giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Triplice inaugurazione
al Macro: da Veruschka
alle installazioni francesi
Pubblicato il 28-11-2014


3. J. Moncada_modello Irene Galitzine_Firenze_1964_CopyrightFino al 15 marzo, il MACRO di via Nizza, ospiterà tre grandi esposizioni che si inseriscono ed accompagnano gli scatti della tredicesima edizione del Festival Internazionale della fotografia di Roma, dal titolo “Portrait”. Dopo il grande successo ottenuto la scorsa primavera presso Somerset House a Londra, la mostra “From Vera to Veruschka” approda a Roma con una selezione di quarantatrè scatti del fotografo di moda Johnny Moncada, durante gli anni sessanta. Protagonista delle fotografie è una giovanissima Vera von Lehndorff-Steinort, nota al grande pubblico come la mitica Veruschka.

Siamo in via Margutta, strada degli artisti per eccellenza, dove Moncada ha il suo studio fotografico, nel cuore della città, a pochi passi dal Caffè Rosati e dalla Galleria “La Tartatuga” di Plinio de Martiis. Lo studio rappresenta un ritrovo di grande fermento culturale, frequentato da noti personaggi della cultura e della moda italiana: da Federico Fellini a Valentino, da Roccobarocco a Jean Shrimpton. Espressione di una forza estetica e melanconica e, nello stesso tempo, di un sorprendente taglio moderno che li rende attuali, questi scatti inediti, dimenticati per anni in vecchi bauli, vengono riportati finalmente alla luce dopo un lungo e minuzioso lavoro di restauro e ricerca operato dalla figlia del fotografo, Valentina Moncada. Ad accompagnare l’esposizione, vi sarà il volume omonimo edito da Rizzoli International, che vanta il contributo dell’Art Director, Antonio Monfreda e i testi di grandi personaggi della moda di oggi, come la brillante introduzione dell’ Editor in Chief di Vogue Italia, Franca Sozzani fino ad arrivare alle memorie della leggendaria Veruschka, che racconta il suo viaggio in Italia ed il lavoro svolto con Johnny Moncada per le riviste Harper’s UK e The Tatler.

Le due rassegne, site al piano superiore del museo, si inseriscono, invero, nell’ambito di PIANO, piattaforma preparata per l’arte contemporanea Francia-Italia 2014-2015, concepita dall’Associationfrancaise de développementdes centres d’art. La mostra RedSwan Hotel, il cui nome trae ispirazione dal romanzo “Una pinta d’inchiostro irlandese” scritto da FlannO’Brien nel 1939, nasce dalla collaborazione tra il MACRO e il Cneai (Centre nationalédition art image, ndr). Come nel romanzo, anche i lavori in rassegna sono incentrati sulla ricerca e la riflessione di tematiche quali “l’autorialità dell’artista” e “l’unicità dell’opera” e su come essi abbiano influito sull’evoluzione dei processi di produzione e distribuzione dell’arte. Dunque la continua ridefinizione dei confini dell’arte è al centro del progetto espositivo: così pratiche sovversive e marginali come quelle di Michel Journiac, pioniere dell’arte concettuale in Francia, vengono messe in relazione con percorsi che esplorano l’idea di “diventare qualcosaltro”, come nel caso di Ben Kinmont e della sua indagine sui vari campi delle relazioni interpersonali o come quella di YannSérandour, interessato alle continue riletture delle opere, in grado di dar forma a corsi paralleli della storia dell’arte.

COMMARQUE-FRONTIERS-MACRO_1Frontiers, invece, è il titolo della prima mostra personale in Italia dell’artista francese Cyril de Commarque, a cura di Pier Paolo Pancotto. Il progetto espositivo è composto da una grande installazione formata da tre importanti opere ed ha come soggetto il rapporto tra l’individuo ed il concetto di “confine”: culturale, emotivo e sociale.  Ne è un esempio “La racineperdue, la père de monpère” (2007), una video-installazione sonora che riflette sull’idea di dolore e di memoria, oppure Esodo, un ciclo di lavori su carta incentrato sul dramma dei profughi. O ancora Migrants, una scultura in vetro, lattice e metallo che trasmette in forma sonora i messaggi di esuli in fuga, e la serie Frontiers, costituito da una sequenza di sculture in alluminio placcato oro che hanno la forma dei confini di paesi come Israele, Russia e Turchia e che, attraverso strati sovrapposti di metallo, rappresentano l’evoluzione dei confini stessi, nella storia recente. De Commarque mette in scena il fallimento sociale con toni gentili e pacati, sconfinando spesso nella sfera dell’imaginazione. Non è un caso, infatti, che l’artista ami porsi in un dialogo virtuale con la figura di Peter Pan e stabilisca un rapporto metaforico tra il mondo reale e Neverland.

Frontiers-Israel e Migrants sono ora esposti al MACRO. Le due opere, sono idealmente e concretamente congiunte tra loro da una terza creazione, concepita per l’occasione e che fornisce il titolo della mostra a Roma. Si tratta di un insieme di fili rossi distribuiti, in modo orizzontale, lungo le pareti dello spazio espositivo, i quali, oltre ad enfatizzare temi e contenuti delle opere in mostra, conferiscono loro un impianto visivamente omogeneo, creando un’unica, grande installazione.

 Gioia Cherubini

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