mercoledì, 16 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Senato, invece di pasticciare
copiamo la Germania
Pubblicato il 10-11-2014


C’è un detto inglese molto noto che dice che il diavolo si annida nei dettagli, e di questi io voglio parlare prima di affrontare, (vedi memoria), il più importante problema dell’impianto generale della riforma del Senato, di cui un solo punto è apprezzabile: il tentativo di superamento del bicameralismo paritario, anche se non riuscito.

Primo dettaglio: ai sensi dell’articolo 114 della nuova versione licenziata dal Senato, la Repubblica è costituita da Comuni, Città metropolitane, Regioni e Stato. Nell’articolo 57, al comma secondo della nuova versione, possono essere eletti nel nuovo Senato i consiglieri regionali e i Sindaci dei Comuni. Questa dizione esclude – del tutto irragionevolmente – quei Sindaci di Città metropolitane che volessero farsi eleggere direttamente, perché cesserebbero di essere Sindaci dei Comuni. capoluogo Tra l’altro, le Città metropolitane sono le città più importanti che abbiamo nel nostro Stato, per cui trovo illogico escludere a priori da questo nuovo Senato proprio i Sindaci delle Città metropolitane, che abbiano fatto la scelta democratica di farsi eleggere direttamente dal corpo elettorale.

Un’altra questione riguarda le minoranze linguistiche, che la Repubblica ex art.6 Cost. tutela con apposite norme. Peraltro le apposite norme di tutela nel sistema elettorale non sono state attuate, perché nella legge elettorale europea (questa questione è stata mandata innanzi alla Corte costituzionale dal Tribunale di Cagliari) soltanto tre minoranze linguistiche  hanno una tutela, cioè la francese della Val d’Aosta, la tedesca dell’Alto Adige e la slovena del Friuli Venezia Giulia.

Nel Testo unico per l’elezione della Camera dei Deputati, invece, sono tutelate le minoranze linguistiche di Regioni a Statuto speciale, nel cui Statuto siano previste speciali norme di tutela per le minoranze linguistiche.  In questo modo si lasciano fuori le minoranze linguistiche anche consistenti di Regioni a statuto ordinario (parlo del Piemonte e della Calabria, ma ce ne sono anche altre) e anche di una Regione a statuto speciale, la Sardegna, nel cui antico Statuto non c’è alcuna norma di tutela della minoranza, che pure è la più consistente tra tutte le minoranze linguistiche riconosciute dalla legge n. 482 del 1999.

Nell’ultimo comma dell’articolo 57 è detto che con una legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica. Faccio un’ultima annotazione su questo: le Province autonome di Trento e Bolzano sono sovrarappresentate rispetto ad altre Regioni della stessa consistenza demografica.

In base a una norma dell’articolo 117, ultimo comma, con legge regionale viene determinata la rappresentanza delle minoranze linguistiche nel Parlamento, e tra l’altro Parlamento significa sia Camera dei Deputati che Senato della Repubblica. Questo è chiaramente in contrasto sia con l’articolo 57, ultimo comma, di cui ho parlato prima, sia con l’articolo 117, comma secondo, lettera f), per cui è competenza della legislazione statale la legge elettorale degli organismi dello Stato.

Questa mancanza di coordinamento a mio avviso è sicuramente pericolosa. Tra l’altro, c’è un problema che riguarda in generale le elezioni di secondo grado, alla luce della recente ordinanza n. 495/2014 del TAR Friuli, sezione I, dove, con riferimento anche a due sentenze della Corte Costituzionale, la n. 6 del 2002 e la n.230 del 2002, dice che dal combinato disposto degli articoli 1, 5 e 114, se la Repubblica è una Repubblica democratica, devono essere democratiche, informate allo stesso principio le singole componenti, perciò non si può stabilire elezioni di secondo grado che non diano questa garanzia.

Capisco l’esigenza di passare da un premio di maggioranza abnorme, che consentirebbe di sapere chi ha vinto le elezioni la sera delle elezioni, a un sistema di elezioni di secondo grado che, come hanno dimostrato le ultime elezioni di Province e Città metropolitane, hanno il vantaggio di far sapere chi vincerà la sera prima delle elezioni, quando ci sono norme che consentono la presentazione di una lista unica pari al numero dei seggi da ricoprire.

I nostri vicini svizzeri hanno il buonsenso di dire che, quando i candidati sono pari ai posti da ricoprire con le elezioni, queste non hanno luogo e si procede alla loro nomina diretta. Siccome il contenimento delle spese sembra una delle regole che presiede alle nostre riforme, sarebbe sicuramente un contributo alla riduzione dei costi della politica!

L’altra questione riguarda la mancata riforma dell’articolo 66 sull’autodichia, proprio alla luce di quanto è successo con la legge elettorale, che è stata parzialmente annullata con la sentenza n. 1 del 2014 della Corte costituzionale. Qui abbiamo questo buco che non consentiva, finché non si è trovata quella strada, di poter controllare la costituzionalità delle leggi elettorali prima che queste siano applicate o al momento della loro applicazione. Credo che la soluzione sia quella di un ordinamento simile al nostro, l’ordinamento tedesco, che prevede che sulle decisioni del Bundestag in ordine ai suoi membri ci sia il ricorso alla Corte Costituzionale.

Ritengo che questa sia una soluzione più facile, più trasparente e più efficace di quella del disegno di legge che invece prevede solo per queste leggi una specie di controllo preventivo su iniziativa di una minoranza parlamentare.

Concludo con una questione, che sarebbe opportuno prevedere anche ai fini di una maggiore accelerazione dell’iter approvativo in un sistema bicamerale, ossia che sia eliminata la decadenza dei disegni di legge con la fine della legislatura, anche di quelli che in un ramo del Parlamento fossero stati approvati, decadenza prevista unicamente da norma di regolamenti parlamentari.

Tra l’altro, questo non è previsto per le leggi di iniziativa popolare, che dovrebbero aumentare nel nuovo impianto. Questo consentirebbe anche un diverso atteggiamento nei confronti delle leggi di modifica costituzionale, perché, se tra le prime due approvazioni e quelle definitiva si tenessero elezioni di carattere generale, queste esprimerebbero un segno di gradimento o meno delle riforme molto superiore di quello del referendum confermativo, che è un prendere o lasciare e che perciò non offre questa possibilità.

Il superamento del bicameralismo a me sembra pasticciato, sarebbe più logica e meno pericolosa per gli equilibri democratici una soluzione tedesca di un Bundestag, Camera dei deputati, eletto alla proporzionale, e di un Bundesrat, Senato, espressione dei Länder.

Felice Besostri

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