sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Venticinque anni dopo: perché in Italia il muro cadde all’incontrario
Pubblicato il 16-11-2014


Nel novembre del 1989 cadde, col muro di Berlino, il comunismo europeo. Due anni dopo si sgretolò definitivamente l’Unione sovietica. Cambiò il mondo proprio in occasione del duecentesimo anniversario delle rivoluzione francese che aveva proclamato i principi della libertà, dell’eguaglianza e della fraternità. In Italia la fine del comunismo non riguardava solo il Pci, come in molti pensavano allora. Il Pci fu il primo partito a trasformarsi, cambiando il nome, indicendo due congressi per trovarne un altro, proclamandosi per un anno solo come una “cosa”, chiedendo l’iscrizione all’Internazionale socialista. Il Psi rimase inspiegabilmente fermo. Convinto della sua ragione storica e attendendo i nuovi compagni nell’alveo di una futura unità socialista, prevista solo come prospettiva d’avvenire e non come politica da prospettare per l’immediato. Tanto che continuò a governare con Andreotti.

Anziché vivere quegli avvenimenti con gioia e con soddisfazione perché aprivano la nostra prospettiva, quella di una alternativa socialista e democratica della sinistra italiana, Craxi li visse con preoccupazione. Veniva in effetti meno la tradizionale funzione del Psi, quella di partito che godeva di una rendita di posizione, ma si doveva aprirne un’altra, quella di partito che si lanciava, dopo la fine del comunismo, nella riunificazione della sinistra socialista italiana. Non era facile. Occhetto e la maggioranza dell’ex Pci temevano l’unità con Craxi e il Psi. Avevano paura di essere egemonizzati. Si usò proprio quel termine, assurdo per un partito che era più grande di quello dal quale temeva di subire l’egemonia, ma appropriato perché l’unità sarebbe avvenuta sulle tradizionali posizioni del più piccolo. In fondo la passività di Craxi fini per agevolarli. Si poteva procedere anche senza di noi.

Non si capì quel che era chiaro. La fine del Pci si portava dietro la fine di un intero sistema politico, caratterizzato dalla presenza del più forte partito comunista europeo. Tutto il sistema era vissuto di questo. La pesantezza economica del Pci si era trasferita di fatto anche sugli altri. Anche il Psi e la Dc disponevano di apparati, di immobili, di giornali. E il finanziamento del sistema era irregolare e illegale. Tutti lo sapevamo. Arrivavano i rubli da Mosca e i dollari da Washington. Per i partiti intermedi, Psi compreso, serviva solo un corposo finanziamento interno. Alla fine del comunismo si sommò dunque la fine di un sistema che non aveva più giustificazioni ideali, né protezioni internazionali. E quella svolta incroció una crisi fiscale, soprattutto al nord, che determinò quel che intelligentemente Luciano Cafagna definì “La grande slavina”.

Il sistema politico italiano si avviò così a un’esplosione originata dagli avvenimenti internazionali, dalla loro particolare ricaduta interna e dalle nuove difficoltà dei ceti produttivi, chiamati a nuovi sacrifici, ignoti negli anni ottanta e dovuti all’incremento del debito. Il primo avviso ai naviganti fu il trionfo della Lega alle elezioni del 1990 in tutto il Nord. Votavano Lega elettori che non dovevano più turarsi il naso ed erano stanchi dei vecchi partiti. L’obiettivo divenne “Roma ladrona”. Il Psi ottenne un buon risultato alle regionali del 1990 superando il 15,5%. Eppure al Nord perse qualche punto a vantaggio della Lega. Il secondo segnale di disgregazione fu il referendum Segni del 1991, che contro tutte le previsioni ottenne la maggioranza dei votanti. Era cosa da poco la preferenza unica, ma era un voto anche contro Craxi e il Psi che avevano invitato tutti ad andare al mare.

