sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Vota elettore, ma mica é obbligatorio
Pubblicato il 23-11-2014


Le prima percentuali di voto che si riferiscono alle 12 sono purtroppo quelle che si attendevano: solo poco più del 10% in Emilia-Romagna e poco più dell’8 in Calabria. Quelle delle diciannove parlano del 30% in Emilia e del 34 in Calabria. È possibile, quasi certo, che non vada dunque a votare nemmeno la metà degli elettori. Il profondo disagio sociale, la disaffezione alla politica, la straordinarietà di queste elezioni che la maggioranza non ha seguito, lo scandalo dei rimborsi, esploso in tutte le regioni e recentemente proprio in Emilia-Romagna, hanno generato un clima di sfiducia verso tutti i partiti. In tanti concepiscono l’estensione dal voto come un atto di protesta.

Questo rientra nelle possibilità offerte al cittadino. Il voto non è obbligatorio. E nessuno lo può imporre. Si ricorda che le percentuali di voto in altri paesi sono storicamente assai più basse di quelle che si sono registrate nei decenni passati in Italia. Questo però mi porta a due ordini di considerazioni. La prima riguarda la rassegnazione che tanti giornalisti e politologi sembrano manifestare quando si accontentano di chi sta peggio. La verità è che è l’Italia a peggiorare il suo livello di partecipazione alla vita democratica, non gli altri. La seconda é il legame che i partiti politici, oggi pressoché estinti, sapevano stabilire con i cittadini. Non a caso i partiti, come strumenti dell’azione democratica, sono stati previsti in Costituzione.

Non ci lamentiamo delle scarsa partecipazione. Cerchiamo di indagarne le cause. Personalmente penso che, superato anche il Pd, con l’egemonia renziana e l’uomo solo al comando, come strumento di democrazia, e mai apparso come tale il movimento di Grillo, oggi l’unica organizzazione sensibilmente radicata sul territorio è la Lega di Salvini. Non più quella di Bossi e nemmeno di Maroni, la Lega di Salvini è passata dalla secessione dall’Italia a una sorta di nazionalismo. Esalta gli italiani quando intende uscire dall’Euro e farla finita con l’immigrazione clandestina. La sinistra non può stare dall’altra parte. Nasce un movimento nazionale leghista che rischia di far presa al Nord come al Centro e al Sud. Occorre evitare di storcere la bocca e stabilire che la sicurezza dei cittadini e la parità di trattamento di tutti non sono estranei ai valori di una sinistra moderna e liberale. Vedremo poi avanti i risultati in Emilia-Romagna e in Calabria. E calcoleremo soprattutto quanto le liste hanno perso in voti e non tanto in percentuale, rispetto alle regionali precedenti.

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Commenti all'articolo
  1. Condivido l’articolo. Anche il PSI dovrebbe abbandonare la politica di salotto, svincolarsi da Renzi e dal PD e tornare nelle piazze, nelle università , nelle fabbriche e tra icontadini. L’Italia che lavora ci aspetta e basta farci dettare la linea politica dagli stranieri. siamo italiani, non dimentichiamolo mai.

  2. A mio avviso il forte astensionismo porta a pensare, a quanto avvenuto nel recente passato, all’attiità furtiva di gran parte delle Regioni, ai vitalizi troppo esosi e mai estinti, all’attività restrittiva dei trasferimenti ai Comuni in difficoltà, alla mancanza di politica perchè molte regioni non hanno speso tutto il badget previsto. Certo questo non basta a giustificare l’astensionismo perchè il trend è pressochè lo stesso a partire dalle elezioni europee fino alle nazionali, quindi c’è molto altro. Oseri dire che la disaffezione è anche figlia di tanta gente delusa, o meglio schifata dal politico in generale che pensa solo pro domo sua senza particolare riguardo ai troppi che soffrono e non ce la fanno più, indipendentemente da chi governa, inoltre la recessione ha di molto aiutato. L’astensione inoltre è anche dovuta al fatto che tanta gente non ha visto ancora uno spiraglio di luce in quel tunnell in cui è finita suo malgrado, di cui in troppi di quelli che ci anno governato hanno creduto e ipotizzato di vedere la luce. Molti si sono trovati senza alternative alla destra e alla sinisra tradizionale rispetto a quella che per anni era la propria area ideale di appartenenza e per non cadere nelle braccia dei populsti o delle estreme hanno preferito astenersi dal voto. Certo oggettiamente non tutti gli argomenti sono validi per giustificare l’astensione da un diritto-dovere di voto, ma tant’è che una profonda analisi delle cause deve essere fatta da tutti partiti, movimenti e tanti altri che cercano affermazione politica. Lo devono fare almeno in questo caso specifico in cui le Regioni più che una risorsa democratica di un federalisnmo mai raggiunto, si sono dimostrate dei veri e propri Parlamentini localistici e un onere che non possiamo più permetterci di mantenere in vita, quantomeno per il loro numero eccessivo in una piccola Nazione come l’Italia.

  3. Se continuiamo a correre appresso al bipolarismo la fine che ci spetta è quella degli USA, con percentuali di astensionismo del 60/70%. A diferenza degli USA, noi siamo culturalmente propenzi a delegare, ed i padri costituenti pensarono bene, che per noi, il sistema proporzionale fosse il modello che più degli altri coinvolgeva la nostra variegata popolazione italica.
    Ma quando dal 69’prima, per arrivare al 75′, gli USA si accorsero che la rivoluzione in Italia si poteva fare anche senza sparare o sommovimenti di piazza, ma con elezioni democratiche, ecco gli anni di piombo e la fine di Moro. Purtoppo tutto torna e i burattinai di oggi hanno solo cambiato d’abito, ma i fili che li muovono sono sempre gli stessi, con buona pace di tutti noi che nel 43′ arministiziammo con a capo un tizio voltagabana italico, per eccellenza, di cognome Badoglio, e tutto torna.

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