martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tv, “Un mondo nuovo”
e la storia della nascita
del Manifesto di Ventotene
Pubblicato il 24-11-2014


Fiction Un Mondo NuovoUn’Europa nuova, libera e liberale, democratica, unita, in pace, senza differenze né barriere è possibile? Questo l’interrogativo che si pone tutto l’universo politico ancora oggi, mentre imperversa il dibattito-confronto tra Renzi e Junker; e questo il sogno che inseguirono tanti giovani idealisti negli anni Quaranta, dando vita a quello che è diventato il Manifesto di Ventotene, di cui ricorre il trentennale: esso fu il “manuale di istruzioni” alla base dell’ideazione della moderna Unione Europea, di quegli Stati Uniti d’Europa tanto auspicati, il cui progetto fu approvato (con 237 voti favorevoli, 31 contrari e 43 astenuti) esattamente nel 1984 dal Parlamento Europeo. Molti la definirono un’utopia, ma ci fu chi, nonostante ciò, credette profondamente in quel sogno: il sogno di un mondo nuovo. Ed è proprio “Un mondo nuovo” il titolo del film-tv prodotto da Rai Fiction e Palomar, per la regia di Alberto Negrin (andato in onda su Rai Uno il 23 novembre). La sceneggiatura e il soggetto sono di Chiara Laudani e di Alessandro Sermoneta. I veri protagonisti sono uomini artefici di una Politica con la maiuscola, in grado di contrastare il nazifascismo, di resistere alle sue angherie e di lottare contro l’assoggettamento da parte di Hitler e Mussolini dell’intera Europa, che loro consideravano la propria patria.

Uomini come Altiero Spinelli (Vinicio Marchioni), Eugenio Colorni (Orlando Cinque), ebreo e filosofo; Ernesto Rossi (Peppino Mazzotta), economista. Ma anche di donne quali Ursula Hirschmann (Isabella Ragonese).E’ la moglie di Colorni; viene dalla Germania, tuttavia si sente tedesca, ma anche italiana. Ella, infatti, supporterà gli altri convincendoli a persistere nel loro ideale di un’Europa unita: non credettero forse anche gli abitanti delle singole regioni d’Italia, prima dell’Unione d’Italia, di non avere nulla in comune? Eppure ora siamo un Paese, una Repubblica, ricorda loro Ursula. Dunque non è una chimera pensare e cercare di costruire un’Europa con una moneta unica, con la stessa Costituzione.

E poi c’è Ada (Valentina Carnelutti), matematica e moglie di Rossi. Le due, insieme, aiutarono a diffondere il messaggio dei loro uomini: il contenuto di quel Manifesto di Ventotene (dal nome dell’isola dove furono confinati), che scrissero sulle cartine di sigarette e che loro portarono all’esterno, racchiuso in un pollo per sfuggire ai controlli dei nazifascisti. Il fulcro di “quell’idea nuova e giusta”, come la definisce Ernesto Rossi nel finale rivolto a Spinelli, “che io e te abbiamo fatto nascere insieme. Così ho capito che queste idee nate così non finiranno mai di tormentare chi le rifiuta”. Ovvero l’ideale democratico di libertà ed uguaglianza, da difendere a costo della vita. Come fa Colorni rivolgendosi ai suoi studenti: “non permettete a nessuno di impadronirsi delle vostre anime perché la libertà è la cosa più preziosa che avete; è la vostra identità; siete voi e soltanto voi. La libertà è solo vostra, ma ci vuole coraggio per difenderla; da sola non sopravvive”.

Lo stesso coraggio che dovettero avere loro per resistere nel confino, senza poter avere rapporti con l’esterno, senza poter parlare con nessuno, avendo solamente l’opportunità di scrivere una lettera di 24 righe al mese, sottoposta a ferrea censura dei nazisti, isolati in quegli spazi ristretti dove spesso non arrivavano né acqua, né farina, né medicine. Nella prigionia del confino, un vero e proprio carcere dove si è intrappolati nella gabbia di un isolamento forzato, non c’è intimità: Ernesto ed Ada Rossi sono costretti a chiudere le persiane della loro abitazione per avere un po’ di privacy, per baciarsi senza avere addosso gli occhi puntati dei nazifascisti. Eppure questi uomini e donne riescono a costruire un rapporto di solidarietà, fratellanza forte, un’amicizia sincera e duratura.

