sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Niccolò Musmeci:
La fievole luce di Marzabotto
Pubblicato il 19-11-2014


La fievole luce di Marzabotto

Ed è proprio a Montesole che l’aria manca osservando quelle rovine, il cimitero, la chiesetta distrutta. Nel 1944 dal 29settembre al 5 ottobre, sulle pendici di questo monte si compì l’eccidio di Marzabotto, dove i nazi-fascisti portarono via la vita a ben 770 civili inermi, in maggioranza donne e bambini. Siamo su ciò che era la Linea gotica, ultimo baluardo difensivo del terzo Reich nel nord Italia. Qui operava la brigata Stella Rossa, con il loro capo ‘il Lupo’ insieme alle centinaia di partigiani che aiutarono le truppe alleate a sfondare. Qui iniziò la fine di quell’Asse che in soli 4 anni costruì un impero enorme, dall’Europa all’Africa, contando sull’aiuto del Sol Levante. Due anni dopo l’Asse è in piena decadenza. Accerchiata e colpita dall’interno, uno dei fronti più duri sarà proprio l’Italia.

I massacri avvennero dopo un giorno di pioggia, quando le famiglie dei contadini dovevano essere tutte in casa. I tedeschi e i repubblichini invece trovarono solo donne, vecchi e bambini. Gli uomini infatti pensavano che fossero venuti a portarli via per la leva obbligatoria e così fuggirono nei boschi dai partigiani. Quando tornarono, tutto era compiuto… i villaggi erano distrutti, coperti dall’acre odore di sangue ed esplosivo innescato. Dei cari ritrovarono solo i brandelli di carne e le ossa rotte. Colpevoli di tale atto furono: Adolf Hitler, per aver approvato l’ordine di terra bruciata in Italia, Benito Mussolini per non aver mosso un dito in difesa del suo popolo, Albert Kesselring che approvò lo sterminio come brillante opera anti-partigiana e soprattutto di Walter Reder, comandandante del reparto delle SS che compì lo sterminio. Nel 1951 fu condannato all’ergastolo proprio il maggiore Reder insieme ad altri 17 sottoufficiali per l’eccidio.  Nel 1985 un Reder monco del  braccio sinistro e in pessime condizioni di salute lasciava in libertà l’Italia, dopo la grazia ottenuta da Craxi, per tornare in Austria dove morirà nel 1991.

‘Perché tutto questo?’ credo sia l’unica domanda da porsi.

Sappiate, che il sistema largamente usato per tale atto fu quello di ammassare un alto numero di civili in un’unica stanza e poi lanciare dentro due o tre bombe a mano. I sopravvissuti venivano finiti con una mitragliatrice. Eppure alcuni si salvarono, addirittura un villaggio venne risparmiato, grazie all’intervento di una donna che sapeva parlare tedesco. I corpi non vennero straziati e si racconta che alcuni soldati nazifascisti aiutavano coloro per cui provavano pietà avvertendoli del loro arrivo o ignorando i loro effimeri nascondigli. Dopo tutto chi erano, quelle divise sporche di sangue, quelle pistole brandite fumanti di polveri, quelle baionette usurate, se non uomini. Uomini imbevuti di gloria, di superiorità, mossi dall’odio contro i vincitori che avevano espresso a Versailles, nell’ancora più lontano 1919, la rovina della Germania o dall’odio contro un’Europa ingiusta, che aveva procurato una Vittoria Mutilata. Uomini armati di fede nei confronti di uomini fatti “dei” e di un passato tanto glorioso quanto insanguinato, di nuove tecnologie e armati di una volontà disperata nei confronti di un’impossibile Vittoria Finale e di un Nuovo Ordine mondiale. Uomini ridotti a macchine da parte di persone che tentarono di negargli l’umanità stessa. Dentro tutto ciò c’è ancora un uomo , come me, come te. Tutto questo lo provai io in quell’umida e fredda giornata di una gita scolastica. Da parte di un ragazzo prendere coscienza del male, della morte e della sofferenza e  in quest’epoca individualista ed egocentrica, non credo sia un fattore di intelligenza o cultura, bensì di educazione. Sono felice che siamo usciti da una classe, dai numeri scritti nei libri e siamo andati a vedere cosa quei numeri indicano veramente. Indicano anime, indicano sentimenti, indicano fratelli, indicano uomini. Sono veramente felice che i miei compagni di scuola abbiano provato sulla loro pelle un brivido di disgusto, paura e tristezza. Finalmente siamo stati educati a vedere nel reale, toccandolo con mano, tutto quello che passa per uno schermo piatto. A vedere ciò che è accaduto, che accade e forse, accadrà. Tutto questo lo puoi provare tu, un uomo, sul Montesole, sopra Marzabotto, osservando quelle rovine, il cimitero, la chiesetta distrutta…

“La nostra pietà per loro significhi che tutti gli uomini e le donne sappiano vigilare perché mai più il nazi-fascismo risorga”

Niccolò Musmeci

(Ultima frase della lapide del cimitero di Casaglia)

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Commenti all'articolo
  1. L’affermazione che Craxi abbia concesso la grazia a Reder é palesamente errata. Il prigioniero di guerra Walter Reder fu consegnato alle autorita’ austriache in applicazione delle convenzioni internazionali di Ginevra e della convenzione europea di Strasburgo. Il tribunale di Bari aveva ordinato la scarcerazione perche’ Reder aveva interamente scontato la pena e trattenendolo quale internato per un periodo di cinque anni nel suo interesse per ragioni di sicurezza.Il governo austriaco in conformita’ alle convenzioni internazionali vigenti richiese la restituzione di Reder.Le convenzioni internazionali,in pendenza di misure di sicurezza, imposero al governo ricevente di provvedere alla necessaria custodia.

    • A quanto ci hanno spiegato alla Scuola di pace di Montesole, a me e ai miei compagni di scuola, Reder fu condannato al carcere a vita. Ora che un uomo vivo sconti la pena dell’ergastolo da vivo non mi torna molto… il tribunale di Bari ordinò la scarcerazione in base all’età, alle condizioni di salute, alla buona condotta e ad una lettera dello stesso maggiore delle SS al sindaco chiedendo il perdono da parte dei sopravvissuti e dei loro parenti. Fu il governo austriaco a mettere sotto vigilanza Reder appena rientrato dall’Italia, a causa del suo passato. Le fonti con cui ho fatto tale discorso, insieme a quanto ho sentito a Montesole, sono anche i vecchi articoli, che puoi trovare negli archivi online, di varie testate, La Repubblica, La Nazione,Il Corriere della Sera. Comunque non mi sono incentrato troppo su tale discorso, il tema che volevo portare in atto era il massacro, la memoria, l’educazione, l’umanità di tutti gli uomini anche se criminali.

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