mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Sandro D’Agostino:
Le primarie del PSI
Pubblicato il 04-11-2014


La politica è cambiata, inutile negarlo. Mi capita spesso di guardare con nostalgia all’Italia di qualche anno fa, quando si discuteva nelle sezioni di partito guardando negli occhi i propri interlocutori. Ma quel tempo è passato ed oggi la circolazione delle idee è diventata molto più fluida, molto più veloce. Noi socialisti dovremmo analizzare questo fenomeno con maggiore attenzione e, forse, dovremmo trarne le conseguenze. Il nostro, come ebbe a dire qualche tempo addietro il nostro segretario Nencini, è un partito con un’organizzazione di tipo ottocentesco. Si celebrano i congressi nelle sezioni ai vari livelli dell’organizzazione territoriale e, per mezzo di essi, si scelgono i dirigenti. In tutta sincerità, devo dire che reputo questo come il modo migliore per gestire la vita interna di un partito politico, tuttavia devo riconoscere che è alquanto lontano da quella rapidità e fluidità cui facevo cenno in precedenza.
Nella società contemporanea è molto difficile che un cittadino decida di prendere la tessera di un partito, un po’ per la sfiducia generalizzata nei confronti della politica, un po’ perché il web ha messo a disposizione nuovi, e meno impegnativi, mezzi di partecipazione. Il Partito Democratico è, per il sottoscritto, quanto di peggio la politica italiana abbia partorito negli ultimi anni, tuttavia devo riconoscere che, almeno per taluni aspetti organizzativi, ha saputo interpretare i processi che si sono innescati nella nostra società.
Lo strumento delle primarie, per quanto mostruoso poiché consegna ad una moltitudine informe la designazione di cariche che, invece, dovrebbero maturare nell’ambito di una più attenta partecipazione alla vita di partito, persegue con successo l’obiettivo di stuzzicare interesse e partecipazione. Una forma di comunicazione molto diretta, rivolta non solo e non tanto alla base, ma ad una platea più vasta, fa pervenire il messaggio politico con innegabile efficienza.
Anche il Movimento di Grillo è la prova lampante di come siano cambiate le forme e le parole d’ordine della comunicazione politica. Aggiungo che la stessa nuova Lega di Matteo Salvini viene data dai sondaggi in netto recupero e, anche in questo caso, si è operata la scelta di convogliare un messaggio chiaro e non equivoco al target elettorale di precipuo interesse.
Forse dovremmo iniziare anche noi a fare così. Le primarie del PSI sarebbero una novità per noi, distanti dalla nostra storia e dalla nostra idea di partito, ma forse strumento di avvicinamento della gente alle idee del PSI. Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di coinvolgere maggiormente gli italiani e di aprirci alla società con tutte le nostre forze. Scrolliamoci di dosso quest’immagine di nobile decaduto e tuffiamoci nell’agone politico con l’entusiasmo e l’impeto di chi è consapevole che lo aspetta una sfida difficile. Per far ciò, tuttavia, tutti devono avere il coraggio di non arroccarsi a difesa di posizioni consolidate, il PSI non può essere un carrier per l’approdo in Parlamento di pochi fortunati, ma deve essere una forza viva e moderna al servizio dell’Italia, a difesa del lavoro e dei diritti.
Sandro D’Agostino
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Commenti all'articolo
  1. Le primarie sono una proposta valida per ogni partito politico … l’organizzazione in sezioni (come del resto quella del PD) non deve essere una immagine del passato… lo stare insieme, il confrontarsi, discutere di politica e prendere decisioni lo si deve fare guardandosi negli occhi… chi fa politica ci deve mettere la faccia. Dopodiché evviva le primarie… in modo che anche chi non vive la sezione o il circolo può in qualche maniera esprimersi… e il voto è appunto un’espressione di parte. Quindi ottima idea Sandro! (io sono un ex psi passato al pd… ora in profonda crisi ehhe! ma questo giusto per conoscenza)

  2. Il compagno è realista. subisce un dato oligarchico e di marketing politico, dimentico forse che dalla Grecia antica in poi la assemblea, l’agorà e i sistemi di procedimento e legittimazione del demos sono connaturati alla nostra cultura. Lo riconosceva anche il tanto criticato Machiavelli.
    Ma oggi il marketing vende il prodotto personale del leader e della cordata. Il problema sollevato da Calamandrei nel suo LOSTATO SIAMO NOI, è attualissimo. Educare alla partecipazione, alla condivisione procedimentalizzata e sottoposta a regole democratiche sostanziali. Non dimentichiamo che le primarie non hanno verificato il reale tesseramento, sono state una vittoria del Centro. Non ha compreso questo neanche Epifani. Mai trentin o Nenni avrebbero glissato un punto essenziale come questo.
    Altrimenti ci regaleremo, come nazione, agli oligarchi di turno. Novelle Signorie. Educare le nuove leve .

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