domenica, 24 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Addio a Rosi, Maestro
del cinema d’inchiesta
Pubblicato il 10-01-2015


Dal film 'Salvatore Giuliano'

Dal film ‘Salvatore Giuliano’

Oggi il mondo del cinema piange uno dei suoi Maestri, Francesco Rosi se n’è andato all’età di 92 anni a Roma, dove lunedì alla Casa del cinema sarà celebrato in una cerimonia civile a partire dalle 9.
Nato a Napoli nel 1922, sarà compagno di banco dell’attuale Presidente Napolitano al liceo, dopo il quale intraprenderà gli studi di Giurisprudenza. Si appassiona al mondo dello spettacolo nel dopoguerra e diventa aiuto regista di Luchino Visconti, ma solo nel 1958 girerà il suo primo lungometraggio, la sfida, un film che anticipa il suo stile cinematografico di impegno civile. Il suo primo capolavoro sarà il film inchiesta Salvatore Giuliano, del 1962, la storia del bandito viene raccontata utilizzando una tecnica innovativa e molto efficace, fatta di flashback non in ordine cronologico. Arriveranno così i primi riconoscimenti l’Orso d’Argento al Festival di Berlino e poi il Nastro d’Argento come miglior regista, ma soprattutto il regista inizierà ad aprire alcune brecce sui misteri della storia italiana, come quella della strage di Portella della Ginestra.

Dal film: 'Uomini contro'

Dal film: ‘Uomini contro’

Il Cineasta considerato un Maestro per il suo stile unico nel raccontare, sarà ricordato soprattutto per aver dato vita al primo cinema d’inchiesta, i suoi film erano frutto di un durissimo lavoro di ricerca e documentazione. Il suo lavoro per il cinema non era solo una vocazione ma rappresentava un impegno civile costante. Sosteneva infatti Rosi che “un film incide in maniera limitata sulle situazioni reali. Ma qualcosa lascia nelle coscienze. Ne sono del tutto convinto; e, pur senza farci illusioni, senza mitizzare il nostro mestiere, sono della medesima opinione gli autori che si dedicano a un cinema “partecipante” se non proprio “militante” (e in tale categoria metto Prova d’orchestra di Fellini)”. Rosi, dopo una parentesi di un film più leggero con C’era una volta, inizierà un filone di film che caratterizzeranno il suo cinema dai forti tratti di impegno politico come Uomini contro, Rosi non si lascerà mai intimorire dalle critiche della politica. “Abbiamo contribuito, con le nostre riflessioni, analisi, descrizioni di comportamenti, alla politica del paese”, sosteneva il regista, aggiungendo: “I governanti italiani, proprio per questo, non hanno mai amato veramente il nostro cinema e, di fatto, si sono rifiutati di aiutarlo. Eppure, esso è stato fra le poche cose valide che abbiamo esportato. Certo, un film non avrà mai le possibilità che sono proprie di altri meccanismi di persuasione. Ma esprime, se non altro, una volontà di intervenire in cose che ci riguardano da vicino. La politica la devono fare solo i politici di professione, forse? No; la dobbiamo fare tutti e spesso i cineasti, come gli scrittori, sono riusciti a precedere i politici”. Non a caso verrà ricordato per il suo Le mani sulla città, una denuncia della corruzione e della spculazione edilizia del nostro Paese.

Un altro film che caratterizzerà il cinema d’Inchiesta è il caso Mattei, una ricostruzione Il_caso_Mattei_locandinadettagliata della misteriosa morte di Enrico Mattei, presidente dell’ENI, che si aggiudicherà la Palma d’Oro, durante la preparazione del film ebbe contatti con Mauro De Mauro, giornalista siciliano assassinato in circostanze collegate alla morte di Mattei. Gli anni di piombo vengono raccontati da Rosi attraverso Cadaveri eccellenti
mentre l’attore protagonista de Il caso Mattei, Gian Maria Volontè, caratterizzerà i successivi film di Rosi come Lucky Luciano e Cristo si è fermato a Eboli.
Gli anni ’80 sono inaugurati da Rosi da una storia di quotidiano e di disagio sociale come i Tre Fratelli per poi rivedere il suo attore protagonista per eccellenza, Volontè, nel successivo Cronaca di una morte annunciata.
Dopo Dimenticare Palermo, il regista napoletano tornerà alla regia teatrale con le opere di De Filippo: Napoli milionaria, Le voci di dentro e Filumena Marturano.
Il suo lavoro è stato caratterizzato dal suo dovere verso il cinema prima che dal suo amore, è riuscito come pochi non solo a raccontare i mutamenti della nostra società ma a farsi capire, lui stesso sosteneva: “Se un film propone valori universali, è impossibile non sia capito dovunque anche se si svolge in un microcosmo e si serve di una lingua di modesta diffusione”.

Liberato Ricciardi

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento