domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Basta con le diatribe tra socialisti
Pubblicato il 14-01-2015


Ricevendo da più parti sollecitazioni, intendo chiarire ancora una volta alcune mie posizioni. La dialettica è sempre positiva all’interno di qualsiasi contesto sociale e capisco che all’interno di un Partito politico sia particolarmente accesa. La dialettica di hegeliana memoria, però, che è quella che più apprezzo, mette a confronto una tesi e un’antitesi per poi arrivare ad una sintesi! Ebbene, io non vedo alcuna sintesi in quella che è diventata ormai solo una cinica e sterile diatriba tra Socialisti, che ad una tesi contrappone sempre la stessa antitesi senza mai arrivare ad una sintesi, la quale dimostri pur anche il superamento sia della tesi che dell’antitesi, ma che sia senza dubbio un momento evolutivo.

Perdonatemi Compagni, ma questo è ciò che più mi fa arrabbiare!!! Tutto è fermo, è sterile, è inutile polemica e non si va avanti, ma indietro, dimenticando il fine ultimo che è la crescita del nostro amato PSI.

Per rispondere, inoltre, a quanti mi pongono domande riguardo l’art. 18, dico che così come non mi è piaciuto il fatto che il PSI abbia dovuto accettare un passaggio dal PD, ma, rendendomi conto della realtà, riesco a mettere da parte i sogni e mi confronto con i numeri e le possibilità reali, così pure sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, in toto conquista socialista per merito del Compagno Giacomo Brodolini, con il cuore non ho approvato la scelta socialista di appoggiarne la modifica e penso che i Socialisti avrebbero dovuto battersi e urlare contro tale modifica, in danno dei lavoratori, di un articolo che è stato un totem socialista, ma con la testa devo riflettere anche sulle ragioni che hanno portato a ciò.

Mi chiedo però, contemporaneamente, dov’erano tutti i Socialisti che adesso gridano inorriditi contro la modifica dell’art. 18. Ritengo che invece di perdersi in inutili diatribe, tra Socialisti Veri e non, e stare a stigmatizzare continuamente l’operato dei nostri Compagni parlamentari, dalla base sarebbe potuto arrivare un forte incitamento a battersi per un baluardo tutto socialista, perché siamo noi che dobbiamo spingere e incoraggiare i nostri parlamentari socialisti a fare ciò che i Socialisti chiedono.

Una riflessione, per onestà intellettuale, però, va fatta in ogni caso: il diritto è una macchina complessa che si evolve seguendo di pari passo i cambiamenti e le evoluzioni della società e deve obbligatoriamente farlo proprio perché vuole assurgere alla dignità di regolatore della vita della collettività da una posizione super partes che non avvantaggi o svantaggi nessuno in particolare ma, recepisca giustamente i princìpi di civiltà, di eguaglianza e giustizia sociale. Non quindi un diritto astratto, neutro e indifferente.

Aderendo a questo principio credo si sia giunti alla modifica dell’art. 18, e non alla sua abolizione, proprio per adeguare la realtà ad una società oggi profondamente modificata dalla crisi politico-socio-economica. Non dimentichiamo, però, che la tutela dell’art. 18 scatta per i dipendenti di aziende con più di 15 dipendenti, che sono solo una piccolissima percentuale, rispetto alla grandissima maggioranza di aziende con meno di 15 dipendenti. In percentuale, quindi, “le aziende interessate dall’articolo 18 sono il 2,4 per cento, quelle non interessate il 97,6 per cento. Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, invece, su oltre 11 milioni di operai e impiegati presenti nel nostro Paese, quasi 6.507.000 lavorano alle dipendenze di aziende con più di 15 dipendenti: soglia oltre la quale si applica l’articolo 18. La questione del reintegro interessa quindi il 57,6% dei lavoratori dipendenti”.

Le aziende chiudono in tutta Italia, forse più al Sud che al Nord, e in Sicilia me ne accorgo tutti i giorni, provando un grande senso di scoraggiamento, e in tal modo non ci sarà alcun art. 18 da applicare, perché mancherà sempre più proprio il lavoro. Anche se è difficile da digerire, è necessario, dunque, capire le ragioni profonde di questa modifica che tiene fermo, in ogni caso, il reintegro obbligatorio per i licenziamenti discriminatori, tutelati anche dalla Costituzione in seno ai diritti della persona, in attesa di tempi migliori che spero verranno!

In ogni caso, ritengo che la priorità del governo non avrebbe dovuto essere la modifica dell’articolo 18, ma caso mai quella di aiutare le persone senza lavoro a trovarne un altro, attraverso appositi programmi di ricollocazione professionale.

Inoltre, ci può essere apertura verso una modifica dell’articolo 18, purché non si intacchino le tutele acquisite da chi oggi ha già un lavoro stabile.

Confrontandoci con gli altri Paesi, possiamo poi osservare che “in Francia, il reintegro nel posto di lavoro è valido solo in caso di licenziamento discriminatorio. Per un licenziamento senza causa reale e seria, il datore di lavoro può opporsi al reintegro e il giudice può disporre solo un indennizzo non inferiore alle 6 mensilità. In Germania, le tutele si applicano nelle aziende con più di dieci dipendenti, ma il reintegro non è obbligatorio e per il licenziamento si passa davanti al comitato d’impresa che può scegliere di ricorrere al giudice se lo ritiene illegittimo. In Spagna, la riforma Rajoy ha tentato di rendere il lavoro meno rigido: il reintegro è diventato facoltativo e il lavoratore può ottenere solo il risarcimento del danno con una somma che non può superare i 33 giorni per anno di lavoro invece dei 45 di prima. Nel Regno Unito, il reintegro del dipendente – previsto dalla legge – viene applicato molto raramente, mentre l’indennizzo economico varia a seconda dell’anzianità di servizio”.

Complessivamente, in attesa di tempi migliori, l’art. 18 è un articolo che rifugge da posizioni intransigenti ed ultimative e che denota l’attitudine a confrontarsi con la realtà in continuo divenire, senza per questo abdicare ai princìpi e valori di fondo, prerogativa di quanti orgogliosamente, e a ragione, si richiamano al Socialismo.

Angioletta Massimino

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Commenti all'articolo
  1. ma e proprio per tutto quello che hai detto , che art. 18 non doveva essere toccato e Nencini con gli altri due dovevano battersi fino al non voto e invece no ci si adegua come dici non esplicitamente ai voleri del PD, la domanda come diceva un noto giornalista nasce spontanea , e il caso di candidarsi dentro qualche lista pregando i compagni a votare quelle liste dove tutto hanno meno di essere Socialisti ? ho forse non vale la pena di tentare e ritentare di far votare il PSI anche se questo potrebbe essere un fiasco e io credo di no, o farlo scomparire per sempre .

  2. E’ tempo ormai di dare voce al congresso che dovrà essere celebrato prima che sia troppo tardi.Non è pensabile sostituirlo con una sterile discussione via web.Nencini dovrà garantire questa disponibilità soratutto adesso che si trova nel gabinetto Renzi a rappresentare una forza politica che che ne chiede la sostituzione.

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