lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Romania, Iohannis
in attesa di verdetto
Pubblicato il 17-11-2014


Klaus IohannisDa sindaco a Presidente della Romania, alle presidenziali 2014 ha vinto l’outsider. Questo è stato per tutti sin dall’inizio Klaus Iohannis, il candidato liberale, sindaco di Sibiu (Transilvania) e primo rappresentante della minoranza tedesca in Romania eletto Presidente capovolgendo qualsiasi sondaggio e battendo il premier socialdemocratico in carica, Victor Ponta.

Iohannis ha ottenuto il 55 % delle preferenze contro il 45 % di Ponta, scivolato nel caos del voto “negato” per il ballottaggio ai romeni residenti all’estero. Dopo il primo turno delle presidenziali, infatti, il voto “negato” a molti romeni all’estero per carenza di seggi, è diventato un fatto di orgoglio nazionale, se non ha veramente spostato l’asticella verso il centrodestra i 360mila voti espressi all’estero, di certo hanno fatto la differenza le migliaia di romeni che in patria sono scesi in piazza per difendere il diritto di voto di tutti e che hanno causato le dimissioni del ministro degli Esteri, Titus Corlatean prima e la sconfitta di Ponta poi.

Il primo a comprendere la portata dell’errore commesso con il taglio dei seggi per il voto all’estero è stato proprio il primo ministro Ponta, che durante lo spoglio e gli exit poll lo davano ancora in un testa a testa ha chiamato Iohannis per congratularsi per la vittoria. Nella piazza dell’Università a Bucarest erano riunite più di 10mila persone che, oltre a chiedere di prolungare l’orario di votazione, hanno urlato slogan contro il governo socialdemocratico, accogliendo poi tra gli applausi Iohannis vincitore.

“Sarò il presidente di tutti, un presidente libero – ha detto Iohannis nelle sue prime dichiarazioni ufficiali. Una vittoria arrivata portando alle urne oltre il 64% degli aventi diritto, un’affluenza enorme, “la sorpresa più bella di queste elezioni”. Un voto di rottura quello per le presidenziali lo è stato senza dubbio: Ponta, che ha dichiarato di non volersi dimettere dal ruolo di primo ministro, ma di voler continuare fino alla fine del suo mandato, ha perso malamente nonostante i sondaggi dove risultava il favorito fin dalla prima ora.

Venticique anni dopo la caduta del comunismo, tocca al professore di fisica 55enne, prendere il testimone del Presidente, Traian Basescu. Iohannis porterà avanti il proprio programma che prevede la lotta alla corruzione, la garanzia di una magistratura indipendente (a differenza dei tentativi di riforma restrittiva fatti da Ponta), mettere al primo posto l’istruzione come risorsa, puntare sull’economia liberale, la modernizzazione dell’agricoltura, al decentramento, agli investimenti nel settore sanitario e il sostegno all’adesione della Moldova all’Ue. Il “tedesco” Iohannis, sostenuto apertamente dalla cancelliera Angela Merkel, troverà forse una sponda migliore nell’Ue rispetto ai suoi predecessori, ma dovrà garantire quei principi di stabilità economica che il Paese in via di ripresa ha recuperato con difficoltà.

Se la lotta alla corruzione è stato lo slogan della campagna di Iohannis va ricordato che a pochi giorni dal primo turno delle presidenziali, l’Agenzia nazionale dell’integrità (Ani) lo ha accusato di incompatibilità in quanto mentre svolgeva l’incarico di sindaco di Sibiu è stato anche membro dell’assemblea generale degli azioni di due società, (Sc Apa Canal e Sc Piete). La Corte di Cassazione romena dovrebbe emettere il verdetto sull’accusa di incompatibilità già domani, e nel caso in cui ne venga accertata la colpevolezza il mandato di Iohannis potrebbe essere annullato.

Sara Pasquot

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