martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Breve guida alle novità
2015, come compilare
correttamente
il modello Isee
Pubblicato il 26-01-2015


Il modello Isee è l’indicatore della situazione economica equivalente e serve in tutto e per tutto per accedere in maniera agevolata ai servizi proposti dallo Stato, come ad esempio ai: buoni pasto, al pagamento ridotto delle tasse universitarie, all’assistenza infermieristica gratis, all’assistenza a domicilio per persone disabili o non autosufficienti, ai fondi pensionistici per persone anziane, alla riduzione del canone di locazione sulla casa e all’aiuto delle famiglie numerose con problemi economici. In questa breve guida si cercherà di fornire gli elementi utili a capire come compilare esattamente il modello Isee 2015 in maniera corretta, cosi facendo non avrete problemi e di conseguenza gli aiuti non tarderanno ad arrivare!

Per prima cosa bisogna assicurarsi di avere a portata di mano: contratto di affitto ricevute degli affitti pagati (facoltativo), carta di identità e codice fiscale, buste paghe dell’anno precedente (solo per i lavoratori frontalieri) cud dell’anno precedente eventuali ricevute di debiti in corso (ad esempio, se si è acceso un mutuo).

Come compilare il modello Isee e calcolarlo – Bisogna innanzitutto cercare e compilare i documenti necessari di tutte le persone che compongono il nostro nucleo familiare. Infatti ad esempio, se si possiede una casa di proprietà, occorrerà la visura di essa, che potrà essere scaricata dal patronato a cui ci si rivolge. Il prezzo solitamente non supera i 5 euro. Questo passaggio è molto importante perché incide moltissimo sul 20% e di conseguenza maggiori sono le persone che compongono il nucleo famigliare, più l’Isee sarà basso e quindi si potrà accedere a molti più servizi pagando sempre meno.

Modello Isee, documenti – Una volta trovati i documenti, andate al patronato più vicino o presso l’ufficio dei servizi sociali del comune, dove verrà effettua la convenzione. Il patronato ricordatevi che effettuerà tutti i servizi gratuitamente. È importante controllare il documento isee, perché nel caso ci fossero errori di qualsiasi genere non potrà essere accettato. Tutti gli isee oggi vengono controllati dall’Agenzia delle Entrate, mediante le nuove leggi vigenti imposte tramite la circolare Inps del 18 dicembre 2014 (prima non era così), per questo è importante che non ci siano errori. Per effettuare il calcolo di simulazione, basterà collegarsi al sito dell’Inps da seguente link: Simulazione Calcolo Isee.

Il modulo Isee va inoltrato all’Inps telematicamente attraverso il sito web indicato e se accettato vi consentirà di accedere ai seguenti servizi: pagamento agevolato dei buoni pasto, pagamento agevolato dei libri di testo per i bambini che frequentano le scuole dell’obbligo, ai fondi per gli anziani curati in casa per disabilità o non autosufficienza, al pagamento del canone di affitto della casa (servono anche i soldi dell’affitto versati, ad esempio possono essere richieste le ricevute), ricordatevi di controllare ed informarvi sempre sulla sua scadenza ed infine anche il pagamento ridotto delle tasse universitarie. In questo modo avrete compreso come inviare il modulo sul sito: www.inps.it e compilare “esattamente” in maniera perfetta il modello isee..

Non dimenticare mai di muoversi per tempo, in modo che se qualche documento manca, si ha modo di richiederlo affidarsi ad un patronato di fiducia.

Consulenti lavoro, dal 2015 cala il contributo ad aziende su solidarietà

Le aziende che hanno in corso un contratto di solidarietà, oppure stipulino a partire dal 1 gennaio 2015 un contratto simile, avranno una integrazione del 60% e non più del 70%. A sottolineare “una delle novità negative per aziende e lavoratori, contenuta nei provvedimenti di fine anno”, è la Fondazione Studi dei consulenti del lavoro che ricorda come “alla riduzione dell’orario di lavoro consegue il diritto del prestatore di lavoro ad un trattamento di integrazione salariale straordinaria che consente la parziale copertura della corresponsione economica persa a causa della riduzione dell’attività lavorativa”. Per l’anno 2014, rammentano i consulenti, era stato disposto un aumento del 10% dell’importo dell’integrazione salariale con un finanziamento di 40 milioni di euro, pertanto la misura dell’integrazione da corrispondere è stata pari al 70% della retribuzione persa a seguito della riduzione di orario. Nell’anno 2015, invece, con la Legge di Stabilità non è stata stanziata in alcun modo la somma di 40 milioni di euro e dunque da quest’anno le aziende che hanno in corso un contratto di solidarietà, oppure stipulino a partire dal 1 gennaio 2015 un contratto simile, avranno una integrazione del 60% e non più del 70%. “Ne consegue che ora – conclude la Fondazione – le aziende dovranno valutare attentamente se conviene tornare a forme di ammortizzatori che potrebbero risultare più convenienti soprattutto per i lavoratori”.