Poi il colpo, quello decisivo, sferrato dall’apertura delle indagini di Mani Pulite. Queste indagini non si sarebbero mai verificate senza gli altri tre avvenimenti, e cioè la fine del comunismo, la crisi fiscale del nord, che aveva dato origine alla Lega, e la grande insoddisfazione dell’opinione pubblica che si era manifestata col referendum Segni. Il Psi non aveva valutato l’unica alternativa possibile. Quella cioè di assecondare la revisione comunista, offrendo la sua proposta di unità anche sganciandosi dal governo, o di tagliarle la strada, anticipando le elezioni dopo la fine della guerra del Golfo. Quella crisi aperta e poi inspiegabilmente chiusa appare un movimento senza senso. Nel 1992 era tardi. Il colpo giudiziario era già partito, col consenso del possibile alleato, il Pds, e con quello della destra che si vedeva rimessa in gioco. Le inchieste furono orientate politicamente. D’altronde, senza gli appoggi politici, economici, editoriali non avrebbero potuto avere successo. Qualsiasi legge che potesse rimetterle su altri canali venne bloccata da un presidente della Repubblica ormai subalterno al Pool di Milano.

Così il muro fini in Italia per crollare all’incontrario, sulla testa dei socialisti e democristiani, salvando coloro che comunisti erano stati prima che crollasse. Solo Cossiga, tra i vecchi leader politici, aveva capito il segno del cambiamento. Paradosso della storia forse. Omicidio e suicidio insieme. Ma il cadavere che venne seppellito nel 1994, del quale celebriamo non senza motivi di rimpianto il ventesimo anniversario della scomparsa, era forse morto tempo prima. Quel che nacque fu solo una lunga dannosa transizione verso il nulla, costruito sulle macerie del vecchio sistema politico, caratterizzato da nuovi partiti senza identità, nuove leggi elettorali contraddittorie, nuovi leader senza storia. E oggi paghiamo tutte le conseguenze della fine della politica. Davvero la politica e la storia era finite sotto i calcinacci del muro, come profetizzò allora un famoso storico? In Italia sì.

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Commenti all'articolo
  1. Insomma siamo daccordo ancora una volta caro del Bue.Craxi s’è mosso male come un orso qual’era considerato da molti.Crollò il Muro e lui dovè prendere atto.Fu arrestato Mario Chiesa e lui suo malgrado ne dovette prendere atto ma (com’era sua abitudine) dovette aggiungere quel “mariuolo” di troppo che riuscì a indispettire un buonuomo come l’ing,chiesa aduso da tempo a ubbidir tacendo ma facendosi i fatti suoi.Poi si mise nelle mani di un infame che non aspettava altro che avere il toro lì avanti a lui in tribunale.Poi la cazzata avanti al Potere in Parlamento a dire io colpevole,tutti colpevoli.Non sapeva della capacità dei comunisti di camaleontismo e finì spiaggiato in terra d’Africa.

  2. Penso che rimarremo divisi per sempre noi e i comunisti per le premesse che Del Bue ha sintetizzato nell’articolo su l’Avanti.che qui viene commentato.Ma a me Craxiano della prima ora ma anche dell’ultima,la circostanza non dispiace.Anzi resto convinto che i compagni si attendono da me un gesto simile.E non c’è soddisfazione più entusiasmante di quella promossa dall’attesa deicompagni in una iniziativa politica.Avanti compagni,con juicio.

  3. C’è un secondo perché. Quello degli interessi dell’economia finanziaria e speculativa che, per dirla con Nino Galloni, prospera negli sconquassi delle crisi (fluttuazioni) che trovò un alleato nelle lobby che puntavano alla deindustrializzazione italiana. Forse, fra qualche anno, scopriremo flussi di finanziamento con origini inconfessabili per verdi, antinucleari, no TAV, penta stellati tutti uniti con l’unico fine di relegare l’Italia al ruolo di maitre d’hotel. Craxi, che comunque fu l’unico a combattere contro la deindustrializzazione, non lo fece con quella determinazione che sarebbe stata necessaria.

  4. Craxi aveva fatto terra bruciata attorno a se’. La crisi del leader affondo’ un partito privo di classe dirigente ( … nani e ballerine). non rimase nessuno a tenere la bandiera, tutti sparirono. Un partito quello del 1992 senza “uomini”, formato solo da cortigiani, adulatori.
    Se non si dicono queste cose non si capira’ mai perche’ il muro cadde sui socialisti piuttosto che segli ex comunisti.
    Diciamocci queste cose.

  5. Questo definire nani e ballerine il gruppo dirigente del PSI mi pare quanto meno ingeneroso. Martelli, Formìca, Amato, De Michelis erano nani e ballerine? Avesse Renzi un gruppo dirigente di quelle qualità….

