sabato, 19 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Da Socrate a Tsipras
Pubblicato il 26-01-2015


Non è immaginabile un’Europa senza Grecia. Ha ragione Sergio Romano. No, un’Europa senza Grecia è un continente senz’anima e senza storia. Solo una fredda dimensione monetaria. Il contrario di quel che avevano sognato Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi e prima ancora il nostro Filippo Turati. Senza anima perché la Grecia è la filosofia, è l’arte, è il teatro, la tragedia e la commedia. Cioè siamo noi europei così distanti per tradizione anche dal continente americano che affonda le sue origini in ben più recenti e meno esaltanti confitti e culture. Siamo noi vecchi amanti dei nostri sacri testi che ci hanno offerto in eredità il pensiero moderno. Come quel Socrate che sapeva di non sapere. Ma siamo noi anche perché la nostra storia parte di lì. La democrazia ateniese è il primo fulcro di quel che ancora non è ovunque stabile e oggi è nuovamente da difendere coi denti da attacchi del fanatismo e dell’oscurantismo. No, un’Europa senza Grecia è solo un salvadanaio, non un progetto politico e culturale.

Certo la situazione economica e sociale che sta alla base della vittoria di Tsipras e del suo partito, Syriza, non è quella italiana. Il debito accumulato dalla patria di Aristotele è decisamente superiore e gli interessi si mangiano qualsiasi possibilità di autentica crescita (l’aumento del Pil allo 0,7 è fragilissimo se rapportato alle necessità). In Grecia è stato intaccato il 40 per cento dei salari, degli stipendi e delle pensioni, la disoccupazione è più del doppio di quella italiana, attorno al 26 per cento, quella giovanile superiore al 50. In situazioni di grave tenuta sociale è ovvio che prevalgano le tendenze estreme. E meno male che la protesta è stata incanalata da Syriza in una proposta politica democratica. Che dire di neo nazisti di Alba Dorata divenuti il terzo partito?

Se, come pare, Syriza non avrà i numeri per governare da sola, avrà bisogno di quel che resta dei socialisti, scivolati al 4,7 per cento, mentre Papandreu col suo nuovo partito non raggiunge la soglia minima di rappresentanza parlamentare. Si formerà un governo di coalizione e sarà forse meno rigida la posizione del nuovo governo ellenico. Resta il punto. La politica dell’austerità e del rigore sta provocando ovunque in Europa, e soprattuto nei paesi mediterranei, che sono i più fragili, forti tendenze antieuropee, che si sfrangiano tra l’idea di uscita dall’euro e quella della immediata cancellazione del debito. Credo siano vie senza uscita. Quello che il governo Tsipras dovrebbe perseguire assieme al governo socialista francese e mi auguro anche a quello italiano è il superamento della politica dei vincoli e il rilancio della politica della crescita che si sono rivelati incompatibili tra loro.

Draghi ha innestato, coi suoi 1140 miliardi messi improvvisamente sul tavolo, una nuova opportunità. Adesso è il momento di superare anche il vincolo del tre per cento, che di fatto non esiste più, aggirato com’è dalla Francia, dalla Spagna e di fatto anche dall’Italia. Occorre che il piano Juncker non sia solo una promessa e men che meno una finzione. Occorre che la Germania e suoi falchi si rendano conto che la loro idea di Europa si sta frantumando nel disagio sociale che produce tendenze sempre più estreme ed antieuropee. Il rigore è l’anticamera della disgregazione e poi produrrà sempre più debito, rapportato al Pil. Rigore e sviluppo sono, mai come oggi, chiaramente antitetici. Se ne rendano conto i falchi e i burocrati che sembra vivano in un altro mondo.

Ben venga Tsipras se servirà a questo. Credo che anche per lui il governare si rivelerà difficile. Un conto è oggi promettere, trecentomila posti di lavoro sono tanti, altro mantenere. Non oso pensare, col debito che ha, a una Grecia che fuoriesce dall’euro e viene lasciata sola coi suoi problemi. Quello che sconsiglierei è andare alla ricerca adesso dello Tsipras italiano. Noi viviamo spesso di esterofilia. La sinistra italiana negli anni sessanta (non vado più indietro per evitare di vergognarmi) cercava il suo Mao, negli anni settanta il suo Mitterand, negli anni ottanta il suo Gorbaciov, negli anni novanta il suo Blair e il suo Clinton. E potrei continuare. La verità è che non li ha mai trovati. I miti non sono esportabili. Forse solo Garibaldi disponeva di due mondi. Per il resto, lo dico da ormai anziano socialista turatiano, nutro sempre una certa diffidenza per gli estremismi faciloni, un po’ populisti, spesso parolai. Non dico che Tsipras sia di questa risma, ma molti suoi imitatori italiani certamente sì… Ho anche letto, da uno dei suoi più devoti cantori, che in Italia il nostro Tsipras l’abbiamo già ed è Renzi. In questo caso il mito importato avrebbe subito non poche modificazioni.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Ben venga la vittoria di Tsipras in Grecia se riuscirà davvero a migliorare le condizioni di vita dei greci. Al momento, tuttavia, non credo che, purtroppo, le misure proposte da Tsipras possano portare a cambiamenti positivi incisivi. Le misure proposte da Tsipras, e questo non può che essere comunque positivo per chi si è impoverito a dismisura in questi anni, permetteranno certamente di ridistribuire un po’ la ricchezza, ma in modo molto marginale. Per far ripartire la Grecia, invece, credo ci sia bisogno di una spinta molto molto più incisiva, spinta che potrebbe venire solamente da un forte aumento della spesa pubblica negli anni a venire (la cui entità potrebbe comportare deficits al di sopra del 10%, nel rapporto deficit/PIL, almeno per diversi anni). Ma un simile aumento di spesa non è consentito dalla UE. Nemmeno la riconversione del debito, ahimè, risolverebbe i problemi della Grecia. Le misure economiche che la Grecia avrebbe bisogno di attuare possono essere prese solamente se il paese ellenico abbandonerà l’area euro. Avrebbe dovuto farlo nel 2008. E, per il bene della gente greca, soprattutto di quelli che versano in condizioni di estrema povertà, sarebbe auspicabile se lo facesse il prima possibile. Uscire dall’euro non significa uscire dall’Unione Europea o dalla Storia, bensì liberare un paese dalla morsa creditizia di Stati e/o gruppi d’interesse europei ed internazionali tutt’altro che solidali, altruistici o, ahimè, romantici.

  2. Grazie Direttore, per questo editoriale. Che Europa sarebbe quella che lascia nell’indigenza una parte dei suoi concittadini? Il sogno dei nostri padri, di un’Europa unita, non era quello di un’unione in difesa dell’alta finanza, ma della pace e della giustizia sociale.
    Penso che non ci serva uno Tsipras italiano, quando ci si affida al pensiero di un uomo solo al comando, si corrono grossi rischi. L’Italia, però, può fare molto in campo europeo, introducendo nuove soluzioni per una coesione fondata su nuovi principi. Magari prendendo spunto anche dalla Repubblica di Platone, allora col tiranno Dionigi di Siracusa non è andata troppo bene, chissà se ora, dopo oltre 2000 anni, siamo abbastanza maturi per tentare una soluzione politica condivisa.

  3. Tsipras e Renzi hanno entrambi quarant’anni. Quest’ultimo si è impadronito del PD con una vittoria alle elezioni primarie, con molte immissioni di fans marginali rispetto al sostrato socioeconomico che dal Pci è arrivato al PD.
    Tsipras ha vinto le elezioni in un paese, la Grecia, dove la miopia politica dei governi conservatori europei (Merkel e Sarkosy in testa) ha ridotto in miseria due terzi della popolazione, senza risolvere un solo problema alla Grecia, anzi creandone parecchi a tutta la zona euro.
    Ora, Renzi e Tsipras, si tenderanno la mano?
    Oddio, Renzi è sì il maggior partito europeo dei socialisti e democratici, ma è molto timido sui temi del socialismo democratico, Tsipras è di sinistra-sinistra; potranno intendersi?
    Potranno, riprendendo il poco che Renzi è riuscito a concludere nel semestre italiano, facendo perno anche sul “Quantitative easing” della BCE, rimettere all’ordine del giorno dell’Unione qualcosa che non sia soltanto vieto monetarismo capitalistico?
    Il Capitalismo finanziario, generando il profitto al di fuori delle fabbriche, ha tolto il terreno sotto i piedi al socialismo democratico europeo; infatti Tsipras ha potuto sorvolare i socialisti greci utilizzando nuovi argomenti per prendere i voti alle elezioni. Renzi, per ora, ha avuto soltanto gli ottanta euro e non si sa cosa possa concludere, anche se il timido spiraglio interpretativo del patto di stabilità in termini di sviluppo gli permette di vantare risultati ancora da registrare.
    A prima vista sembrerebbero non omogenei; c’è il rischio che Renzi non si dissoci dalla richiesta conservatrice alla Grecia di rispettare i patti. Ma se volesse potrebbe , magari sostenuto dal PSE, fare un’apertura alle richieste della Grecia, e contribuire a dare all’Unione europea, persasi nel nulla dopo la bocciatura del Trattato costituzionale, di riacquisire un po’ del senso originario che aveva condotto fino alla Carta dei diritti fondamentali di Nizza.
    L’unione fa la forza, ma “mors tua vita mea”.

  4. Hai ragione,Mauro,ed è giusto che ti appelli al piano Junker dei 300 miliardi. Ma non dimentichiamo,per esso, il Mezzogiorno; perchè,continuando a farlo e ad investire in infrastrutture soltanto nella padania,si rischia di regalarla alle truppe sudiste del malaffare:come lamentano in ritardo i Procuratori generali! Il 19 febbraio del ..1991 approvammo insieme ,a Montecitorio,la mozione 6-00160,fra i 371 dei 404 presenti. Lì si impegnava il Governo (che condivideva)ad un programma di sviluppo della Basilicata nel quale una trasversale autostradale tra Tirreno e Adriatico (A3-A14) di 168 km ,indispensabile anche per dare sbocco al porto di Gioia T.,unico con fondali di 18 metri, e xciò alternativo a quelli del Mar del Nord anche per l’Europa continentale; per avvicinare Nord e Sud (l’itinerario di Federico II);per “rompere l’isolamento geografico di quella Regione. Progettata dall’anas con la spesa di 4,5 milioni,era nel Progetto obiettivo da cui è scomparsa. La Basilicata perde ogni anno 3 mila abitanti ,prevalentemente giovani diplomati o laureati,su 570 mila residenti anagrafici.Dunque, 10 mila kmq ormai quasi disabitati ! Aspettiamo che se ne vadano tutti?? Se nemmeno il piano Junker la prende in considerazione,vuol dire semplicemente che ci sarà ulteriore crisi anche a Nord. Bene l’alta velocità da 9,5 mld da Brescia a Verona;bene la Brembeni (20 mld! da recuparare alla CCDDPP con il…pedaggio??!!) ;bene la 4^ corsia tra MI e TO, etc,magari col trucco dei Consorzi di diritto privato composti dagli stessi Enti pubblici cui è negato il credito per il patto di stabilità etc etc Bene persino il Mose! Ma se a Sud non si fanno le infrastrutture e la Fiat più di tanto non può dare; e se l’alta velocità si ferma a Salerno; e l’A3 è cantiere sempre incompiuto, kiudiamo NON SOLTANTO IL SUD!! Sarebbe utile che Avanti se ne ricordasse!!Scusa lo sfogo,ma siamo vicinissima alla Grecia:anzi, già Magna !!!

  5. Tutto condivisibile Direttore, compresi i sogni. Ma provo a ragionare come un contadino della Baviera con la fattoria, i prati verdi e tante mucche e che vota la Merkel. La Grecia ha meno abitanti della Baviera e come la Lombardia con solo un pezzettino di Veneto. I Greci possono affogare assieme alla loro filosofia, il loro teatro e la loro totale allergia al lavoro, la loro evasione fiscale, il loro parassitismo. E se la Merkel solo ci prova a dire che devo pagare i loro debiti affoga anche lei. Per costoro l’Europa non è quella cosa dei sogni da te richiamati ma una ditta nella quale ci sono esuberi. La Grecia è stata tirata dentro per ragioni di strategia militare per lo stesso motivo si è finto di non capire che i conti erano falsi. Per la medesima ragione può essere tenuta tuttora, se agli Americani interessa ancora . Perché il debiti non riusciranno mai a pagarli. Il problema è farlo capire al contadino di cui sopra.

