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Opinioni e commenti
 

Caso Cucchi: “Fu picchiato, ora nuove indagini”
Pubblicato il 12-01-2015


Stefano CucchiAtti al pubblico ministro per nuove indagini sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato per droga nell’ottobre 2009, e morto una settimana dopo all’ospedale “Sandro Pertini”. Cucchi sicuramente “fu picchiato”, anche se non sono state accertate le cause precise della morte. E le nuove indagini dovranno prendere in considerazione “i carabinieri che hanno avuto in custodia Cucchi dopo la perquisizione domiciliare”. Così scrivono i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Roma nella motivazione della sentenza dello scorso 31 ottobre che assolse tutti i dodici imputati – tra agenti penitenziari, medici e infermieri – dall’accusa di omicidio.

LA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA D’APPELLO – Nella motivazione di 67 pagine,  il presidente Mario Lucio D’Andria, il giudice a latere, Agatella Giuffrida – insieme con i componenti della giuria popolare – sottolineano che “le lesioni subite da Cucchi sono necessariamente collegate a un’azione di percosse e comunque da un’azione volontaria che può essere consistita anche in una semplice spinta che abbia provocato la caduta a terra con l’impatto sia del coccige, sia della testa contro una parete o contro il pavimento”. “Non è solo una congettura” che la violenza sia stata perpetrata dai militari dell’Arma che ebbero in custodia Cucchi dopo l’arresto al termine di una perquisizione nella sua abitazione, poiché “già prima di arrivare in tribunale Cucchi aveva segni e disturbi che facevano pensare a un fatto traumatico avvenuto nel corso della notte”.

LA MORTE DI STEFANO CUCCHI – Il geometra romano venne arrestato per possesso di droga il 22 ottobre 2009, e morì una settimana dopo all’ospedale “Sandro Pertini”, dove era stato ricoverato in condizioni pietose per le percosse ricevute durante la detenzione, aveva commentato la sentenza di primo grado. Per l’accusa il giovane venne pestato nelle celle di Palazzo di Giustizia, “dopo l’udienza di convalida e prima dell’ingresso al carcere”. Successivamente morì per “sindrome di inanizione”, ovvero per malnutrizione, a causa della condotta di chi doveva curarlo e non lo fece, cioè per una condotta “contrassegnata da imperizia, imprudenza e negligenza”.

Siria Garneri

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