giovedì, 17 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Andrea Tentoni:
Razzismo, quanti danni
da giornali e Tv
Pubblicato il 27-11-2014


Lavoro a Tor Sapienza da molti anni. E penso che il quartiere- e soprattutto chi ci abita- non meriti le tinte forti e drammatiche con cui è stato descritto. A partire dall’accusa di razzismo.

I problemi ci sono e sono quelli di tutta la periferia romana. I servizi sono andati peggiorando: a partire dai trasporti e dall’Ama (dopo i fatti sono improvvisamente migliorati: immaginate i commenti della gente…). Luoghi d’incontro zero. A parte un vicino supermercato. Negozi, pochi. Sezioni di partito o di associazioni, nessuna. Partiti e politici non si sono mai fatti vedere. C’è una difficile coesistenza tra gli abitanti tradizionali della borgata e quelli delle case popolari. Ci sono lo spaccio e la piccola delinquenza. Ci sono gli immigrati. Con i quali, posso testimoniarlo, la coesistenza è stata, nell’insieme, del tutto pacifica a parte occasionali reazioni per i comportamenti di questo o di quello.

Le cose, allora, sono cominciate a peggiorare con la presenza di un grande campo rom nelle vicinanze. Per precipitare con l’arrivo del centro di accoglienza. Anche perché, come al solito, nessuno ha sentito il bisogno di annunciare la cosa agli abitanti: spiegando di chi e di che cosa si trattava (dicendo, tra l’altro, che si trattava di un programma finanziato dall’Unione europea i cui soldi non andavano in tasca ai singoli immigrati, ma servivano al funzionamento del centro).

Il resto lo hanno fatto le voci. Quelle dei provocatori che lamentavano  “tentativi di stupro”. E, soprattutto quelle dei media- vedi televisioni- che presentavano manifestazioni di scalmanati come rivolte di popolo e che tra le tante testimonianze raccolte, e per lo più ragionevoli, si dava spazio solo a quelle più violente ed esagitate.

Penso che, come sempre accade, tra qualche tempo nessuno si occuperà più di Tor Sapienza e dei suoi abitanti. Però il danno è stato fatto. L’immagine resterà. E il quartiere non la merita.

Andrea Tentoni

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