto incidente e proprio quando l’Istituto regionale è sotto un pesante attacco. Rileggiamo Galli Della Loggia sul Corriere di giovedi 20/11.Caro Marchio in Sardegna esistono diverse sensibilità sul tema dell’autonomia , esistono gli indipendentisti e/o sovranisti, esistono i i federalisti ed esistono gli autonomisti,a cui appartengono per lunga tradizione e impegno i socialisti sardi,io,e credo anche i compagni che hanno affrontato l’argomento nel recente esecutivo regionale, io sono un cittadino italiano di nazionalità sarda impegnato nel PSI a conservare l’autonomia speciale riaprendo con lo Stato la rinegoziazione dello Statuto. Ma ricercare cose nuove non vuole dire distruggere ciò che negli anni tanti militanti socialisti hanno contribuito a creare.

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