sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

STATO PRECARIO
Pubblicato il 14-11-2014


Stato precario-manifestazione sociale

L’Italia s’è desta, almeno quella precaria. Oggi le principali piazze italiane hanno visto sfilare giovani, disoccupati, studenti e precari, una maggioranza “non silenziosa” ma tenuta da sempre ai margini da una politica sempre più sorda. Ben 60 città hanno visto le piazze piene, le manifestazioni nate dalla mobilitazione promossa da Fiom, Cobas e sindacati autonomi ha visto per la prima volta “scoppiare” la pace e addirittura deitro lo stesso striscione a Milano, tra Landini e la Camusso, il segretario della Cgil viene accolto da fischi e ha finito per approfittare della mobilitazione per promuovere il contestato sciopero del 5 dicembre e soprattutto per tentare di rimarcare una leadership che sta perdendo nei confronti di Landini.

Ma quella dei precari non è la sola parte d’Italia che ha incrociato le braccia, a farsi sentire ci hanno pensato anche 500 migranti della Coalizione Internazionale dei Sans Papiers Migranti Rifugiati e Richiedenti Asilo e che a Roma hanno percorso in corteo via del Tritone al grido di “Stop Racisme!”, raggiunti dal corteo degli studenti e dai movimenti per la casa. Sempre a Roma ci sono state azioni dimostrative come alcuni manifestanti vestiti come l’idraulico dei videogames Super Mario che si sono presentate all’ingresso degli uffici dell’Acea. “Basta distacchi, l’acqua è un diritto e un bene comune”. O ancora blocchi precari metropolitani e del Coordinamento di lotta per la casa che hanno occupato un enorme palazzo in viale Aventino per finire al Colosseo, dove dieci lavoratori di una ditta privata sono saliti sulle impalcature usate per il restauro. Hanno esposto uno striscione: “No Jobs act e privatizzazione servizi pubblici”. Ma non sono mancati i lanci di uova contro il Ministero dell’Economia e l’ambasciata tedesca.

Non sono mancati nemmeno gli scontri: a Padova gli incidenti sono scoppiati quando il corteo ha tentato di portarsi verso la sede del Pd. Circa 500 persone, soprattutto attivisti dei centri sociali, hanno sfilato contro JobsAct e precariato, mentre a Pisa davanti ai portoni della Provincia chiusi per impedire l’accesso gli studenti hanno cominciato a battere contro i portoni presidiati dagli agenti della polizia provinciale e a quel punto sono intervenuti poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa che hanno colpito i giovani coi manganelli. Momenti di tensione anche all’aeroporto dove più di un centinaio di lavoratori di alcune aziende hanno invaso il terminal nonostante la presenza di poliziotti in tenuta antisommossa. A Milano scontri tra studenti e forze dell’Ordine in piazza Santo Stefano vicino a piazza Fontana.

A Napoli i manifestanti invece hanno occupato la tangenziale, e hanno fatto un sit-in all’ospedale Cardarelli. Mentre Genova è andata in tilt con il traffico bloccato da ben cinque cortei. Insomma la rabbia di precari, giovani e studenti sembra sull’orlo di esplodere ma, rispetto alle manifestazioni precedenti si aggiunge un fattore nuovo che non può restare inascoltato: la rinascita di una xenofobia e di una tensione sociale che rischia di mettere a repentaglio la convivenza civile. I fatti di Tor Sapienza sono solo uno dei sintomi di una rabbia sociale che rischia di esplodere e che non può essere più ignorata.

Quello di oggi è innanzitutto uno sciopero “sociale”, aldilà delle bandiere rosse della Fiom o degli Usb, le persone, si parla di ben 100mila, non sarebbero mai scese in piazza sotto la sola spinta del sindacato. Non a caso a Bergamo è stato preso di mira proprio il sindacato della Camusso: durante il corteoun gruppo di giovani riconducibile ai centri sociali ha lanciato uova e vernice blu sulla sede della Cgil danneggiando anche le auto parcheggiate. C’è un’urgenza di fondo che non viene vista e che non potrà reggere per molto, un Paese con più del 40% di disoccupazione giovanile e con almeno 4 milioni di precari che vivono in mezzo a mille difficoltà.

Maria Teresa Olivieri

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