giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

A Perugia capitani
di ventura e un inedito
ritratto di Machiavelli
Pubblicato il 04-01-2015


Mostra PerugiaC’è ancora qualche settimana di tempo per venire catapultati nell’atmosfera cinquecentesca di figure come Braccio Fortebracci, Niccolò Piccinino, Bartolomeo da Alviano, Giampaolo Baglioni e il Gattamelata: capitani di ventura la cui epopea, che ha avuto in Umbria uno scenario privilegiato, viene celebrata attraverso una bella mostra organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia in collaborazione con la neonata Fondazione CariPerugiaArte. La mostra, dal titolo “Machiavelli e il mestiere delle armi. Guerra, arti e potere nell’Umbria del Rinascimento” è stata allestita nei locali di Palazzo Baldeschi al Corso e sarà visitabile fino al 25 gennaio 2015.

Ma perché unire Machiavelli al territorio umbro? L’Umbria era considerata, all’epoca di Machiavelli, un prolungamento del territorio toscano ed egli, in veste di cancelliere fiorentino, ne controllava da vicino la situazione politica. Entrò quindi in contatto con le realtà signorili, ne conobbe i luoghi più importanti e strinse rapporti con le maggiori personalità dell’epoca. Machiavelli non poté quindi fare a meno di conoscere anche i capitani di ventura, coloro che fornivano i propri eserciti ai signori. Figure importantissime dell’epoca perché da loro dipendeva la difesa e quindi la durata delle signorie.

La mostra, ideata anche sulla scia delle celebrazioni del 2013 per il cinquecentesimo anniversario de “Il Principe” (1513), segue dunque il filo dell’elaborazione teorica di Machiavelli sull’“Arte della guerra”, ispiratagli proprio dall’incontro con i capitani di ventura, e ripercorre le vicende dei condottieri attraverso dipinti, manufatti, documenti di archivio, monete, volumi e molti materiali tematici multimediali.

machiavelliAl centro della mostra, un ritratto fino ad ora inedito di Machiavelli recentemente scoperto da Alessandro Campi (uno dei quattro curatori della mostra assieme a Erminia Irace, Francesco Federico Mancini e Maurizio Tarantino) e attribuito da Claudio Strinati alla bottega del Vasari dove fu realizzato verosimilmente verso la metà del Cinquecento. Alle spalle del dipinto, una preziosissima copia de “Il Principe” di proprietà della Biblioteca Augusta di Perugia: si tratta infatti di uno dei 19 manoscritti non autografi ancora esistenti e sparsi in tutto il mondo.

Sono in esposizione, tra le altre, tele del Perugino, del Pinturicchio, di Matteo da Gualdo, di Berto di Giovanni, di Annibale Brugnoli, di Domenico Bruschi e di Salvatore Fiume, il modello ligneo del Tempio della Consolazione di Todi, attribuito al Bramante, nonché i ritratti di tutti i principali condottieri dell’epoca (provenienti da musei nazionali e dalle raccolte umbre) la cui vita, le avventure, le armi e le gesta trionfali è possibile ripercorrere attraverso installazioni multimediali, filmati e documentari storici.

Karen Odrobna Gerardi

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