domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Un saluto a Dario Beni
Pubblicato il 25-11-2014


All’Avanti! ci arrivò nel 1988, come vice di Antonio Ghirelli. A Ghirelli, l’accomunava non solo la grande professionalità, ma anche la comune passione per il ciclismo; sì, perché Dario Beni, scomparso ieri, mercoledì 26, alla soglia dei 91 anni, era stato in gioventù anche lui ciclista come il padre, e la passione gli era rimasta appiccicata addosso legandosi a quella del giornalismo in un tutt’uno non facilmente districabile.

Nel nostro quotidiano rimase fino al ’91, due anni dopo l’uscita di Ghirelli, lasciandosi alle spalle una scia di straordinario affetto, simpatia e più di qualche utile e intelligente innovazione nella fattura del giornale.

Grande e grosso, ‘romanaccio’, Dario era tanto burbero nei modi quanto affettuoso nella sostanza. I suoi interventi nel lavoro del quotidiano erano non solo sempre utili e puntuali, ma anche accompagnati da un’arguzia che lo rendeva subito simpatico, e che alla fine servivano pure a ottenere che si lavorasse non solo meglio, ma anche un po’ di più.

Il giornale, quando ci arrivò, aveva un modo di essere tutto interno alla logica della politica e del partito. Una certa legnosità, un buon tasso di burocratica lentezza, un po’ di snobismo nei confronti delle leggi della ‘cronaca’. Dario Beni, come Ghirelli, avevano invece assorbito molto dello spirito dei giornali commerciali. Lo stesso Paese Sera dove Beni aveva iniziato la sua carriera con Ghirelli vicecaposervizio dello Sport, era sì un giornale a fortissima impronta politica (PCI), ma anche con un taglio di genuino ed efficace giornalismo di cronaca, nera e rosa, di effettacci e scoop.

Da inviato dello sport nella di Paese Sera, dove aveva iniziato al giornalismo Maurizio (Maurice) Costanzo, era passato a Momento Sera, un altro quotidiano romano del pomeriggio, come caporedattore. Poi era diventato direttore del Corriere Adriatico prima di approdare all’Avanti!.
Dario Beni era Dario Beni Jr, per distinguerlo dal padre ciclista che, all’inizio del secolo scorso, aveva vinto diverse tappe del Giro d’Italia (famoso per aver vinto la prima tappa del primo giro d’Italia). E il padre era anche il protagonista di un godibilissimo libro (1909-2009 Il mio Giro, ed. Ponte Sisto) sul primo Giro d’Italia scritto con una penna brillante intinta nell’affetto e nella cronaca della storia del nostro Paese, appena riemerso dalle macerie del fascismo e della guerra.

Lascia la moglie Annamaria e i figli Giorgio, Roberta e Daria. I funerali saranno celebrati domani, venerdì 28, alle 11, nella chiesa di Santa Chiara a Roma.

Carlo Correr

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