mercoledì, 22 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

UE, VOGLIA DI RIPRESA
Pubblicato il 26-11-2014


Unione Europea-rilancio

Trecentoquindici miliardi di euro. Un numero che letto così fa impressione. Si tratta del più grande piano di investimenti che la Ue abbia mai creato. Solo sulla carta ancora però, perché è costituito quasi per intero da fondi per ora ‘virtuali’. Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker aveva annunciato già da qualche settimana or sono 300 miliardi per far ripartire l’economia europea. Ora quella cifra è salita fino a 315. Ma per arrivare a questo numero la Commissione ha dato vita ad una complessa operazione di ingegneria finanziaria che grazie ad un ‘effetto leva’ moltiplica un capitale di base davvero esiguo: 21 miliardi di euro, di cui 8 nemmeno esistono ancora. Un meccanismo che a dire il vero appare abbastanza oscuro, ma che dovrebbe quasi per magia moltiplicare il capitale investito, in parte di provenienza pubblica e in parte privata, attraverso l’iniezione di una specie di lievito che innesca un processo virtuoso di crescita. Così dice la BEI, la banca Europea degli Investimenti che garantisce il processo.

“L’Europa sta girando pagina dopo anni di sforzi per promuovere la credibilità fiscale e le Riforme” ha detto il presidente della Commissione Jean Claude Juncker aprendo il discorso alla plenaria del Parlamento europeo con cui ha presentato il piano per “stimolare” gli investimenti che, ha detto, in Europa sono “370 miliardi sotto il livello pre-crisi”. I campi di investimento del piano sono, trasporti, sanità e efficienza energetica: “Penso – ha detto Juncker – a un bambino di Salonicco che deve entrare in una scuola moderna, con i computer, penso ai servizi ospedalieri, penso al pendolare francese che potrà andare al lavoro in tram, risparmiando la benzina, migliorando la qualità dell’ambiente”.

Un piano che Juncker ha detto che non deve esser politicizzato. “Spero non ci siano giochi politici. È un progetto per attirare e ottimizzare investimenti. Indietro non si torna. Sia al Parlamento europeo sia nel Consiglio c’è la volontà di appoggiare” ha detto Juncker lasciando intendere che i governi dei 28 sono d’accordo con la formulazione dello strumento di investimento. E a chi guarda già ai numeri Juncher manda un messaggio: se a causa del contributo al piano di investimenti europeo, un Paese violerà le regole del Patto di stabilità, tale contributo non sarà preso in considerazione in sede di valutazione dei bilanci.
Un piano che secondo il vicepresidente della Commissione Ue Jirky Katainen “non è una bacchetta magica, ma se lo applichiamo in modo efficiente porterà a cambiamenti radicali nell’economia Ue. Non è uno stimolo una tantum, ma un programma a lungo termine”.

Ma andando a vedere meglio i numeri si vede che i 315 miliardi vanno divisi per i ventotto Paesi della Ue, ancora non si sa con quale criterio, e hanno una durata temporale di tre anni. Per ora il capitale di base che costituirà il Fondo europeo per gli investimenti si fonda su 21 miliardi di capitale pubblico (garanzie del bilancio europeo per 16 miliardi, altri 5 miliardi arrivano dalla BEI). Questi fondi, in virtù di un effetto leva dichiarato di 1 a 15, sarebbero a loro volta in grado di mobilitare complessivamente 315 miliardi di investimenti. “La leva è calibrata in base alle esperienze passate della Bei”, spiegano gli esperti. Ovviamente, il capitale si moltiplica e si arriva a 315 miliardi solo se si troveranno investitori disposti a metterci denaro reale. Perché i 21 miliardi serviranno solo da ‘richiamò per i finanziatori. Quindi siamo ancora ai se e ai ma. Una sorta di esportazione in Europa della politica di bilancio italiana.

“Il governo italiano – ha detto il Ministro dell’Economia Padoan – non ha ancora esaminato l’ipotesi di conferire risorse al Fondo, perché non sappiamo come funziona”. E sull’effetto leva 1 a 15 Padoan ha commentato che “è una cifra ragionevole, ma va valutata ex post”. “Confesso – ha aggiunto – che devo ancora vedere i dettagli. Ma ci sono due questioni. La prima è quale sarà l’implicazione dal punto di vista del rispetto del Patto di stabilità e crescita sui bilanci nazionali. La seconda, quali saranno i criteri di ripartizione di queste risorse, non tanto verso i Paesi quanto verso i progetti”.

