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Opinioni e commenti
 

Deflazione in Europa e disoccupazione record in Italia
Pubblicato il 07-01-2015


Deflazione-disoccupazioneArrivano i nuovi dati dell’Istat sulla disoccupazione e, insieme a quelli sulla deflazione, gelano i facili ottimismi. Sono i dati che si riferiscono a novembre quindi ancora riferiti allo scorso anno, ma allo stesso tempo sono dati fortemente negativi che fanno segnare un nuovo record. Secondo l’Istat infatti, il tasso di disoccupazione è salito al 13,4% a novembre, con un aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,9 punti nei dodici mesi. Il numero di disoccupati ha toccato quota 3 milioni 457 mila, con un aumento dell’1,2% rispetto al mese precedente (+40 mila) e dell’8,3% su base annua (+264 mila). Gli occupati sono diminuiti di 48 mila unità rispetto al mese precedente e di 42 mila su base annua. Nuovo record anche per il tasso di disoccupazione tra i 15-24enni, al 43,9%, con un aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,4 punti nel confronto tendenziale. Il numero di disoccupati sotto i 25 anni è risultato pari a 729 mila persone.

E mentre l’Italia peggiora il resto dell’Eurozona tiene con un livello di disoccupazione stabile all’11,5% e al 10% nella Ue. Il calo più forte della disoccupazione è stato in Grecia passata dal 28 al 25,7%, ma resta comunque il Paese con il livello più elevato di senza lavoro. Scende anche in Ungheria dove la disoccupazione passa dal 9,5 al 7,4% e la Spagna dal 25,8 al 23,9%. I maggiori aumenti invece in Italia (dal 12,5 al 13,4%) e in Finlandia (dall’8,3 all’8,9%).

Addirittura in miglioramento i dati della Germania dove scende scende, contrariamente alle attese, il tasso di disoccupazione: a dicembre il tasso si attesta al 6,5% dal 6,6% di novembre. A comunicare i dati destagionalizzati l’Ufficio di statistica tedesco Destatis che comunica anche la forte flessione del numero dei disoccupati di 27 mila unità, a fronte di un’attesa per un calo di 7 mila unità (erano scesi di 16mila a novembre).

Sindacati e partiti di opposizione criticano le politiche del governo, che non hanno influito positivamente sull’occupazione, ma il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, invita ad aspettare le ricadute di Jobs act e legge di Stabilità: “Solo nei prossimi mesi si potranno vedere gli effetti delle riforme attuate. È infatti ragionevole ipotizzare – spiega Poletti – che la decontribuzione triennale totale prevista per i nuovi assunti a tempo indeterminato nel 2015 e l’attivazione del contratto a tutele crescenti, abbiano influito e possano influire sulle scelte di molte imprese, spingendole a rinviare la decisione di procedere a nuove assunzioni nel momento in cui saranno pienamente operativi questi strumenti che le rendono più convenienti”.

Stessa valutazione per i premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per i quali gli effetti delle nuove misure sul lavoro, si vedranno nel tempo mentre sottolineano positivamente il calo dei lavoratori inattivi: per il governo gli effetti delle nuove misure sul lavoro si vedranno nel tempo.

Per il presidente della Commissione Lavoro dalla Camera ed ex ministro del lavoro Cesare Damiano “i dati Istat sono drammatici: si tratta dei peggiori dal 1977, un record assolutamente negativo. Il tasso di occupazione – spiega l’esponente del Pd – è attestato al 55,5% e, se venisse disaggregato, evidenzierebbe una situazione ormai al limite per quanto riguarda il lavoro delle donne e dei giovani. La cassa integrazione, anche per il 2014, ha superato il miliardo di ore. In questa situazione – continua Damiano – diventa ancora più abnorme voler rendere più facili i licenziamenti, come vorrebbe la destra. Per questo ci batteremo per cambiare ulteriormente i decreti sul Jobs Act e cancellare la norma sui licenziamenti collettivi: non solo ci troviamo di fronte a un ‘eccesso di delega e a un limite di costituzionalità della norma stessa, ma si crea un ulteriore stato di ansia e di incertezza nei lavoratori già duramente colpiti dalla crescente disoccupazione e da ristrutturazioni e chiusure di aziende che continueranno nel 2015”.

Opposto il ragionamento di Filippo Taddei, responsabile Economia e Lavoro del Pd: “I dati di oggi denunciano una difficoltà innanzitutto europea. Di fronte a un problema che coinvolge la maggior parte dell’Eurozona, quello della disoccupazione crescente e dei prezzi calanti, è necessaria una risposta di politica economica europea”. Taddei spiega che “la risposta europea è però inefficace se non può contare su Paesi riformati. Questo è il senso della riforme italiane e in particolare della riforma del mercato del lavoro. Il nuovo contratto di lavoro a tutele crescenti, un assegno di disoccupazione più lungo e delle politiche attive efficaci – sottolinea ancora Taddei – sono quello che serve per tornare a creare lavoro stabile e di qualità. Di fronte agli ultimi dati sull’economia italiana ed europea la necessità di questi cambiamenti diventa ancora più urgente”, conclude.

L’Istat ha anche diffuso il dato sul tasso di inflazione medio annuo per il 2014, risultato pari a +0,2%, in rallentamento di un punto percentuale rispetto al 2013 (+1,2%). Si tratta del tasso più basso dal 1959. Nell’Eurozona i prezzi al consumo, per la prima volta dall’ottobre 2010, si sono attestati a dicembre a livello negativo: -0,2% il tasso annuale secondo la stima di Eurostat, contro il +0,3% del mese precedente e un previsto -0,1%.

Per la Commissione europea si tratta di un “segno negativo provvisorio” diverso però “da una chiara deflazione” cosa di cui evidentemente non vuol sentir parlare. “Pensiamo che questo dato sia condizionato dal crollo dei prezzi dell’energia e stimiamo che nel breve termine i prezzi torneranno a salire”

L’Eurozona entra in deflazione a dicembre, quando il livello dei prezzi ha fatto segnare una flessione dello 0,2% su base annua. A novembre, l’inflazione aveva fatto segnare un +0,3%. Pesa il crollo dei prezzi dell’energia (-6,3% rispetto al -2,6% di novembre), stabili cibo, alcol e tabacco.

Ginevra Matiz

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