E ne nascerà persino una storia d’amore tra Spinelli ed Ursula, la moglie di Eugenio, senza che il rapporto tra i tre si incrini. Il più ribelle è proprio Spinelli: artefice di una politica laica e liberale, crede agli amici e compagni, ma non più al Partito, da cui non si vuole far assoggettare. Contano i fatti e gli ideali, non l’adesione ad uno schieramento. Molto istintivo, al contrario di Colorni, più riflessivo e profondo pensatore filosofico, è unito a lui dal fatto che i due si completano e sono sempre pronti a difendersi. Spinelli gli è molto riconoscente, anche perché gli salvò la vita. Ma sicuramente è più vicino, come indole, a Rossi: irascibile e anche più incosciente rispetto a Eugenio. Tuttavia la modernità del loro messaggio risiede nelle parole che il medico disse a Spinelli: vivi come se dovessi morire domani o come se dovessi vivere per sempre.

Ed infatti nel finale vediamo il giovane Spinelli che si “rispecchia” nel vecchio Spinelli, affiancato da Ursula anch’ella non più giovane. Si trovano di fronte alla concreta possibilità di vedere realizzato il loro sogno di un mondo nuovo: della “mensa E”, come la chiamarono; “la loro mensa, la mensa d’Europa, la prima casa d’Europa”. Dove potesse accadere il miracolo di poter pranzare tutti insieme, poiché, come disse Rossi, “non c’è differenza tra la pagnotta socialista e quella comunista”. E se Spinelli rinnega il comunismo e finisce in prigione pur di non chiedere la grazia, vediamo, tra gli altri protagonisti, comparire la figura di Sandro Pertini (Ignazio Oliva). Ma la casa che hanno costruito ha fondamenta ancora fragili, ne sono consapevoli. Molti la vedono ancora come un’utopia: ma meglio un’utopia o la terza guerra mondiale?, risponde Spinelli. Anche l’abolizione della schiavitù sembrava impossibile, in fondo. Il fallimento, però, è alle porte. Ne è cosciente Spinelli, che avverte l’intero parlamento Europeo, senza esitazioni: “ricordate il romanzo di Ernest Hemingway “Il vecchio e il mare”? Il pescatore cerca di portare al porto il pesce grosso che è riuscito a catturare, ma glielo divorano gli squali.

Oggi abbiamo catturato il più grosso dei pesci, ma dobbiamo stare attenti perché gli squali sono sempre lì pronti a divorarlo. Stiamo attenti anche noi a non arrivare al porto solo con la carcassa”. E non fu smentito. Infatti, dopo pochi mesi il trattato di Spinelli verrà bloccato. “Dunque il sogno di un’Europa unita fallì, ma la capacità di fallire -esorta Spinelli nel finale- deve essere accettata all’inizio di ogni impresa e la vera capacità deve essere quella di saper risorgere dai propri fallimenti”. Questo il vero messaggio di coraggio e speranza che ci lasciarono in eredità. Ed infatti Vinicio Marchioni, che interpreta Altiero, in un’intervista a Vanity Fair, ribadisce che: “Erano uomini con una grandezza intellettuale, morale e culturale di cui oggi avremmo bisogno”. Merito al regista Negrin di aver dipinto con realismo, senza toni esasperati o patetici, né senza un encomio esagerato, questa parte di storia dell’Italia e dell’Europa che segna con profondità la rilevanza della convinzione di credere nel futuro, in un domani migliore. In “Un mondo nuovo” in poche parole, oltre i nazionalismi e al di là dei singoli colori politici, retti dal un forte senso di solidarietà e giustizia.

Barbara Conti 

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