sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Paolo Bolognesi_
Una volta c’era … la “classe media”
Pubblicato il 24-11-2014


Sempre più spesso leggiamo, o sentiamo ripetere, che il nostro ceto medio è in grande affanno e sofferenza, ovvero “sotto assedio” per usare parole d’altri, a causa di tasse e imposte varie, cui oggigiorno si vanno aggiungendo anche difficoltà e problemi sul fronte del lavoro, ma l’impressione è che tutto finisca lì, non si vada cioè oltre ad una mera presa d’atto, nel senso che non si avvertono azioni politiche tese a cambiare qualcosa in proposito.

Un tempo eravamo abituati alla cosiddetta classe media produttiva, fiore all’occhiello del Belpaese, che con la propria ingegnosità, intraprendenza, inventiva, solerzia, aveva dato un importante contributo alla crescita economica del nostro sistema, e alla sua stabilità, consentendo nel contempo, proprio grazie a tale “prosperità” economica, di poter allargare tutta l’area dei servizi alla persona (istruzione, sanità, protezione sociale…). Uno dei suoi primi obiettivi fu anche quello di alloggiare in casa propria, piuttosto che in affitto, e tale legittima aspirazione diede un forte impulso all’edilizia abitativa dell’epoca.

Era una variegata galassia di categorie professionali e produttive che hanno laboriosamente generato reddito per sé e per altri, onorando sempre gli impegni presi, anche a costo di grossi sacrifici, e hanno sempre cercato di cavarsela da sole senza pesare sulle istituzioni, e senza mai scendere in piazza a protestare, o a far sentire la propria voce, e forsanche per questo il loro prezioso ruolo non sempre ha riscosso la giusta e meritata considerazione.

Tramite loro si sono anche perpetuati e tramandati quei mestieri che diedero lustro al nostro Paese e ci hanno fatto conoscere nel mondo intero, e che peraltro non erano facilmente “ de-localizzabili” fuori dai confini nazionali, pensando a quanto sarebbe poi accaduto in seguito. Erano anche gli anni in cui si guardava ancora la meteorologia pensando agli effetti che gli eventi atmosferici potevano avere sull’agricoltura e sui raccolti, per significare il forte legame che ci univa un po’ tutti alla terra.

Se volessimo sintetizzare quel periodo con una metafora, potremmo dire che non erano giorni da “usa e getta” ma piuttosto tempi in cui si volevano “riparare” le cose rotte e usurate per riuscire a reimpiegarle.

Poi quella industriosa generazione è uscita mano a mano di scena, anche per ragioni anagrafiche, e in molti casi senza trovare successori, ma nel frattempo il ceto sociale che rappresentava era divenuto oggetto di critiche e contestazioni, o quantomeno di “disaffezione” e “disamore”, da parte del comune sentire della nostra società, attratta da nuovi modelli e stili di vita.

Sembrava fosse iniziato il suo involontario e progressivo declino, come se avesse esaurito la sua funzione, il che ha certamente favorito l’ulteriore distacco dei giovani da quelle forme di lavoro, spingendoli verso altre attività e occupazioni più “gettonate”, e oggi ci stiamo via via accorgendo di quanto abbiamo perduto in termini di potenzialità economica e valoriale, ma sembriamo nondimeno incapaci, o non in grado, di porvi rimedio.

In questi mesi si sta discutendo molto, e comprensibilmente, sul come tutelare il lavoratore dipendente, quando abbia a trovarsi disoccupato, con tutte le relative conseguenze per sé e per la propria famiglia, ma altrettanta attenzione andrebbe riservata, almeno a mio modesto parere, anche a chi svolge una attività autonoma e non fosse più in grado di continuare a farlo, causa la crisi in atto (vuoi per calo di clientela o commesse, vuoi per eccessive e insopprimibili spese, oppure per l’alto carico fiscale, ecc…), e gli venisse dunque a mancare la fonte di sostentamento.

Mi risulta inspiegabile una siffatta apparente “dimenticanza” o “freddezza” verso questa “classe media” – a meno che qualcosa mi sia sfuggito o sia in programma – e mi sono anche chiesto se ciò possa dipendere dal fatto che essa si è andata numericamente assottigliando fino a non venir più percepita come “massa critica”, quasi fosse in esaurimento, o destinata ad esserlo, mentre andrebbe invece incoraggiata e rinfrancata, sostenuta e rilanciata, perché potrebbe essere di nuovo uno dei motori della ripresa, come lo fu negli anni del dopoguerra.

Paolo Bolognesi

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