  6. I Greci hanno avuto coraggio, il coraggio di chi non ha più nulla da perdere.
    Il coraggio richiamato da molti commentatori del tuo articolo sul “PLUSPARTITO” il coraggio che non si ha più , perchè comodi caldi e ben sazi e dunque non se ne ravvisa la necessità.
    Il coraggio è oggi per noi una suggestione da film, da commedia o da ‘c’e posta o carramba’ e via elencando. Il coraggio diceva qualcuno, non può darselo chi non lo ha, i Greci se lo sono dato.
    I conquistatori di un tempo avevano il coraggio delle proprie gesta assistendo alle conseguenze delle proprie azioni, oggi ci sono i DRONI, militari e mediatici, ed il coraggio è quello di premere un bottone sul mouse, o come per affamare un’itero popolo basta un clic di un operatore finanziario dalla propria scrivania, magari dall’altra parte del mondo, ignorando tutti volutamente di sapere, o vedere le conseguenze di quel clic.
    Dopotutto la codardia occidentale è la moneta di scambio, il prezzo, che il nostro sistema finanziario ci chiede in cambio del nostro tenore di vita, e quello che chiamiamo terrorismo non è altro che il materiale di risulta tra la pulsione di giustizia dei giovani, e la mancanza di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni politiche dal basso.

  7. Ottima analisi compresi i riferimenti a Socrate per smentire anche chi diceva che con la cultura non si mangia o coloro che non comprendono che l’Europa non può rinunciare alla sua anima e alla sua storia. Consentimi qualche ulteriore riflessione.
    La Grecia dal punto di vista della quantità è un piccolo problema, ma questo risultato è travolgente dal punto di vista politico e la vittoria di Tsipras è un segnale per l’Europa nel suo insieme. E’ andato in crisi un sistema bipolare (PSE – Partito Popolare) e sta emergendo un terzo polo che in Grecia è rappresentato da Tsipras, in Francia dalla Lepen, in Spagna da Podemos e in Italia da Grillo e Salvini.
    Tsipras non è antieuropeista ma cerca soluzioni per il suo debito che tutti gli economisti sono concordi nell’affermare che la Grecia non potrà assolverlo con gli attuali vincoli. La vasta area di povertà che si è determinata spinge il popolo verso Tsipras alla pari di un malato grave che si rivolge al medico. Non sa se la medicina prescritta lo farà guarire ma intanto gli da la speranza di potere stare meglio. Un’ultima riflessione sulla Famiglia Socialista. Il Partito Socialista greco (il Pasok) pochi anni fa era il primo Partito con quasi il 40%. In queste elezioni è stato l’ultimo tra i sei Partiti in lizza precipitando al 4,6%. E’ la proposta socialista in Europa che è deficitaria ed è sul suo rilancio progettuale che dovremmo riflettere e impegnarci per una vera svolta di cambiamento del Modello di Sviluppo esistente.
    Fraternamente da Nicola Olanda

  8. renzi non è. E’ renzi, il quale rappresenta la politica e i politici espressione del provincialismo italiano cresciuto con l’introduzione delle regioni, che i leghisti hanno fatto diventare staterelli e ci hanno rifilato i “governatori”; i comuni con le modifiche elettorali sono caduti in mano a “cacicchi” o “podestà” di fascistica memoria e se il PSI non torna a farsi partito e partecipare alla vita politica nella società e nelle comunità e non pensare di risalire la china con qualche assessore comunale e regionale la vedo proprio brutta. Non per noi socialisti che resteremo socialisti anche sotto le intemperie ma per il nostro paese caduto nelle mani di piccoli opportunisti presuntuosi, arroganti e quel che è più grave incompetenti.

