lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Rimborsopoli, un ex collaboratore scagiona Moriconi
Pubblicato il 13-11-2014


Moriconi_ritaNon è stata Rita Moriconi, ma un suo ex collaboratore, Rosario Genovese, ad aver fatto acquisti, a insaputa della consigliera, a spese della regione in un sexi shop. Così finalmente le dichiarazioni della consigliera dell’Emilia Romagna sulla sua completa estraneità a un’accusa che era squalificante e imbarazzante, hanno trovato piena conferma. A quanto risulta all’agenzia di stampa ‘Dire’, ad aver fatto l’ormai famoso acquisto in un sexy shop di Reggio Emilia nel novembre 2010, mettendo poi lo scontrino tra i rimborsi come spese effettuate dalla consigliera regionale socialista. La ‘confessione’ scagiona dunque completamente Rita Moriconi e mette fine all’oscena campagna scandalistica che si fondava su un’indiscrezione tutta da dimostrare e spostava l’attenzione da vicende di ben altra gravità e significato politico.
Indagata con altri 40 colleghi (più una collaboratrice del gruppo misto) per peculato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bologna per le spese dei gruppi consiliari, era finita più di tutti nell’occhio del ciclone perché tra gli scontrini messi a rimborso risultava anche shopping per circa 80 euro in un negozio di gadget erotici.
La consigliera ha sempre negato di avere anche mai solo messo piede in un sexy shop: a quel punto – e l’eventualità si è fatta largo già ieri – l’unica spiegazione era che potesse essere stato un acquisto effettuato da un componente del suo staff.
Rosario Genovese ha lavorato con Moriconi dal 2010 al 2013 e oggi è andato in Procura per rendere dichiarazioni spontanee ai pm titolari dell’indagine (Morena Plazzi e Antonella Scandellari, con la supervisione del procuratore capo Roberto Alfonso e del suo vice, Valter Giovannini), che però erano impegnati e che dunque probabilmente lo convocheranno nei prossimi giorni. L’uomo avrebbe usato il proprio bancomat personale per l’acquisto.

Un regalo-scherzo per un amico, finito per sbaglio a rimborso: un “grave, gravissimo errore”. Con queste parole Rosario Genovese, ex collaboratore di Rita Moriconi, come anticipato dalla ‘Dire’, ammette la ‘paternità’ dell’acquisto del sex toy finito tra i rimborsi chiesti dalla consigliera regionale al gruppo Pd. Questa mattina, scrive Genovese in una nota, “mi sono recato presso la Procura della Repubblica di Bologna, per rilasciare una dichiarazione spontanea ai magistrati che seguono l’indagine sulle spese dei consiglieri regionali dell’Emilia Romagna per chiarire una determinata spesa contestata alla consigliera regionale Rita Moriconi, ovvero il suo presunto acquisto di materiale presso un sexy shop di Reggio Emilia su cui tanto si è parlato e che ha messo in cattiva luce la reputazione della stessa”. Purtroppo, prosegue Genovese, “la dichiarazione non l’ho potuta effettuare perché i magistrati competenti, non avendo io avvertito della mia intenzione prima, erano impegnati in altre attività, quindi spero di essere sentito il più presto possibile per chiarire”. Lo scontrino “di cui si parla e’ stato pagato con il mio bancomat, sono io che ho effettuato quella spesa, per me”. Genovese dice di essere uscito allo scoperto perché ho “rispetto della consigliera Rita Moriconi, ho rispetto delle istituzioni tutte, oltre che grande rispetto della magistratura che fa il suo compito che la legge gli affida”.
La spesa, ripete l’ex collaboratore, è “mia personale, fatta per acquistare oggetti atti al confezionamento di un regalo-scherzo per un amico che di lì a poco avrebbe compiuto gli anni, quindi non riferibile a spesa che io possa avere fatto mentre ero in missione o per attività legate alla mia attività di collaboratore del gruppo consigliare Pd e della stessa consigliera Moriconi”. La”mia attività di collaboratore del gruppo mi ha portato a sostenere delle spese inerenti alle missioni e compiti affidatimi che io presentavo con relativi scontrini per richiesta di rimborso”. Insomma, confessa Genovese, “ho commesso il grave, gravissimo, errore in quel frangente, che mi ha visto predisporre le pezze giustificative delle richieste di rimborso relative alla attività della consigliera Rita Moriconi, che affiancavo in quel periodo, di non accorgermi che incautamente e non volutamente anche lo scontrino incriminato era rimasto in quelli presentati”. L’uomo si dice “certo di avere commesso un errore materiale, in quanto,mai e poi mai avrei chiesto un rimborso per una spesa personale e soprattutto riferibile a materiale di quel tipo”. Genovese assicura anche che Moriconi “non poteva saperlo”. Infine, “ribadirò” tutto “alla magistratura, in quanto credo che quando si commette un errore sia corretto ammetterlo e spiegare cosa è successo, ho fiducia nella magistratura,spero si possa appurare che è stato un errore materiale, non intenzionale ed attenderò con fiducia cosa la magistratura deciderà in merito”.
“Da oggi sono disoccupato, mi dovrò cercare un nuovo lavoro. Nell’azienda di trasporti dove lavoravo non era possibile andare avanti, troppo imbarazzo per la storia del sex toy”. Lo ha detto Genovese alla Zanzara su Radio 24 e ha anche aggiunto che  “con tutti gli scontrini che avevo in tasca mentre preparavo i rimborsi è finito dentro, probabilmente non c’era scritto sexyshop sopra. Poi è stato anche conteggiato due volte. Doppia cazzata”. “Tutti parlano del vibratore – ha detto – ma non era un vibratore. Sono passati quattro anni, non ricordo più. Forse delle palline, un frustino, delle manette. Non una cosa sola, più cose. Sicuramente non un vibratore”.

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di Emanuele Pecheux

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