venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Violenza e donne, scarsa l’attenzione del governo
Pubblicato il 25-11-2014


SORELLE-MIRABALCinquantaquattro anni fa, il 25 novembre 1960, le tre sorelle Mirabal vennero brutalmente assassinate nella Repubblica Dominicana per il loro impegno politico contro il dittatore di quel periodo, Rafael Leònodas Trujillo. Da allora questa data è diventata il simbolo dell’atto d’accusa della società civile nei confronti del fenomeno – ancora ampiamente diffuso – della violenza sulle donne e contro le donne. Successivamente, con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea generale dell’Onu designò il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne per commemorare tutte le vittime di soprusi. E per invitare i governi, le organizzazioni internazionali e quelle non governative (Ong) ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno. E ogni anno, in migliaia, si impegnano per promuovere iniziative finalizzate a contrastare e prevenire fenomeni di violenza che vedono come protagoniste e vittime le donne. Numerosi gli eventi organizzati oggi in tutta Italia inerenti il fenomeno che, secondo il recente rapporto Eures (European Employment Services, ndr), in Italia ha visto – nel 2013 – “l’anno nero”, il più brutale degli ultimi sette anni: una donna uccisa ogni due giorni, in due casi su tre per aver voluto interrompere la relazione con quel marito o quel partner, trasformatosi in assassino.

LOCATELLI (PSI): COSÌ NON VA, SERVE UNA MINISTRA CHE SE NE OCCUPI – “Se facciamo il punto della situazione dopo 20 mesi di legislatura, possiamo certamente dire di aver compiuto qualcosa di buono: dalla ratifica della convenzione di Istanbul, all’approvazione di una mozione ricca di impegni, alla legge contro il femminicidio, ma a tutti questi impegni non sono seguiti fatti concreti”. Ad affermarlo è Pia Locatelli, presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne e deputata del Psi, intervenendo alla Camera nel corso della celebrazione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. “Dovevamo “vestire” – spiega la parlamentare socialista – la ratifica della Convenzione di Istanbul adeguando l’ordinamento interno alle prescrizioni che la stessa contiene: ma a chi spettava prendere l’iniziativa? Dovevamo dare le gambe agli impegni della mozione votata all’unanimità: ma a chi spettava occuparsene? Dovevamo preparare il piano antiviolenza: ma a chi spettava predisporlo? Il fatto è che manca una figura di riferimento nel governo, ricco di presenze femminili, ma ciascuna con compiti e deleghe specifiche diverse. No, così non va bene. C’è bisogno – ha concluso – di una Ministra dedicata, con deleghe proprie, senza la quale viene inevitabilmente a mancare quell’attenzione necessaria a portare avanti efficaci e continuative iniziative politiche per promuovere la parità e le pari opportunità tra uomini e donne nel nostro Paese e prioritariamente per contrastare la violenza in tutte le sue molteplici e drammatiche forme”. Oltre all’intervento della Locatelli, sul tema si è espressa anche Zita Gurmai, presidente Pes Donne, mentre procede la campagna di sensibilizzazione “Ti Amo Da Morire” contro il femminicidio.

C’è ancora molto lavoro da fare per arrivare a esigere rispetto e civiltà 

di Maria Pisani

Ci sono parole chiave che segnano il passo di un cammino comune, di un processo di trasformazione culturale, degli uomini e di tutta la comunità; rispetto, di sé e dell’altra. C’è ancora però uno strato roccioso, sotterraneo, nei rapporti fra uomini e donne che, quasi sempre, intraprende una sola direzione: da lui a lei.  E’ così nel nostro retrogrado Paese che sembra voler sporcare di nero le ali delle donne che cercano la loro strada, donne che si emancipano e acquistano sicurezze e nuove prospettive lasciando gli uomini un passo indietro.

Abbiamo visto e sentito parlare del fenomeno  come incidente, come se essere donne porti con sé il rischio insito di subire violenza. Assistiamo costrette come giovani e come donne a discussioni con la stessa valenza del sesso degli angeli sul quanto sia necessario essere belle e curate per far politica.

