lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Sandro D’Agostino:
Abolire le Regioni
Pubblicato il 08-11-2014


Tra pochi mesi i cittadini saranno chiamati alle urne per il rinnovo di diversi consigli regionali. Mi chiedo se le regioni siano realmente enti utili e necessari. Sempre più spesso, in questi anni, è emerso un conflitto tra lo Stato centrale e le Regioni in materia di attribuzione di competenze su diverse materie. Questo scenario sarebbe stato facilmente prevedibile ed evitabile, ma, purtroppo, in Italia sovente si sceglie di percorrere la via più tortuosa e dispendiosa. Un esempio su tutti: la Sanità. Che senso ha lasciare la programmazione di un settore così strategico alle Regioni? Come si può pensare di garantire un servizio uniforme e di elevata qualità, stante un così evidente squilibrio tra i vari territori della nostra penisola? A questo si aggiunga la piaga del federalismo fiscale, che sta aggravando di molto la situazione.
La devoluzione alle Regioni di materie così delicate non solo crea delle discriminazioni inaccettabili per un Paese civile, ma sta facendo lievitare enormemente i costi. Lo Stato potrebbe avocare a sé tutte le spese per le forniture, abbattendo enormemente i costi. Inoltre ci sarebbero risparmi enormi anche abolendo le Asl che sono diventate un feudo di questo o quel partito. Parimenti, lo Stato potrebbe mettere in campo un piano nazionale di ammodernamento delle strutture sanitarie, anche con riferimento alle politiche di risparmio energetico, evitando inutili speculazioni dei privati in un momento così difficile. Ma questi sono solo degli esempi. A mio giudizio, riportare in capo allo Stato ogni funzione e materia di interesse generale potrebbe davvero far ripartire il Paese, evitando sovrapposizioni e tagliando una burocrazia asfissiante e vorace.
Si pensi anche ai trasporti: ci sono ancora aree del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, non dotate di infrastrutture degne di tal nome. L’Italia è parte del club delle nazioni più avanzate ed industrializzate del pianeta, come possiamo tollerare che vi siano ancora territori privi di servizi ed infrastrutture indispensabili?  Con uno squilibrio territoriale così forte, sarà davvero arduo rimettere in piedi l’economia. Il Sud dovrebbe diventare una priorità assoluta, non solo a vantaggio dei cittadini del Mezzogiorno, molti dei quali disoccupati, ma soprattutto nell’interesse dell’Italia intera.
Come si può non comprendere che i territori del Mezzogiorno e di altre aree depresse del Paese potrebbero dare un forte contributo alla crescita complessiva della Nazione? Tutto ciò, a mio giudizio, non potrà realizzarsi mantenendo in vita le Regioni e tutto il sistema intermedio degli Enti locali. Gli unici Enti veramente indispensabili sono i comuni, per il rapporto diretto che sono in grado di instaurare con i cittadini, tutto il resto è ridondante e fonte di sprechi enormi. Uno Stato forte, che sappia fare lo Stato, è quello che ci vuole per l’Italia. Dalle mie parti c’è un proverbio che recita: “Addo’ tanti addi cantanu nun ‘fac mai juornu”, tradotto significa che “Dove cantano troppi galli, non spunta mai l’alba”, io sono fermamente convinto che sia così.
Sandro D’Agostino
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Commenti all'articolo
  1. D’accordo sulle regioni, hanno troppi poteri e troppe lacune (grazie alla Lega e il cdx); tante cose dovrebbero tornare allo Stato. Meglio ridimensionare le regioni che “tagliare” le province: 1) sono più vicine alla gente, subito dopo i comuni; 2) il vero taglio è ai servizi, purtroppo, ad esempio la manutenzione delle tantissime strade provinciali, già lacunosa per mancanza di fondi, può solo che peggiorare. Ai veri sprechi non si guarda e le vere lotte (evasione fiscale) non si fanno. Saluti socialisti!

  2. Ritengo oramai indispensabile una riforma costituzione che riporti allo Stato le competenze di carattere generale e assegni alle Province e ai Comuni solo delle competenze risidue legate ai servizi di base (asilo, traffico…) e all’ordine pubblico.

    Quindi non solo sarebbe giusta l’abolizione delle regioni, ma anche necessaria l’abolizione di ogni potere di imposizione fiscale su scala provinciale e locale, causa di clientelismo e null’altro. Meglio sarebbe un trasferimento di risore dal centro, in modo da accentuare l’ottimizzazione delle spese in “basso”.

    Occorrerebbero soprattutto norme volte a togliere ai Comuni ogni potere di pianificazione procementizia su scala locale in modo da non consumare l’unica vera ricchezza d’Italia: il suolo. Genova docet! Carrara docet!

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