sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Craxi, il grande “eretico” della politica italiana
Pubblicato il 23-01-2015


Nei giorni in cui la figura di Bettino Craxi è stata ricordata, a 15 anni dalla sua scomparsa, mi sono interrogato su quale altra figura storica potesse essere paragonato. In mente mi sono venuti Giordano Bruno, il grande filosofo-monaco nolano bollato come “eretico” dalla Santa Inquisizione, e a Giuseppe Garibaldi, che condannato a morte per la sua partecipazione alla cospirazione genoana dell’altro grande esule Giuseppe Mazzini nel 1834, fuggì venendo dichiarato contumace e latitante.
Se si eccettuano le solite affermazioni di chi ritiene si debba usare la giustizia come una clave contro gli avversari politici, i meriti che il leader socialista, scomparso il 19 gennaio del 2000 in esilio ad Hammamet, ha avuto per il nostro Paese sono oggi oggetto di una valutazione più serena.

La revisione del Concordato, la sconfitta del massimalismo sindacale nel referendum sulla scala mobile e del potere di veto del partito comunista, l’abbattimento dell’inflazione, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della nostra economia, il consolidamento dello Stato sociale, l’affermazione dell’identità nazionale a Sigonella a petto degli americani (negli anni del reaganismo!) e dell’europeismo, con l’allargamento, imposto alla “Dama di ferro” inglese Margareth Thatcher: questi sono alcuni dei risultati conseguiti da Craxi, negli anni della sua presidenza del Consiglio, la più lunga della storia della prima Repubblica.

Inoltre, la visione umanitaria e libertaria del socialismo (si veda la battaglia per salvare Aldo Moro dalle mani dei brigatisti rossi e lo scontro politico per impedire il compromesso storico), senza cioè vizi ideologici e dottrinali tipica dei custodi del dogma marxista-leninista in Italia, con la battaglia culturale a sinistra contro l’”egemonia” gramsciana del Pci sulla società civile e anche per fare prevalere il riformismo nel sindacalismo italiano, e il grande ruolo nel promuovere i valori della democrazia contro la feroce dittatura militare di Pinochet in Cile ed il totalitarismo comunista in Polonia e di libertà dal bisogno come vicesegretario generale delle Nazioni Unite, nei paesi del Terzo mondo.

E certo ci sono anche gli errori, come l’eccesso di pragmatismo dettato dall’esigenza di muoversi tra i due colossi della politica del tempo: la Dc, con la sua mostruosa occupazione dello Stato e il Pci, con il più formidabile apparato di partito di tutto l’Occidente (sostenuto da colossali flussi di denaro provenienti dal Blocco sovietico ma anche da quelle che Togliatti definiva le “salmerie”: le cooperative “rosse”).

Di Craxi si tace sovente un aspetto: egli fu avversario non solo degli ideologismi della sinistra, ma anche del liberismo e dei “poteri forti” del capitalismo finanziario nazionale ed internazionale, con i loro corifei mediatici, che vedevano in lui l’avversario da abbattere per mettere le mani sul prezioso sistema delle Partecipazioni Statali del nostro Paese, come testimonia il celebre incontro sulla nave reale inglese Britannia, il 2 giugno 1992, tra imprenditori e grand commis di Stato, per spartirsi sotto l’egida della finanza anglo-americana a prezzi di saldo i “gioielli” dell’industria pubblica: proprietà del Ministero del Tesoro, come: Telecom, Seat, Ina, Imi, Eni, Enel, Mediocredito Centrale, Bnl; dell’Iri come Finmeccanica, Aeroporti di Roma, Autostrade, Stet, Ilva, Comit, Credit, Banco di Roma e Mediobanca; dell’Eni: come Enichem, Saipem, Nuovo Pignone; dell’Efim.

Nella difesa dell’economia pubblica dal capitalismo monopolistico e parassitario italiano Craxi fu sempre intransigente, così come contro la regressione dei diritti sociali che il Trattato di Maastricht e l’euro hanno provocato.
Maurizio Ballistreri

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Commenti all'articolo
  1. Nella vita di partito, credo sia stato l’esempio di un Leader che riesce a convivere con altre personalità “forti”, in virtù dell’autorevolezza che sa esprimere nel suo ruolo, mentre, sul piano istituzionale, penso sia stato il portabandiera, o l’antesignano, di un progetto o di una concezione della società basata sull’equilibrio dei “poteri”, e nella quale la politica si valorizza e sa guadagnarsi fiducia e stima anche attraverso l’assunzione di responsabilità, specie nei momenti difficili che può incontrare il proprio Paese (vedi quelle di cui egli seppe innegabilmente farsi carico).

    Paolo B. 23.01.2015

  2. Giustamente si sono ricordati onori ed errori del grande leader Craxi, sottolineando come la sua linea sia sempre stata intransigente contro il liberismo ed i poteri forti. Al contrario di come avviene ora , dove chi occupa il governo, con un premio di maggioranza incostituzionale, è prono al capitalismo parassitario, alla troika ed al potere finanziario, travestendo la propria crassa incapacità con trovate propagandistiche da ruota della fortuna e rappresenta quindi un formidabile ostacolo al risorgere della sinistra e di un progetto socialista in Italia. Allearsi con chi agisce in questo modo è come se il condannato si alleasse con il boia.

  3. Vorrei suggerire la lettura di un libro che Ferdinando Cionfi ha scritto recentemente: illuminante sul periodo di Tangentopoli”Il colpo di Stato”Sarà il contributo che farà giustizia sulla figura di quanti sono risultsti vittime del giustizialismo ancora imperante.Tra le vittime un grande socialista :Bettino Craxi.

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