Il modello è tipico della condizione di confusione identitaria propria di un’epoca che ha sconvolto il paradigma dei ruoli sociali tradizionali. E’ un prodotto di un progresso zoppo, minato da una perdurante arretratezza. Perché se una bambina grida è un maschiaccio? E se un bambino piange è una femminuccia? Perché studiamo Gabriele D’Annunzio, ma non Rina Faccio? Perché se un uomo lavora tanto è uno stacanovista, ma se lo fa una donna è una maniaca ossessionata? E’ il frutto di una convinzione arcaica che attraversa i generi. Uomini che odiano il coraggio delle donne. Padri padroni senza proprietà. Più proprietari che compagni. Più padroni che mariti, malati di machismo, volontà di dominio, di possesso.

Alle bambine da piccole ancora si insegna che dovranno, per piacere a qualcuno,  essere non solo belle e brave ma discrete e miti, avere pazienza. Nulla di più ripugnante, il primo pilastro da scardinare per raggiungere quel livello di civiltà che tutti desideriamo: la convivenza pacifica tra diversità pienamente raggiunta nel riconoscimento reciproco.

Ma se la violenza sulle donne si riduce alle immagini di occhi feriti e corpi nudi rannicchiati in un angolo, mentre i progetti e i soldi per l’educazione di genere nelle scuole restano nei cassetti, non fa che rafforzarsi quell’immagine di donna subalterna e debole che è alla radice dello stesso sistema secolare di diseguaglianze.

Educare ai sentimenti è la sfida della modernità, sempre più affaticata dalla complessità di un presente che interferisce sulla visione del nostro futuro.  Perché c’è bisogno di modificare l’assegnazione arcaica dei ruoli nelle coscienze. Perché si tratta di riconoscersi in una società avanzata e democratica che non millanta rispetto e civiltà ma lo applica.

Allora ogni giorno raccontate le vostre storie, gridate la vostra rabbia, fatelo pubblicamente, urlate la verità su chi pretende silenzio, su chi vi insulta, vi priva della vostra libertà, denunciate senza timore e a gran voce nelle piazze, nelle vie, nelle scuole, fatelo a testa alta, fatelo con forza per tutte noi, spezzate il dito che vi punta e vi giudica, guardate negli occhi chi vi uccide lentamente, chi vi priva dei diritti perché la violenza non racconta la vulnerabilità femminile ma la fragilità maschile, la loro terribile debolezza.

Maria Pisani         

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Commenti all'articolo
  1. La donna ,o meglio, le donne sono la vera ricchezza del mondo e se in qualche cosa di Divino dobbiamo credere sicuramente è che loro sono il vero grande miracolo.
    Forti,tenaci,decise,protettive fino all’estremo sacrificio capaci di una sensibilità e di una dolcezza alle quali noi uomini non riusciremo mai nemmeno ad avvicinarci.
    L’uomo senza la donna sarebbe ben poca cosa ,sono sposato da 50 anni e non riesco a pensare alla vita senza la mia compagna di gioie ,sacrifici e dolori.
    La donna è una presenza che ti sa confortare,ti rallegra,ti motiva è una figura tranquillizzante sopratutto nelle situazioni più difficili con il suo enorme coraggio e spirito combattivo,al di là della forza fisica dell’uomo il quale possiede poco di più di quella e di quella purtroppo spesso ne approfitta senza una ragione .
    Sostegno massimo alle donne perchè senza di loro la vita non sarebbe vita. Oscar

  2. Complimenti a Maria Pisani per il bellissimo ed importante articolo.
    Sono stato imprenditore ed alle dipendenze ho avuto più donne che uomini e posso garantire che il rapporto non solo da datore di lavoro e dipendente ma tra donna e uomo è sempre stato improntato sul piano della parità e sopratutto del rispetto reciproco.
    Se una donna dipendente aveva una buona idea sul lavoro la consideravo come la collaborazione di una persona attenta al miglioramento dell’attività.
    Inoltre ritengo sia ora di finirla per l’ assunzione delle donne di richiedere la clausola extra curricula che preveda bella presenza in quanto serve qualità , dedizione e sinergia tra donne e uomini che sicuramente daranno la certezza di risultati di gran lunga migliori.
    Scusate il doppio commento ma quando sento certe affermazioni vecchie e legate ancora al medio evo della civiltà umana non posso fare a meno di arrabbiarmi.Cordiali saluti Oscar.

  3. Le frustrazioni ,la scarsa educazione familiare e scolare ,le istituzioni che”puniscono chi non si gira dall’altra parte” e i media parlano solo dei pochi mesi o anni di condanna .impostazione errata di comunicazione di massa ;invece di dare risalto a chi reagisce a questi ignobili soprusi !

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