martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Banche Popolari, via libera alla riforma
Pubblicato il 21-01-2015


Banche popolariDopo tanti anni di cambiamenti promessi e mai effettuati, le Banche Popolari sono oggetto di un’importante riforma varata dal governo attraverso l’articolo 1 del decreto legge su banche e investimenti: abolizione del diritto capitario, trasformazione in società per azioni, dieci le banche popolari interessate, diciotto i mesi entro i quali concretizzare gli adeguamenti. Questi i principali punti della riforma. Renzi: “Una giornata storica perché dopo vent’anni interveniamo sulle popolari”.  

LA RIFORMA – A essere toccate dalla riforma sono dieci banche popolari il cui patrimonio supera gli 8 miliardi di euro e che dovranno superare il sistema del voto capitario (il voto degli azionisti – soci – è indipendente dal numero di azioni – quote – detenute: ogni socio ha diritto a un voto in assemblea, anche se possiede la metà del capitale). Il voto per azione – che regola le s.p.a. – apporterebbe miglioramenti al governo societario e aumenterebbe il livello di concorrenza nel sistema bancario.

LE BANCHE COINVOLTE Sono dieci gli istituti bancari toccati dalla riforma: Banco Popolare, Ubi Banca, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, di Milano, di Vincenza, di Sondrio, dell’Etruria e del Lazio, di Bari, Veneto Banca, Credito Valtellinese. Dalla riforma saranno escluse le banche popolari di piccole dimensioni e quelle di credito cooperativo (bcc).

BUEMI (PSI): CHIAREZZA DI OBIETTIVI NELLA RIFORMA – “Le Banche Popolari e Cooperative o sono con voto pro capite oppure perdono la loro caratteristica sociale fondamentale – ha dichiarato il senatore Enrico Buemi, vice Capogruppo Psi del gruppo Autonomie – Psi – Maie in riferimento alle misure sulle Banche Popolari. “Se così non fosse, le Banche Popolari e Cooperative siano come tutte le altre.” “Le situazioni ibride non aiutano la chiarezza, la trasparenza e la governance. E visto che ci siamo, sarebbe bene riprendere in considerazione le riforme del passato – ha continuato il senatore socialista – per affrontare con urgenza la questione del rapporto equivoco tra fondazioni e banche da esse generato.”  “É indispensabile, inoltre, ritornare alla separazione netta delle banche di raccolta e finanziamento da quelle di investimento – ha concluso Buemi – la cui mancanza di separatezza e sovrapposizione di obiettivi mette spesso il sistema a forte rischio”.

Siria Garneri

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