martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Buemi, passi avanti sulla riforma della Giustizia
Pubblicato il 20-01-2015


Buemi-riforma giustiziaIl ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha presentato alle Camere il bilancio di un anno di politica della giustizia, con discreti risultati – anche se poco visibili – per un recupero di efficienza.

Le cause civili pendenti sono scese sotto la soglia dei 5 milioni (4.898.745 al 30 giugno 2014 con un calo del 6,7% rispetto al 2013); i detenuti presenti nelle carceri italiane sono scesi stabilmente, dal 31 dicembre 2014 a oggi, a 53.623 (a dicembre 2013 erano 62.536; 66.000 al momento della condanna della Corte di Strasburgo e circa 70.000 nel corso del 2010) e nello stesso tempo sono aumentate (31.962) le misure alternative alla detenzione, quelle che appunto ‘svuotano’ le carceri.

Ovviamente non tutto è farina del sacco di Orlando perché i risultati sono anche il frutto di misure dei governi Monti e Letta e implementate dal governo Renzi.

Dopo la fase delle «emergenze unanimamente ritenute tali», cioè quelle dell’affollamento carcerario e dei processi civili, il governo si è impegnato a dedicare la medesima «determinazione» al settore penale, dove le pendenze sono tutt’ora più di 3 milioni e mezzo (3.521.705) e alla lotta alla corruzione, «fenomeno criminale che le inchieste giudiziarie dimostrano aver raggiunto dimensioni intollerabili, anche per il suo intreccio con strutture organizzative di tipo mafioso».

Sul dibattito è intervenuto il senatore del Psi, Enrico Buemi, che ha confermato il giudizio positivo sulle dichiarazioni di orlando.

Qui di seguito il testo dell’intervento:

“Signor Presidente, signor Ministro, annuncio il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie-PSI-MAIE sulla sua relazione e sull’impianto complessivo delle sue considerazioni. Ho già riconosciuto, in discussione generale, lo sforzo che il Ministero e lei in particolare state facendo nella direzione di una riforma effettiva del nostro sistema giudiziario. Certamente informatizzazione, processo telematico e sportelli telematici sono un fatto rivoluzionario per il nostro sistema giudiziario; di questo bisogna essere consapevoli. Siamo convinti che non ci sarà soltanto un miglioramento dei tempi, ma che cambierà anche la cultura del nostro sistema giudiziario. Si tratta di un importante fattore di modernizzazione, che induce lo svecchiamento del sistema.

Nel riconoscere questi meriti, vorrei richiamare la sua attenzione, signor Ministro, su alcune questioni che a mio avviso rimangono ancora irrisolte. Parto dalla prescrizione, che è uno degli elementi connessi tra efficienza del sistema e risultato del processo penale. Dicevo prima nel mio intervento che non si deve risolvere il problema della prescrizione aumentando i tempi del processo. Bisogna mantenere tempi ragionevoli per la prescrizione, ma bisogna ridurre in maniera sostanziale i tempi del processo, aumentando in primo luogo gli organici, come lei ha detto, signor Ministro. I processi si reggono certamente sui magistrati, ma si reggono anche moltissimo sugli amministrativi, che svolgono una funzione indispensabile. Dobbiamo inoltre procedere anche con il potenziamento della logistica (tornerò dopo sulle questioni della geografia giudiziaria).

Dobbiamo anche – e questo è uno sforzo che deve fare anche il Parlamento – ridurre l’area dei contenziosi e dei ricorsi con buone leggi, cioè con leggi più chiare che lascino meno discrezionalità a coloro che debbono intanto rispettarle, poi farle applicare e poi giudicare in funzione di quelle leggi. Quindi, l’organizzazione giudiziaria è un momento fondamentale di un risultato, e per questo, signor Ministro, ribadisco la necessità di una sua particolare attenzione sulla riforma della geografia giudiziaria, che sicuramente è stato un passo importante.

Si è cambiata la direzione di marcia, e però tale direzione, che non deve essere assolutamente invertita, richiede una messa a punto di situazioni che mantengono forti criticità anche nell’ambito del riconoscere ai territori la necessaria parità di trattamento che a tutti i cittadini italiani deve essere garantita. Da questo punto di vista, signor Ministro, noi siamo ancora in attesa dei dati relativi all’anno di vigenza della riforma, ovvero agli accorpamenti tra i vari tribunali. Abbiamo bisogno di questi dati perché, dalle notizie che abbiamo, vi sono situazioni preoccupanti in alcune realtà. Ne cito solo alcune sulla base di dati provenienti dal Ministero.