  9. “(…) Ciò che si profila ormai è un’Europa in preda alla disoccupazione ed alla conflittualità sociale, mentre le riserve, le preoccupazioni, le prese d’atto realistiche, si stanno levando in diversi paesi che si apprestano a prendere le distanze da un progetto congegnato in modo non più corrispondente alla concreta realtà delle economie e agli equilibri sociali che non possono essere facilmente calpestati.
    Il governo italiano, visto l’andazzo delle cose, avrebbe dovuto per primo, essendo l’Italia, tra i maggiori paesi, la più interessata, porre con forza nel concerto europeo il problema della rinegoziazione di un Trattato che nei suoi termini è divenuto obsoleto e fianco pericoloso.
    Non lo ha fatto il governo italiano. Non lo fa l’opposizione, che rotola anch’essa nella demagogia europeistica. Lo faranno altri, e lo determineranno soprattutto gli scontri sociali che si annunciano e che saranno duri come le pietre”.
    Ebbene, a parlare così non è un esponente della sinistra estrema. A parlare così era Bettino Craxi, oltre quindici anni fa.

  10. Un articolo del Direttore di “ottima fattura”, per la logica di cui è pervaso, che lo si condivida o meno, e anche i commenti sono ben argomentati, pur nella loro differente impostazione.

    Il tutto offre già spunti importanti di riflessione, e vedremo cosa ci riserva l’immediato futuro, dentro e fuori dalla Grecia, in modo da avere ulteriori elementi su cui “meditare”, in una materia così rilevante come l’avvenire del “Vecchio Mondo”.

    Paolo B. 26.01.2015.

  11. Ottima analisi compresi i riferimenti a Socrate per smentire anche chi diceva che con la cultura non si mangia, o coloro che non comprendono che l’Europa non può rinunciare alla sua anima e alla sua storia. Consentimi qualche ulteriore riflessione.
    La Grecia dal punto di vista della quantità è un piccolo problema, ma questo risultato è travolgente dal punto di vista politico e la vittoria di Tsipras è un segnale per l’Europa nel suo insieme. E’ andato in crisi un sistema bipolare (PSE – Partito Popolare) e sta emergendo un terzo polo che in Grecia è rappresentato da Tsipras, in Francia dalla Lepen, in Spagna da Podemos e in Italia da Grillo e Salvini.
    Tsipras non è antieuropeista ma cerca soluzioni per il suo debito che tutti gli economisti sono concordi nell’affermare che la Grecia non potrà assolverlo con gli attuali vincoli. La vasta area di povertà che si è determinata spinge il popolo verso Tsipras alla pari di un malato grave che si rivolge al medico. Non sa se la medicina prescritta lo farà guarire ma intanto gli da la speranza di potere stare meglio. Un’ultima riflessione sulla Famiglia Socialista. Il Partito Socialista greco (il Pasok) pochi anni fa era il primo Partito con quasi il 40%. In queste elezioni è stato l’ultimo tra i sei Partiti in lizza precipitando al 4,6%. E’ la proposta socialista in Europa che è deficitaria ed è sul suo rilancio progettuale che dovremmo riflettere e impegnarci per una vera svolta di cambiamento del Modello di Sviluppo esistente.
    Fraternamente da Nicola Olanda