    • Bravo direttore, fai bene a difendere i socialisti dai detrattori.
      Quanto all’articolo, forse manca un passaggio: la volontà degli Stati uniti di far fuori tutto il vecchio ambaradan del tempo della guerra fredda, dovendosi passare a più convenienti situazioni, così come sono venute a determinarsi da vent’anni in qua.

    • Mauro, lo squagliamento avvenne a livello di quadri medi, quelli regionali e dei grandi comuni. Tutti collocati ed ancora comodamente accosciati sia nel centro sinistra che nel centro destra. Sui perché bisognerebbe scrivere un trattato.
      Il gruppo dirigente nazionale (quelli che hai menzionato) era composto da uomini brillantissimi ma estremamente individualisti, solo un cerbero come Craxi (che era il meglio del mazzo ovviamente) poteva tenerli insieme con efficacia.

    • Vero. C’era una classe dirigente di tutto rispetto. Purtroppo atterrita e dispersa da un disegno strategico delle Procure che portò alle sbarre o ai domiciliari o all’abbandono anche quadri intermedi che costituivano l’ossatura della struttura socialista nel Paese.

  6. Bisogna dire che la tempesta fu tale che nessu timoniere avrebbe resistito. E’ vero che il PSI si sgretolo’, non fece quadrato perchè non poteva e perchè la sua struttura leaderistica era colpita al cuore. La fine di un mondo politico si riverso’ sul PSI e sul suo leader che da solo fronteggio tutti. Banalmente si salvarono solo quelli che al Governo non c’erano stati mai e si infilarono al posto di quelli che avevano la tempesta addosso. Interessante è la vicinanza temporale fra la tempesta italiana e la caduta del muro e le sue conseguenze. Ma queste sono cose che riguardano gli storici oramai. In vero la Lega ha avuto uno scandalo non da poco, ha cambiato leader e stile, ed eccola risorgere piu’ forte di prima. Quando si hanno argomenti per gli elettori si va avanti.

  7. Non è così. Perché allora non è risorta la DC? Perché non sono risorti il PLI, PSDI, PRI. Perché sono finiti PCI e MSI? Sono nati altri partiti e nessuno dei vecchi in Italia é rimasto in piedi. Dovremo pur farcene una ragione dopo vent’anni…..

  8. Egr. Direttore ho letto con attenzione l’articolo, personalmente sono convinto che con il crollo del muro di Berlino sia crollato il modo stesso di fare politica come conosciuto sino allora. Craxi, a mio modo di vedere le cose, avrebbe dovuto lasciare la direzione del Partito ed andarsene unitamente agli altri perché espressione di un vecchio modo di fare politica non più rispondente alle esigenze nazionali ed internazionali, alle istanze dei giovani ed anche del mondo del lavoro, favorendo conseguentemente il rinnovamento di idee, di persone, e di obbiettivi politici, e, sicuramente non più rispondente alle esigenze della nostra comunità; il PSI era ormai diventato un partito che non comprendeva né interpretava il rinnovamento in atto, partito che non ha saputo e non è stato in grado di cambiare, infatti mani pulite prima e la Lega poi hanno fatto piazza pulita di una classe politica vecchia di idee e quasi priva di proposte innovative che peccava di presunzione e onnipotenza, come si è potuto constatare non era così.
    Viceversa il PCI, sconfitto storicamente, ha saputo porre le basi per il rinnovamento negando la stessa natura di partito dei comunisti per approdare da ultimo nell’attuale Pd.
    Peraltro

  9. Il muro è crollato addosso anche alle socialdemocrazie Mauro, che pure non erano state affatto indulgenti con il comunismo sovietico. Perché? Io una spiegazione me la sono data e i compagni che mi conoscono possono ricordare che la accennavo anche in quegli anni. Rozzamente è questa: se il capitalismo classico era la tesi e il comunismo l’antitesi, la socialdemocrazia ha rappresentato la sintesi. Non a caso si parlava di “compromesso socialdemocratico”. Venuta meno l’antitesi (il comunismo sovietico) la socialdemocrazia avrebbe dovuto essere capace di rappresentare insieme antitesi e sintesi. QUesto ha messo in crisi (politica e di rappresentanza) i partiti socialisti e socialdemocratici occidentali. Che hanno giocato esclusivamente di rimessa, abbandonando completamente l’impostazione classica (vedi a questo proposito il bell’articolo di Pellicani che hai pubblicato qualche tempo fa). Il caso italiano presenta delle diversità, la scomparsa repentina del partito socialista, dovuta a fatti interni. E tuttavia l’analogia si nota con l’evoluzione del Pci- Pds – Ds, che negli anni ’90 adotta politiche molto più a destra del Psi anni ’80.
    Non parlo del Pd perché semplicemente non ha politiche degne di questo nome, solo estemporanee prese di posizione.