L’accorpamento del tribunale di Camerino ed altri al tribunale di Macerata ha fatto precipitare quest’ultimo tra gli ultimi tribunali italiani (sono dati del Ministero), in particolare per quanto riguarda il processo civile. Ho poi dati riguardanti il tribunale di Castrovillari, che ha accorpato il tribunale di Rossano: in questo anno 1.800 fascicoli dal territorio Castrovillari, 4.200 fascicoli, per quanto riguarda il civile, dal territorio di Rossano: è evidente che c’è stato un errore, che bisogna correggere. Non si può accorpare un tribunale due o quasi tre volte più grande in un tribunale più piccolo; non se ne capisce la ragione. In materia di diritto del lavoro lo stesso tribunale registra un rapporto di otto a due (area di Castrovillari due e area di Rossano otto). Sono tutte questione che si ripropongono in altre situazioni: Sala Consilina‑Lagonegro (non mi dilungo, ma la situazione è nota); per non parlare del tribunale di Ivrea, a cui è stata accorpata una certa parte del tribunale di Torino (l’ex sezione distaccata di Chivasso) che ha ingolfato il tribunale di Ivrea, rendendolo praticamente irraggiungibile.

Bisogna chiamare i territori, di fronte alla necessità di razionalizzazione e di contenimento delle spese, a concorrere nel mettere a disposizione dei territori stessi il servizio giustizia. Vede, signor Ministro, per chi è ricco la giustizia non è mai lontana, ma per chi è povero, quando il tribunale è a 50 chilometri vuol dire che gli avvocati, tutta l’attività processuale si scarica su chi non è in grado di sostenere l’elemento economico. Credo allora che non dobbiamo avere un tribunale sotto ogni campanile (lei giustamente diceva che non serve un ospedale che non è in grado di dare la prestazione di alta qualità che è necessaria), e nello stesso tempo dobbiamo fare ragionamenti di razionalità per quanto riguarda i tribunali stessi.

Vengo ad alcune questioni. La responsabilità civile dei magistrati: speriamo che arrivi rapidamente in porto.

È un fatto positivo che la Commissione giustizia della Camera non abbia modificato il testo del Senato, quindi auspico che nel mese di febbraio si possa arrivare alla revisione di una norma che nei suoi ventiquattro anni di vigenza ha dimostrato la sua impraticabilità. Un risultato positivo, questo, che deve essere affiancato anche da una considerazione, anzi dalla presa d’atto delle decisioni conseguenti alla considerazione che lei faceva sulla obbligatorietà dell’azione penale.

Lei dice giustamente che bisogna selezionare perché la mole di lavoro complessivo che gravita sui tribunali impedisce di fatto alle procure di esercitare in maniera puntuale quello che è un obbligo costituzionale, ovvero l’obbligatorietà dell’azione penale. Credo che allora non basti una circolare, come giustamente ha detto lei, ma neanche che ci sia una sostanziale differenziazione al livello giuridico di quelli che sono i reati più importanti da quelli meno importanti.

Dobbiamo avere il coraggio di lasciare che sia la politica, di fronte alle emergenze, a indicare quali sono le priorità. In questo senso un ragionamento non sull’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, ma su una sua regolamentazione a livello legislativo credo sia necessario, come credo sia necessaria una riflessione sul Consiglio superiore della magistratura.

Non possiamo continuare ad assistere al teatrino del Consiglio superiore della magistratura. Le logiche di protezione corporativa devono essere superate perché la tutela fondamentale è certamente l’autonomia dei magistrati, ma anche la garanzia che i magistrati vengono giudicati in funzione delle effettive responsabilità e non dei rapporti di forza che all’interno del CSM esistono.

Queste sono le considerazioni più importanti che volevo richiamare alla sua attenzione e sono convinto che lei, come ha già fatto in passato, sarà attento a questi aspetti e cercherà di affrontarli attraverso una dialettica fra il Governo e il Parlamento”.

Redazione Avanti!

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