  12. Dopo la schiacciante vittoria di Siriza in Grecia ed il successo del suo leader Alexīs Tsipras, sento nuovamente in Italia, per l’ennesima volta, i capi ed i capetti dei partiti che si richiamano alla sinistra, saliti sul carro del vincitore e fino a ieri quasi tutti silenziosi, discutere e proporre la nascita dell’ennesima formazione di un soggetto politico di sinistra, in grado di raccogliere i valori ideali che furono la forza del socialismo fin dalle sue origini. Un’assurdità! un’ipocrisia unica nel suo genere. Ho 58 anni e mi sto avviando sulla strada del tramonto come giusto che sia; purtroppo però, ed uno dei miei tanti crucci, non sono riuscito a vedere nel mio Paese realizzata la nascita e lo sviluppo di un’ideale autenticamente riformista in grado di incidere profondamente nelle scelte, a cui invece, di converso, hanno fatto seguito le numerosi scissioni, le ricomposizioni, le rinnovate divisioni fino agli anni dell’esaltazione di “Tangentopoli” che hanno fatto scomparire, con la consapevolezza scientificamente studiata dell’obbiettivo da raggiungere, la forza prìncipe del socialismo in Italia, per sostituirla con un partito egemone della sinistra (nato sulle ceneri di un’esperienza annullata dalla caduta del Muro di Berlino e che aveva provocato un’altra scissione), le cui teorie ed i cui riferimenti son stati condannati dalla storia! Anziché confluire su progetti che potevano avere un loro sviluppo, per differenza di provenienza culturale, per convenienza, per opportunità, per voglia di esserci e di distinguersi, la sinistra italiana si è sempre contrapposta a se stessa, non ha saputo fare sintesi, non ha saputo ascoltare i bisogni della base che reclamava unità di intenti e di azione. Si è costruito e si è distrutto, ci si è divisi sulle quisquiglie, abbandonando i grandi progetti possibili. Quei divisori, coloro che si dichiaravano contro i valori socialdemocratici, che ci additavano chiamandoci “socialfascisti” solo perché autonomisti rispetto alla dottrina comunista tanto di moda e contrari ad una dottrina massimalista, hanno di volta in volta, distrutto ciò che faticosamente si stava edificando con grande sforzo e fatica. Ed ora, ancora una volta,dopo l’ennesimo fallimento di un soggetto senza identità, ma soltanto contenitore di opportunismi, coacervo di diverse storie e provenienze mai assimilate e contaminate, agglomerato di nani e ballerine, vorrebbero, guardando in casa d’altri, imitare chi vince (sull’ala del malcontento diffuso) proponendo la costruzione di qualcosa di nuovo che nuovo non è. Mi rendo conto che sta nascendo, per fortuna, in Spagna, in Francia, in Italia (forse) una nuova alba, un nuovo sole dell’avvenire; sta sorgendo in mezzo a tanti giovani che, nonostante l’esuberanza e la voglia di fare dettata dall’età, guardano all’affermazione di quegli ideali che noi non siamo stati capaci di realizzare, ma che invece siamo stati capaci di distruggere. Un nuovo riformismo, moderno, europeo, una nuova “Primavera d’Europa” che sappia davvero dare le gambe al progetto dei padri fondatori e che sappia riflettersi negli Stati, rispondendo alle attese, ai bisogni, di un new deal a cui in troppi si richiamano, ma che in pochi hanno mai contribuito a concretizzare. Non servono esperimenti, né nuovi soggetti da aggiungere a quelli già presenti e poco incisivi, ma una vera presa di coscienza che porti ad una novella Epinay in grado di ridare al socialismo italiano ed europeo quell’anima, quello spirito e quella coesione che si è persa dietro ambizioni ed esperimenti sempre abortiti. Partiamo da ciò che abbiamo, riapriamo il confronto vero a sinistra, sui principi da cui prese coscienza il socialismo continentale: superiamo le divisioni di ieri, guardiamo davvero al domani. I più giovani lo possono fare; quelli come me possono aiutare a non ripetere errori, suggerire, indirizzare e sostenere, cercando di ascoltare. Tsipras ha vinto così, interpretando il suo popolo, mettendo in discussione l’intangibilità di qualcosa che è stato costruito dai potenti sull’argilla dei potentati e con cui doversi confrontare. Non ne condivido tutte le idee del loro percorso che vorrebbero perseguire, ma il coraggio, la voglia di fare, le aperture, i riconoscimenti dei bisogni e dei meriti sì. Vivaddio cose che negli anni i socialisti hanno portato avanti e di cui altri hanno, incapaci di realizzarli, tentato con ogni mezzo ed in ogni modo di impossessarsi. Senz’altro non riuscirò a vederlo questo nuovo sorgere di sole, ma se soltanto avrò potuto, con un gesto o con delle parole, con un confronto serrato, contribuire ad una realizzazione se pur minima di un nuovo sogno che concretizzi speranze, senza uccidere le illusioni e le attese, allora non avrò lavorato invano, consapevole di aver portato un granello di sabbia per un futuro migliore. E questo vorrà dire che non ho speso la vita invano!

Lascia un commento