martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Troppo colore
per un’inchiesta di mafia
Pubblicato il 20-11-2014


Dire che la recente inchiesta della Boccassini abbia fatto scompisciare dalle risa quanti vivono nelle zone della criminalità organizzata sia essa mafia, camorra o ‘ndrangheta, è la pura verità. Non certamente per i reati che gli arrestati abbiano potuto commettere e dei quali risponderanno alla Magistratura giudicante, quanto per il colore che si è voluto usare per dipingere un gruppo di malavitosi ai quali non dispiace giocare con i cosiddetti riti per le affiliazioni alla criminalità organizzata che fanno emergere il loro livello di pura manovalanza. Manovalanza mafiosa, per intenderci, alla Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

Usare, per amplificare, la ‘grandezza’ dell’inchiesta, le registrazioni delle anacronistiche riunioni, che fanno ridere chi la mafia la conosce da vicino, rafforzano il giudizio poco lusinghiero che all’estero hanno del nostro Paese, e dimostrano che continuano a latitare le vere inchieste antimafia, e ci si piega ad accontentarsi di conquistare le prime pagine, non solo delle gazzette delle procure, ma di importanti media stampati e visivi del Paese, usando note super colorate. Sembra  il classico fumo, diffuso per nascondere la pochezza dell’inchiesta, teso a spostare l’attenzione su fatti marginali bevuti come verità assolute, su inchieste dove emerge magari la delinquenza ma che è lontana anni luce dalla mafia  da Padrino.

Scendono comunque in campo gli ‘studiosi’ e i conoscitori della mafia che pontificano subito sulla “capacità della ‘ndrangheta di coniugare il vecchio e il nuovo… ritraendo da questa capacità la sua forza… perché la tradizione è come il carburante per le autovetture…”. E infine la beatificazione degli squallidi individui in questione con un “… senza riti e codici, (la mafia) sarebbe come un popolo senza religione”. Studiosi che arrivano subito a sostenere gli inquirenti (propri beniamini)  e ne esaltano le capacità e l’impegno profuso senza badare che per scoprire “quella benzina” che fa girare il motore si è utilizzato molto denaro pubblico.

Stiamo parlando del rito fatto per iniziare al ‘battesimo’ mafioso, registrato dai Carabinieri del ROS, dove tutto avviene in nome di Garibaldi, Mazzini e Lamarmora, degna evoluzione e di adeguamento ai tempi, perché prima il battesimo avveniva nel nome di Osso, Mastrosso e Carcagnosso che erano i tre Cavalieri spagnoli portatori del verbo mafioso in Italia, subito dopo il secolo d’oro spagnolo, e che hanno avuto una vita lunga almeno 4 secoli prima di cedere il passo ai tre protagonisti del Risorgimento italiano usati, ci sorregge l’esperto mafiologo perché i tre nuovi santi della criminalità erano affiliati alla massoneria che puzza di infiltrazioni mafiose, per come voleva dimostrare una delle più grandiose inchieste che, però, è finita nel nulla.

Nessuno ha pensato o ha voluto pensare che, aldilà dei presunti reati commessi, quel ‘battesimo’ poteva benissimo essere una messinscena dei convenuti al convivio, per battezzare il nuovo ‘acquisto’ estorcendogli il pagamento della bella ‘mangiata’ al suon di maccheroni di casa, squisito sugo  e abbondante vino. Se così sono andate le cose gli organizzatori non solo hanno preso in giro il ‘battezzando’ ma addirittura gli inquirenti che hanno fatto la figura degli allocchi abboccando platealmente ai loro ami. Le risate, a quel punto, sono apparse anche sui volti degli arrestati che sono diventati, sulla stampa e nella precedente conferenza della Procura di Milano, come grandi capi mafia capaci di imbrogliare anche la grande Boccassini.

Una domanda si impone necessariamente. Dato che per anni i grandi studiosi del fenomeno mafioso, ci hanno spiegato che ormai la mafia aveva abbandonato coppole e doppiette, e si era evoluta e ragionava solo di alta finanza, borsa, internet, grandi traffici internazionali di droga e armi, come si può conciliare questa immagine modernissima con le imbecillità captate e registrate dai Ros? Ce lo dovrebbero spiegare la Boccassini ed il suo Capo Bruti Liberati, onde evitare di far dire alla gente che due più due fa quattro. Anche perché la gente non è stupida.

Giovanni Alvaro

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