martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Beniamino Ciampi:
Risposte sbagliate
alle occupazioni delle case
Pubblicato il 13-11-2014


Dopo anni di denunce inascoltate,per ottenere una politica coordinata di Stato e Regioni per affrontare il disagio abitativo, ecco scoppiare il caso delle occupazioni abusive degli alloggi popolari. Immagini di degrado che affollano stampa e tv spesso accompagnate da interventi demagogici e confusionali che dimostrano la scarsa comprensione della realtà dell’edilizia pubblica nel nostro Paese.
Se a fronte di una domanda per ottenere un alloggio popolare da parte di 600.000 famiglie non si interviene con una politica strategica ed immediata, lasciando queste famiglie abbandonate a se stesse e spesso in mano alla criminalità organizzata, se gli ulteriori aspiranti non inquadrati nelle graduatorie comunali perché extra-comunitari,senza permesso di soggiorno o cittadini italiani che non hanno la possibilità di ottenere un’alloggio in tempi brevi, occupano gli alloggi inagibili o non ancora occupati legalmente si scatena una guerra tra poveri, dove a soccombere sono i cittadini onesti che sperano di ottenere una risposta efficace al loro diritto ad una casa.
Gli enti gestori, che sono indebitati per la morosità degli inquilini, generata dalla crisi che sconvolge famiglie già allo stremo e per un carico fiscale che non tiene conto delle finalità sociali degli stessi enti, non riescono ad effettuare gli interventi di manutenzione straordinaria per rendere gli alloggi degradati utili alla riassegnazione. Lo Stato anziché rendere attuali gli interventi per risanare gli alloggi inagibili, come già annunciato stanziando immediatamente i 500 milioni per il recupero di 20.000 alloggi inutilizzati, promuove esclusivamente azioni di forze dell’ordine per espellere gli occupanti abusivi e promuove la vendita degli alloggi per finanziare il recupero degli altri: si spiega così un fenomeno sconvolgente.
Le risposta dello Stato è controproducente ma anche pericolosa: le abitazioni sociali in Italia sono una realtà gravemente sottostimata rispetto alla domanda, soltanto a Milano le domande in attesa di un alloggio popolare sono circa 20.000 e La disponibilità all’acquisto e’ pari al 15%;utilizzare le vendite degli alloggi, anziché aumentare l’offerta dell’edilizia pubblica provocherà l’agonia dell’edilizia pubblica. Ormai non si tratta più di disagio abitativo ma di emergenza nazionale,pari ormai ai disastri ambientali nelle città esposte a diluvi e terremoti. Se si vuole risolvere la questione non solo con la forza pubblica, ma con la politica riformatrice occorre procedere al più presto come segue:
1) risorse adeguate per un piano pluriennale di sviluppo dell’offerta di alloggi sociali;
2) bloccare i piani di vendita (mettere all’asta un alloggio già occupato per esempio da una persona anziana,promettendo a quest’ultima di assegnarle un altro alloggio e’una presa in giro);
3) ridurre in modo efficace il carico fiscale sugli enti gestori; 4)aumentare la disponibilità degli enti locali per coprire la morosità incolpevole;
5) rendere immediatamente attuali gli stanziamenti già promessi di €500 milioni per il recupero degli alloggi  inagibili;
6) imporre agli enti locali di promuovere un’elenco sempre aggiornato delle domande degli aspiranti all’alloggio popolare;
7) bloccare tutte le sanatorie che alcune Regioni promuovono per attestare lo “statu quo “. Il mondo che gira intorno all’edilizia pubblica non è fatto da marziani,ma da persone come noi, che perdono il lavoro,che diventano anziani con una pensione sociale, che una malattia ha reso disabili, extra-comunitari in cerca di una nazione in pace, di ex mariti condannati a dare alla moglie la disponibilità dell’alloggio coniugale: tutti deboli che aspettano una risposta da uno stato civile.
Beniamino Ciampi

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