Servizi a rischio, no Corte dei Conti a nuovi tagli organici ministero

No a nuovi interventi di riduzione sugli organici della Pubblica amministrazione; metterebbero a rischio i servizi offerti. A mettere in guardia il Governo da eventuali nuove sforbiciate sulla organizzazione dei Ministeri è la recente relazione della Corte dei conti che ha analizzato lo stato di attuazione dell’art.2 della legge sulla spending review del 2012. “Ulteriori interventi, attesa l’assenza di soprannumeri di risorse umane dirigenziali e non, potrebbero non consentire una adeguata cura dei servizi, circostanza, peraltro, già segnalata da alcune strutture amministrative”, denunciano i magistrati contabili che sottolineano per questo come il processo di realizzazione della definizione dell’apparato della Pubblica Amministrazione necessiti “di stabilità per essere completato, in linea con i principi costituzionali che presiedono all’organizzazione dei pubblici uffici, ai quali si devono ispirare eventuali ulteriori modifiche”.

E “ferma restando l’insindacabilità delle scelte di natura politica, la discrezionalità non si sottrae al giudizio di irrazionalità” se si adottassero proposte “che vanificassero il risultato finora raggiunto in materia di assetti organizzativi o adottassero istituti e criteri già sperimentati, come nel caso del ruolo unico dirigenziale”, aggiunge la Corte. Già l’idea del Governo di razionalizzare l’organizzazione dei Ministeri con una revisione di spesa puntuale è stata, per i magistrati, sostanzialmente superata a causa dell’introduzione di tagli indifferenziati, “adottati cioè a prescindere dal contesto di un’adeguata valutazione del rapporto tra attribuzioni intestate, risorse impiegate e servizi da rendere”. Una riorganizzazione, peraltro, ancora da completare “particolarmente dalle strutture articolate per uffici territoriali”. Nè risulta “ancora ultimata”, denuncia ancora la Corte dei Conti, la riorganizzazione di tutti i Ministeri, da concludersi con l’adozione dei decreti ministeriali di definizione degli uffici dirigenziali di secondo livello. Non solo. Il succedersi dei Governi non avrebbe consentito “di impartire tempestive indicazioni in merito alla ripartizione dei tagli sulle articolazioni dei Ministeri”.

La relazione della Corte dei Conti offre il destro ai sindacati per ribadire la propria contrarietà alla politica dei tagli adottata dai governi e confermata anche dall’esecutivo Renzi. “La Corte dei Conti conferma che il Paese non ha bisogno di riforme che non siano tali, di riforme che non siano solo la reiterazione degli annunci di buona volontà del governo di turno”, hanno commentato il segretario confederale della Cisl, Maurizio Bernava ed il segretario generale della Cisl Funzione Pubblica, Giovanni Faverin che hanno sollecitato per questo atti amministrativi ed indirizzi precisi da parte dell’esecutivo. “La vera riforma è che il Governo si comporti da imprenditore e datore di lavoro, preoccupato di fornire prodotti competitivi, soddisfare bisogni senza ritardi e sprechi, valorizzare il proprio personale, investendo in formazione ed in nuovi modelli organizzativi oltre che a strutturare un efficiente sistema di monitoraggio e verifica su funzionamento, efficienza e costi”, hanno concluso.

Cisl, Lombardia verso il record licenziamenti collettivi nel 2014 

Licenziamenti collettivi in Lombardia verso il record storico. Sono oltre 28.500 i lavoratori messi in mobilità nel 2014 nelle aziende sopra i 15 dipendenti, oltre il 10% in più rispetto all’anno precedente. E’ quanto emerge dalle stime elaborate dal dipartimento mercato del lavoro della Cisl Lombardia, sulla base dei dati regionali relativi alle iscrizioni alla lista di mobilità. “I dati – ha commentato Osvaldo Domaneschi, segretario generale Cisl Lombardia – segnano un drammatico record storico. Mai il livello dei licenziamenti è stato così alto, siamo al triplo dei dati rispetto a sei o sette anni fa””. Con le nuove regole del Jobs Act e le misure previste dalla Legge di Stabilità, secondo Domaneschi “le imprese non hanno più alibi, devono investire e assumere”. I licenziamenti collettivi nel 2014 finora registrati sono stati 26.028, contro i 25.789 del 2013. Mancano però ancora i dati di dicembre, per i quali si stimano oltre 2.500 licenziamenti, poiché dal 1 gennaio 2015 sono cambiate le regole (si riduce la durata dell’indennità per chi ha più di 40 e di 50 anni) e la mobilità, soprattutto per l’aggancio alla pensione, è stata usata moltissimo negli ultimi mesi dell’anno scorso. “Il mondo del lavoro lombardo non può permettersi un altro anno di lacrime e sangue. Chiederemo alla Regione – ha concluso Domaneschi – di aprire un tavolo sul settore manifatturiero, spina dorsale del nostro sistema produttivo, perché si individuino le linee di intervento strategiche per favorire la ripresa”.

Carlo Pareto                                                                      

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