martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scongiurare l’archiviazione
del caso Marcello Lonzi
Pubblicato il 24-11-2014


Maria Ciuffi Marcello LonziNella tragedia euripidiana de “Le Troiane”, l’essenza drammatica del testo è perennemente in scena, come presenza vitale e ingombrante che diventa essa stessa personaggio; una patina densa e stagnante generata dallo smarrimento delle protagoniste, deturpate nel fisico e nell’anima dal corrosivo effluvio ferroso della carneficina. Ecuba, Andromaca, Elena e Cassandra, perdute in un labirinto senza uscita, accettano di muoversi nei suoi meandri senza permettere il disfacimento della volontà di denunciare le ingiustizie e la follia della violenza. Maria Ciuffi, madre che con ostinata tenacia cerca di squarciare il velo di omertà (traducasi archiviazioni) nel disperato tentativo di fare finalmente luce sulla morte del figlio Marcello, avvenuta nelle carceri di Livorno, ha lo spessore tragico di Andromaca, alla quale i greci sottrassero il dolce figlio Astianatte per ucciderlo gettandolo giù dalle mura.

La gelida cronaca dei fatti ci riconduce alla notte del 3 gennaio 2003, quando Marcello Lonzi entra nel carcere de “Le Sughere” per tentato furto; l’intreccio prosegue per narrare una quotidianità della quale diventa padrone la custodia dello Stato, un ticchettio sofferto di lancette che avanza a fatica per fermarsi definitivamente come un orologio male assemblato l’11 luglio dello stesso anno, quando il giovane ventinovenne viene trovato morto nella sua cella: il referto medico parla di morte naturale sopraggiunta per arresto cardiaco. Come le donne Troiane, Maria Ciuffi si trova nel disperata condizione di chi ha perduto tutto e conserva solo la memoria del passato, fatta di tenerezze e premure che una madre dona al proprio figlio. Maria Ciuffi è stata privata di tutto nella presenza viva e acuta del dolore, ma non della sua dignità umana, che invece altri abominevoli esseri sembrano non aver mai posseduto; insensati aguzzini capaci delle più brute barbarie senza minima remora.

Perché a discapito dell’infarto, alcune drammatiche foto scattate appena dopo il decesso ritraggono il giovane Marcello con il viso tumefatto e tagliuzzato, il corpo livido e una copiosa perdita di sangue dalla testa. Il referto medico parla di otto costole rotte, tre denti spaccati, due fori in testa, un polso rotto e una mandibola fratturata. Maria Ciuffi chiede la verità da 11 anni, scontrandosi con ostinati e disumani muri di gomma che negano l’evidenza: la stessa procura e lo stesso gip hanno già archiviato il caso due volte, la prima per morte naturale e la seconda per infarto, e dopo la riapertura delle indagini nel giugno di questo anno ora il rischio è quello di una nuova archiviazione. Per scongiurare questa ennesima beffa, irrisoria e cinica, mercoledì 26 novembre, alle ore 11 a Livorno davanti al Tribunale in via Falcone e Borsellino si terrà una manifestazione organizzata da Maria Ciuffi, Rita Bernardini (Segretaria di Radicali Italiani), Irene Testa (Segretaria dell’associazione “Il Detenuto ignoto”) e Marco Pannella. Comunque vada a finire questa drammatica storia, abbiamo il dovere di lottare al fianco di questa madre e per la causa che ponga fine alla drammatica situazione delle carceri italiane, con la speranza che dal massacro della violenza germogli più forte l’istinto alla vita.

Carlo Da Prato

Il Psi – informa una nota dell’Ufficio Stampa – aderirà al presidio organizzato da Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi, previsto per mercoledì 26 novembre, alle ore 11.00, a Livorno, davanti al Tribunale in via Falcone e Borsellino. I socialisti aderiscono alla manifestazione solidarizzando con le ragioni della madre di Marcello, confermando la propria vocazione storica alla difesa dei diritti civili e della persona e per chiedere che il caso  non venga archiviato.

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