  10. Io, pur essendo giovane, sono stufo di questa dottrina secondo la quale il vecchio è sempre sbagliato e va rottamato ed il nuovo è sempre buono e deve prevalere. Renzi ha rottamato chi lo precedeva… e sarebbe stato meglio se non fosse accaduto. Craxi è stato rottamato da chi lo ha seguito… e sarebbe stato meglio se non fosse accaduto. D’altronde, solo una società vuota e superficiale come la nostra può ritenere che il “vecchio” sia un male, si rifletta sul mondo romano e sul ruolo che in esso aveva il Senato, ma, più in generale, all’importanza che ogni popolo ed ogni società degni di menzione hanno riservato alla saggezza e all’equilibrio connaturati all’esperienza e alla canizie.

  11. Che tristezza ricordare quegli anni: dall’altare alla polvere. C’era ancora un ottimo gruppo dirigente e molti grandi intellettuali con noi. Eravamo il partito del cambiamento altro che un partito vecchio. Fu di Craxi la responsabilità. Voleva la presidenza del Consiglio e l’avrebbe ottenuta, ma Chiesa e Di Pietro gli sbarrarono la strada e così andò Amato, ma il PSI praticamente scomparve. Quando nel 1989 al Congresso di Milano aprimmo la crisi di governo non cogliemmo l’attimo, il senso della storia. Il PCI era in profonda crisi e toccava a noi unire la sinistra e indicare un nuovo cammino. Facemmo un secondo governo Andreotti.

  12. E’ tutto molto più semplice: Il PSI di Craxi era diventato troppo forte per tutti, tanto che dopo la vittoria di Segni (uomo di paglia) gli antagonisti compresero che Bettino era battibile, e serrarono le fila, nazionali ed internazionali
    La scusa fu che i socialisti costavano troppo.
    Un po’ fu anche la complicità di Martelli e di quanti non aiutarono Bettino a mandare al mare il 50+1 % degli elettori che, come sappiamo, videro il lunedi la corsa al voto da parte dei DC.
    Ma tant’è; siccome non è una vittoria, ma è stata una sconfitta è ovvio che il colpevole sia uno solo: quello che aveva fatto grandi i suoi compagni poi scappati come Pietro, che tradì il Cristo prima che il gallo cantasse.
    Ormai è andata così, ma ora? in attesa del messia come gli ebrei o ci diamo da fare. Non è che lòa storia dei socialisti può essere fermata!

  13. Sicuramente i Socialisti all’epoca della caduta del muro non hanno favorito l’unione a sinistra ma, il PCI alla bolognina, se non ricordo male, ha totalmente escluso questa eventualità. Il dibattito è stato accesso portato avanti dai cosiddetti miglioristi Macalluso, Napolitano ed altri ma non è passata la linea della costituzione di un partito che guardasse alla socialdemocrazia Italiana ed Europea. Anche se Occhetto adesso cerca di appropriassi dell’adesione del PD al PSE. Di quel periodo bruttissimo ricordo il fuggi fuggi dei Socialisti, non solo a livello nazionale ma anche dei quadri intermedi. Anche di quei compagni, ad esempio nella mia regione la Calabria, che sostanzialmente erano stati delle persone oneste e ottimi amministratori, come ad esempio Olivo, Principe e quel che rimaneva della famiglia del grande Mancini, eppure non hanno avuto il coraggio e la dignità politica di stare al loro posto rappresentando le ragioni del socialismo. Si sono tutti rifugiati nei DS-PD questa e stata a mio avviso la cosa più grave dopo la caduta del muro. Detto ciò direttore non capisco cosa voglia dire quando afferma che dovremmo farcene una ragione anche noi, visto che nessuno dei vecchi partiti è rimasto in piedi. Sicuramente ci sono stati degli errori ma io credo che le ragioni del socialismo sono ora più che mai attuali e che, a mio avviso, non possono essere rappresentate dall’attuale PD con a capo Renzi. Cosa fare e come fare onestamente non lo so ma sono fermamente convinto che il PSI non scomparirà.

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