Il piano di investimenti presentato da Jean Claude Juncker “richiederà parecchi mesi prima che sia messo in condizioni operative” e “nell’attesa, si può già adesso fare qualcosa – ha detto ancora il ministro dell’Economia sottolineando che “ci sono progetti ‘bancabili’ e ci sono risorse per finanziarli” con la Bei.

Lodi senza mezze misure sono arrivate dal sottosegretario alla presidenza con delega agli affari europei Sandro Gozi, un fedelissimo di Renzi. ”Il piano di investimenti – ha detto – può essere l’inizio di un nuovo approccio europeo. Passiamo da una fase del ‘tutto e solo austerità a un’Unione che riconosce l’enorme gap di investimenti esistente in Europa e che comincia a dare risposte positive, come noi abbiamo chiesto sin dall’inizio del semestre italiano di presidenza dell’Ue. Ora – ha continuato – dobbiamo lavorare per rafforzare il Piano in vista del Consiglio europeo di dicembre e costruire una nuova governance europea: abbiamo bisogno di dare una risposta politica e non di applicare algoritmi finanziari”.

Sullo stesso tono il presidente degli eurodeputati del Pse Gianni Pitella: “Oggi siamo davanti a una svolta, frutto della nostra battaglia politica. L’aria è cambiata: se 5 anni fa il titolo era ‘austerità’, oggi è investimenti, crescita e lavoro. Noi – ha aggiunto Pittella – avevamo vincolato il nostro appoggio a Juncker, proprio a questo impegno. Siamo lieti a partire dal metodo, e cioè il fatto che abbia presentato questo piano qui da noi. È finito il tempo di accordi oscuri, ora il Parlamento avrà un ruolo di protagonista e indietro non si torna”.

Commenti positivi sono arrivati anche da Francia e Germania. La prima attraverso il portavoce del governo ha affermato che la Francia “accoglie con favore” il piano di investimenti “anche se crediamo che si possa, con il fondo strategico d’investimento che è stato proposto, migliorare ancora queste proposte per fare in modo che l’investimento e quindi la crescita siano una priorità per l’Europa”. La seconda con la cancelliera Angela Merkel ha espresso “sostegno”. Tuttavia Merkel ha sottolineato che sarà importante vedere quali progetti verranno finanziati.

 Ginevra Matiz

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Gli stati membri dell’europa , non potranno far molto fino a quando non verrà istituita una carta costituzionale europea ;alla quale i singoli stati sovrani dovranno adeguarsi per tutelare essi stessi .il resto sono solo intenti lasciati al libero arbitrio ,senza controllo .non per nulla i rappresentanti europei ,non sono parlamentari ma commissari .

  2. Care/i Compagne/i
    Qualcuno ha sbandierato il merito del semestre di competenza di aver sponsorizzato 300 miliardi di investimenti, già questi sono in 3 anni e divisi tra i 28 paesi, poi pero si scopre che i miliardi sono 21 di cui 8 da trovare e tutto sempre da dividere in 28, la speranza è che avvenga un l’effetto leva con investimenti privati faccendo così moltiplicare questa cifra di almeno 15 volte portando il totale degli investimenti a 315 miliardi , fantastico il tutto è aumentato di ben 15 miliardi, a questo punto però mi domando perchè non ipotizzare un effetto leva di 20 volte cosi arriviamo a ben 420 miliardi ,tanto che ci costa.
    Per me Il problema , da modesto ragioniere, è che per aumentare gli investimenti privati occorre crearne i presupposti, ma senza investimenti pubblici i presupposti non si creano. Concludendo, ma in europa sanno del detto napoletane ” CA NISSUNO E’ FESSO”. Chiedo scusa ai napoletani per la pessima traduzione ma sono emiliano.
    Compagno Maurizio Molinari, consigliere nazionale off.molinari@libero.it

Lascia un commento