domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Vincenzo Gemito
e gli artisti dell’800
in mostra a Roma
Pubblicato il 11-11-2014


Passeggiata-al-Pincio

Georges Paul Leroux, “Passeggiata al Pincio”

Le collezioni della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale sono protagoniste di un’importante esposizione che raccoglie un folto gruppo di opere di artisti dell’Ottocento. Sono pezzi di estremo interesse, in parte mai esposti prima e sconosciuti al grande pubblico. “Artisti dell’Ottocento: temi e riscoperte”, con un focus su “La collezione Gemito”, propone una lettura trasversale attraverso quei percorsi tematici che trovavano, nella cultura figurativa ottocentesca, un largo consenso: l’ispirazione all’antico, il ritratto, l’intimismo del quotidiano e le scene di vita popolare, nonché, le varie poetiche del vero da nord a sud Italia, con particolare attenzione al ruolo di Roma.

La visita si apre con la sezione “arte a Roma”, dove compare, magnifica, la grande tela di Georges Paul Leroux, “Passeggiata al Pincio”, restaurata per l’occasione ed esposta nella Capitale per la prima volta. Il dipinto ritrae uno spaccato di vita dell’epoca, dove l’oggetto della veduta, il paesaggio visible dal Pincio al tramonto, diviene anche lo scenario del passaggio delle figure, collocate nel dipinto come facenti parte di una scena teatrale. Ma la particolarità di questo quadro è lo sguardo dei passanti, rivolto verso l’artista, come si trattasse di uno scatto fotografico rubato. Accanto a Leroux, la sezione vanta opere di artisti del calibro di Nino Costa, punto di riferimento e ispirazione per molti artisti attivi a Roma che, con la sua “Ninfa dei boschi”, svolta radicalmente il genere paesaggistico così tanto affrontato in quel periodo, donandogli una venatura quasi simbolista.

La seconda e la terza sezione sono dedicate alla pittura ottocentesca di alcuni artisti di nicchia del nord e del sud Italia, grazie anche al prestito di otto opere provenienti da una collezione privata di Pescara. Nella “Marina – Tramonto” di Pietro Sassi, terminato nel 1892, possiamo intravedere la ricerca, da parte del pittore, dell’assoluto e del simbolismo, attraverso una visione della luce dai connotati prettamente nordici. Analoghi effetti di luce si trovano anche in “Gaiezze montanine” del piemontese Antonio Reycend, dove la luce, le ombre e i colori superano la profondità delle cose, poichè l’importante è e rimane l’illuminazione naturale, a dispetto di un disegno piatto e poco dinamico che, tuttavia, assume un ruolo nettamente secondario.

Se i colori del nord sono freddi e distaccati, quelli del sud sono, invece, caldi e coinvolgenti, come è possibile vedere nell’opera di Pio Joris, “la terrazza a Sorrento”, pittore romano, fortemente influenzato dalla pittura luminosa degli artisti partenopei. L’opera è una piccola, ma suggestiva tela dai forti contrasti di colore e chiaroscuro, che cattura una luce così particolare e rassicurante da richiamare a sé moltissimi artisti di quegli anni. Pur non tralasciando gli elementi che contribuiscono a definire il ruolo ed il ceto sociale del personaggio, nell’Ottocento il ritratto punta a cogliere la fisionomia e lo stato d’animo del modello. La ragione va ricercata nel complesso rapporto con la fotografia che mette in discussione, tramite la sua capacità di una riproduzione fedele del soggetto, lo stesso ruolo fino ad allora rivestito dall’artista.

“L'Attesa della sposa” di Vincenzo Irolli

“L’Attesa della sposa” di Vincenzo Irolli

Nella sezione “Ritratto”, risalta una curiosa serie di ritratti ed autoritratti di artisti. Dal realismo dell’immagine di Olga Castellani, dipinta da Guglielmo De Sanctis, alla stesura divisionistica, decisamente più moderna, del torinese Cominnetti in “Ritratto di ragazza in bianco e nero”. Nella scultura, risalta il noto “Busto di Signora” realizzato da Rodin tra il 1907 e il 1912: un affascinante ritratto di Eva Farfaix, realizzato per ampi e morbidi piani che rendono la materia. Continuando, si analizza il classicismo ed il rapporto con l’antico, attraverso i suoi aspetti più differenti. Gli scorci di Ercolano a Pompei, ispirarono molti artisti, tra cui il pugliese Alessandro La Volpe con la sua “veduta di Pompei”, dove la desolazione e la morte delle rovine si contrappongono al dipinto dinamico e vivo del Foro romano di Augusto Bompiani. Particolare successo ebbe, in questo periodo, il sensuale ed innovativo filone neopompeiano, di cui troviamo un esempio più che calzante nel “Frigidarium” del romano Alessandro Pigna, le cui opere hanno subito l’influenza del pittore olandese Sir Lawrence Alma Tadema.

Ed ancora: il popolo, la vita in campagna, gli affetti, i momenti di solitudine e di vita comune. La quotidianità nei suoi molteplici aspetti fu un genere di particolare fortuna nell’arte italiana dell’Ottocento che trae le sue lontane origini dal naturalismo caravaggesco e dalla pittura fiamminga e olandese del Seicento. Il tema dell’intimismo è presentato in questa sezione della mostra da una selezione di alcune delle più importanti opere della collezione capitolina, dove spiccano il dipinto “L’Attesa” del pittore napoletano Vincenzo Irolli e “L’Indovina” di Adriano Ferraresi. A concludere la mostra due sale dedicate al napoletano Vincenzo Gemito, uno dei più importanti artisti italiani dell’ Ottocento, la cui storia è stata oramai consacrata nel mito. Le opere in mostra vanno dagli anni Settanta – come il busto di Giuseppe Verdi e di Mariano Fortuny – agli anni Venti del Novecento. Seguono, pertanto, in modo piuttosto completo, il difficile percorso dell’artista: dal verismo di matrice partenopea al ritorno all’antico.

Gemito, "Alessandro a cavallo"

Gemito, “Alessandro a cavallo”

Quest’ultimo, in particolare, è ampliamente rappresentato dalle diverse opere, di ispirazione classica, che Gemito fece durante gli ultimi anni della sua vita, incentrate attorno alla figura di Alessandro Magno per il quale, in preda ad allucinazioni e deliri, l’artista progettò un monumento equestre che poi non venne mai effettivamente ultimato. Tra gli studi preparatori, oltre ai disegni e ai tondi in cera, Gemito fece costruire un cavallo in legno con le articolazioni mobili, esposto nella galleria, per la prima volta. La mostra, a cura di Cinzia Virno, è esposta dal 7 novembre 2014, nella Galleria d’Arte Moderna di Via Francesco Crispi 24. “Artisti dell’Ottocento” sarà visibile fino al 14 giugno 2015 mentre “La collezione Gemito” sarà presente nelle sale all’ultimo piano della galleria fino al 1° marzo 2015.

Gioia Cherubini

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