mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Allarme terrorismo per le redazioni
Pubblicato il 14-01-2015


Nasr al-Ansi, il leader della succursale yemenita di al-Qaida

Nasr al-Ansi, il leader della succursale yemenita di al-Qaida

L’allarme c’è. Rischi specifici però no, fatto sta che da qualche giorno servizi di sicurezza e forze dell’ordine hanno potenziato l’apparato antiterrorismo a cominciare dal Vaticano in seguito ad alcune segnalazioni giunte dai servizi di intelligence di Israele e Usa, ma anche di ambasciate e sedi istituzionali varie. L’ultimo di questi allarmi generici accompagnato da ‘consigli’ riguarda le redazioni giornalistiche ed è stato dato dalla Questura di Roma che ha predisposto e reso operativo un piano, coordinato con le altre forze di Polizia, che prevede un rafforzamento delle misure di sicurezza per gli obiettivi sensibili più a rischio. L’invito della Questura agli organi di stampa è quello di dotarsi di “blindature di ingressi, metal detector e sistemi di videosorveglianza da collegare con le sale operative della Polizia di Stato o con quella del Comando Provinciale dei Carabinieri”.

Prosegue intanto la caccia ai possibili terroristi, ‘dormienti’ e non.

Si tratta di decine di soggetti a rischio che vivono, e spesso lavorano anche in Italia e che potrebbero trasformarsi in jihadisti da un momento all’altro. Un lungo elenco costantemente aggiornato per filtrare aeroporti, stazioni, porti e possibili punti di ingresso o di transito del nostro Paese. Molti sono giovani, non tutti stranieri ma anche italiani, convertiti all’islam, predicatori, immigrati, ex combattenti della Bosnia e dell’Afghanistan. Nulla per ora, spiegano fonti qualificate, lascia presagire che sia in atto la preparazione di qualche attentato, ma la prudenza, leggi prevenzione, in questo caso non è mai troppa.
Molti di questi “insospettabili” e potenziali jihadisti vivono isolati dal resto delle comunità islamiche di riferimento, che considerano “troppo indulgenti e deboli nei confronti del mondo occidentale”. Per molti di costoro la fonte primaria di informazioni e di proselitismo è il web. È infatti nei siti e nei blog specializzati che viene veicolata la propaganda antioccidentale, i messaggi che incitano all’odio e alla violenza, gli input destinati a risvegliare le cellule dormienti e far scattare gli attacchi. Chi invece ha già combattuto in Bosnia e Afghanistan, non solo è già ideologicamente ‘formato’, ma anche militarmente addestrato all’uso di armi ed esplosivi.

Dopo gli attacchi di Parigi però l’attività esterna di questi potenziali o presunti terroristi si è ulteriormente rarefatta, forse per evitare – spiegano –la stretta dei controlli dopo i sanguinosi attacchi di Parigi.
L’allarme è stato confermato dal ministro dell’Interno Alfano, intervenuto alla riunione della commissione regionale Antimafia, a Palermo, che ha anche parlato di immigrazione comunicando un dato sconvolgente: sarebbero 3.700 i bambini immigrati in Italia e scomparsi dai centri di accoglienza dopo gli sbarchi nel nostro Paese.

Quanto alle modalità del nuovo terrorismo jihadista, Alfano ha sottolineato il problema dei cosiddetti ‘lupi solitari’, “molto grave perché risponde a una modalità di reclutamento del califfo che si fonda non molto su cellule organizzate, ma da quando la nuova struttura dell’Islamic State sembra avere preso il sopravvento su Al Queda il reclutamento avviene anche con modalità individuali. Questo produce il rischio della cosiddetta strategia dei mille tagli che tende con mille piccoli attacchi a dissanguare il nemico. È una strategia che si è evidenziata negli organi di informazione connessi agli Islamic State”. “Noi – ha detto il ministro – siamo attenti e stiamo mettendo in campo le nostre migliori energie dal punto di vista dell’intelligence, ma ad oggi nessun Paese può essere a rischio zero”.

Intanto oggi Nasr al-Ansi, il capo di al-Qaida nello Yemen ha rivendicato, in un video di undici minuti, l’attacco a Charlie Hebdo, sferrato su “ordine” del leader Ayman Zawahri. Nella rivendicazione si minacciano nuove “tragedie e terrore”.

La succursale yemenita di al-Qaida aveva già rivendicato l’attacco a Charlie Hebdo in un video postato su Youtube il 9 gennaio scorso e in quello di oggi al-Ansi dice che è stata questo ramo dell’organizzazione a scegliere l’obiettivo, studiare il piano e finanziare l’operazione”.

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