martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

“Uomo e Galantuomo”,
la commedia di De Filippo
al Quirino di Roma
Pubblicato il 12-11-2014


Uomo e GalantuomoIn occasione del trentennale dalla morte di Eduardo De Filippo, una delle più divertenti commedie del drammaturgo ed attore napoletano torna sulle scene romane. Al Teatro Quirino di Roma dall’11 al 23 novembre la compagnia Pirandelliana porta in scena “Uomo e Galantuomo”. Trattasi di una commedia in tre atti scritta da Eduardo nel 1922, ma nella rappresentazione di Gianfelice Imparato e compagni, sembra portare i suoi anni con leggerezza.

La trama vede come protagonista una scalcagnata compagnia teatrale, capeggiata dal capocomico Gennaro De Sia, che porta in scena a Bagnoli l’opera “Malanova” di Libero Bovio. La compagnia è stata chiamata a recitare in questa ridente località turistica balneare dal giovane produttore Alberto De Stefano. Alberto ha una misteriosa amante, Bice, che gli confessa di essere incinta. Ma anche Viola, prima attrice nonché compagna di Gennaro è in stato interessante. Ad un certo punto, le penose prove della compagnia durante le quali Gennaro si sforza, senza riuscirvi, di spiegare ad Attilio il mestiere del suggeritore, sono interrotte dall’arrivo di Salvatore, fratello pazzo di Viola. Salvatore irrompe sulla scena per reclamare un matrimonio riparatore e trova Alberto che, credendolo il fratello della sua amata Bice, da galantuomo quale è, gli assicura di voler immediatamente riparare. Da qui parte una divertente commedia degli equivoci, che, in equilibrio tra farsa e dramma e nella continua evocazione di sapori pirandelliani, avvince il pubblico fino all’allegro finale.

Gianfelice Imparato nelle vesti del capocomico Gennaro De Sia, Valerio Santoro in quelle del giovane benestante Alberto De Stefano, Giovanni Esposito nelle vesti dell’attore-suggeritore Attilio, Antonia Truppo che impersona la primadonna Viola e tutti gli altri attori riescono davvero a divertire, con una interpretazione vivace e che supera la sfida del raffronto per imitazione. I dialoghi sono comprensibili anche ad un pubblico non partenopeo, come nello stile di Eduardo. Le scenografie curate ed avvolgenti, con il cielo azzurro di Bagnoli a fare da sfondo, e le musiche di sottofondo all’inizio ed alla fine di ogni atto contribuiscono a coinvolgere lo spettatore in un paio di ore di risate e piacere.

Ma, come in ogni commedia di Eduardo che si rispetti, la risata non è mai sterile, si accompagna sempre ad una morale o quanto meno ad una riflessione esistenziale. Come indica il registra Alessandro D’Alatri nelle sue note, durante la commedia emergono una gran quantità di contraddizioni tra l’apparire e l’essere della borghesia contro il dramma proletario di chi ogni giorno affronta la sopravvivenza. Falso perbenismo contro tragedia. Onore da salvare contro la fame. E in tutto questo dove è l’uomo e dove il galantuomo? Allo spettatore il compito di scoprirlo. Insomma, anche a giudicare dal successo della prima serata, uno spettacolo da non perdere!

Al. Sia.

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