mercoledì, 18 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Borse. L’Ue fa i conti “con” la Grecia
Pubblicato il 06-01-2015


EVIDENZA-Rialzo-borse-europeeC’è tempesta sulle borse europee con un nuovo calo per i listini del Vecchio Continente, a eccezione di Francoforte, per la possibile instabilità della Grecia, e per la caduta del prezzo del petrolio che fa fatica a risalire da quota 50 dollari al barile .
Per ora è aumentato solo l’indice di volatilità delle borse, il Volatility index, cresciuto negli utimi 5 giorni di oltre il 15%. Una situazione simile oltreoceano, dove il Vix alla Borsa di Chicago dal 24 dicembre (14,37) è aumentato fino a quota 19,2.
I peggiori contraccolpi al continuo ribasso del petrolio si abbattono però sul Vecchio Continente che ha visto la moneta unica registrare un cambio a 1,19 dollari, un calo che non si vedeva da almeno nove anni. A tirare l’Euro verso il basso la preoccupazione per Atene e l’incertezza per le prossime mosse della Bce. Già perché Atene è sulla barca europea e se affonda può trascinare con sé anche il timoniere tedesco. Lo ha capito bene la cancelliera Angela Merkel, che dopo le indiscrezioni di Der Spiegel sulla possibilità che Berlino ‘accettasse’ un’uscita dall’euro di Atene, ha smentito con una doverosa retromarcia. “Il governo tedesco e i suoi partner lavorano per rafforzare l’eurozona nel suo insieme e per tutti i suoi membri, Grecia inclusa”. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert. “Per fare questo bisogna andare avanti sulla strada seguita finora e sulle riforme – ha aggiunto Seibert -. L’eurozona ha fatto molti progressi, un’unione bancaria, un fondo di salvataggio e la possibilità di ammorbidire l’effetto contagio”. È proprio l’effetto contagio che spaventa la Germania e il resto dell’Europa.
Secondo Christian Odendahl, analista del Centre for european reform di Londra, l’uscita dalla moneta unica di Atene è più che improbabile per diversi motivi. Prima di tutto “se dopo tre anni la Grecia senza l’euro tornasse a crescere potrebbe rappresentare un modello da seguire” per i Paesi alle prese con un pil asfittico (come l’Italia).
Da qui la provocazione. “Sembra cinico dirlo, ma credo che l’incubo maggiore per i vertici della zona euro è se la Grecia fuori dalla moneta unica iniziasse a crescere”. In ogni caso, rassicura l’economista del think tank britannico, “se Tsipras dovesse vincere non credo deciderebbe di lasciare l’euro perché per l’economia seguirebbe una fase troppo pesante e non credo il Paese sia pronto a rischiare tanto”.

Le piazze finanziarie e  le Cancellierie europee sono in attesa della riunione della Bce del 22 gennaio, a 3 giorni dal voto ellenico, sul lancio o meno di un programma di Quantitative easing, osteggiato peraltro dalla Germania. Non da meno preoccupa il calo del greggio che sta frenando proprio le borse più forti: i titoli di Stato dei Paesi forti come Usa, Germania, Australia o Giappone continuano a registrare cali dei rendimenti.
Si continua intanto a guardare con preoccupazione alla “sinistra” di Syriza, il partito attualmente in testa nei sondaggi in Grecia. È effettivamente un movimento creato da giovani di sinistra uniti dal rifiuto delle politiche d’austerità a cui è votata la socialdemocrazia del Paese ellenico, ma non è certamente un Partito estremista o anti-euro come viene dipinto, anzi molte delle critiche poste nei confonti della politica dell’Unione sono le stesse mosse non solo da politici dei “Pigs” ma anche da molti economisti rispettati. Quindi in sostanza torna a riaffacciarsi il solito sospetto che ad alimentare l’allarmismo ci siano i manovratori della speculazione finanziaria. “Tsipras non si è mai espresso contro l’euro e l’Europa. Rifiuta invece le politiche di austerity per favorire la crescita economica”, ha affermato l’economista Andrea Fumagalli, spiegando in un’intervista a Lettera 43 che la paura di Tsipras è solo una “strumentalizzazione. Le situazioni di panico per qualcuno sono di euforia. Chi opera speculazioni finanziarie va a a nozze in questi scenari perché si crea mobilità delle valute e dei valori borsistici”. Non solo, perché il “terrore di Tsipras” è strumentale anche per cercare di evitare che la Grecia ricontratti il debito come vuole questa sinistra in testa nei sondaggi.

Liberato Ricciardi

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