lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Donbass. Dopo la carneficina stop ai negoziati
Pubblicato il 23-01-2015


Donbass-KievLa guerra civile nell’Ucraina orientale è sotto gli occhi di tutti e da tempo, il conflitto dall’aprile del 2014, ha mietuto più di 5.000 morti, lo rivela l’ultimo bilancio dell’Onu reso noto oggi a Ginevra. Ma “temiamo che la cifra reale sia molto più elevata”, ha detto il portavoce dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani, Rupert Colville. Tuttavia appare quasi che la preoccupazione internazionale sembra pari a zero, gli interventi da parte del PE e degli Usa sono stati unilaterali e di tipo economico. È stata colpita la Russia attraverso le sanzioni.

Oggi Aleksandr Zakharcenko, il capo dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, ha messo fine alle speranze di una tregua. Zakharcenko ha infatti riferito di non voler più cercare un compromesso con Kiev per un cessate il fuoco nel sud-est ucraino. “Da parte nostra non ci saranno più tentativi di parlare di tregua”, ha detto all’indomani della conquista dell’aeroporto di Donetsk da parte dei ribelli. Il ‘presidente’ separatista ha quindi aggiunto che i suoi uomini intendono “andare avanti” nell’offensiva “fino ai confini della regione di Donetsk”. Ma ha anche avvertito che se ci sarà “una minaccia anche da altre parti” sarà “liquidata”.
“Kiev – ha proseguito – adesso non si rende conto che siamo in grado di attaccare contemporaneamente su tre direzioni”.

Tra le iniziative del Presidente separatista anche quella di introdurre la pena Capitale per i fatti più gravi, già annunciata lo scorso anno durante la prima riunione del presidium del Consiglio dei Ministri della Repubblica Popolare di Donetsk, approvando i regolamenti relativi ai tribunali militari e il codice penale della Repubblica.
La decisione arriva dopo nemmeno 48 ore dall’accordo Mosca-Kiev per il ritiro degli armamenti pesanti dalle aree del conflitto. La decisione di Zakharcenko preoccupa ma è stata dettata dagli ultimi avvenimenti, dall’attacco alla stazione dei tram fino al ritrovamento sotto le macerie dell’aeroporto di Donetsk di cadaveri con l’uniforme della NATO, senza dimenticare il gran numero di armi di produzione statunitense recuperate dopo la distruzione.

Eduard Basurin, portavoce del ministero della Difesa dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) ha detto ieri che a parte questo, “gli effetti personali (dei morti con l’uniforme Nato, ndr) indicano che queste persone erano cittadini stranieri assunti dalle società militari private che operavano sotto la maschera di gruppi sovversivi ucraini “.
Anche sulla responsabilità della strage alla fermata del tram Eduard Basurin punta l’indice sul Governo di Poroshenko: nella sua ricostruzione sostiene che i colpi siano partiti, dall’area di Elenovka, in cui sono dislocate forze ucraine e che è più prossima al quartiere Leninskij, dove il tram è stato colpito.

Ma a parte la dichiarazione di un esponente chiaramente di parte, resta il dato oggettivo che le truppe governative stanno continuando a bersagliare scientemente obiettivi civili: nel corso della notte passata, a Gòrlovka è andato completamente distrutto un asilo e seriamente danneggiati un ospedale e un’abitazione di cinque piani. Nonostante questo, Kiev continua ad accusare le milizie ribelli di aver violato il cessate il fuoco. In questi giorni sono state colpite Krymskoe, Tonenkoe, Debaltsevo e, con tiri di mortaio o di obice Stanitsa Luganskaja, Junokommunarovsk, Prishib, Petrovka, Trekhizbenka, Opytnoe, Marynka e altre cittadine, sia della Regione di Lugansk che di quella di Donetsk.

Gli attacchi continui da parte di Kiev, per riprendersi le sue “terre” russofone, stanno portando a dei ripensamenti anche nel Vecchio Continente. Al forum economico di Davos, la cancelliera Angela Merkel ha proposto una serie di trattative tra l’Unione Europea e l’Unione Eurasiatica istituita da Mosca per “parlare di una cooperazione e di uno spazio commerciale comune”, a condizione però che si trovi una soluzione pacifica al conflitto nell’Est dell’Ucraina. Chiaramente l’interesse è tutto economico, visto che negli ultimi mesi le sanzioni alla Russia sono costate all’export tedesco oltre sei miliardi di euro.

Intanto un altro Paese dell’Est, la Georgia, si rivolge all’Europa in cerca di aiuto per paura del “gigante russo”. La Russia, infatti, dopo aver stretto lo scorso novembre alcuni accordi con l’Abkhazia riguardanti la difesa e la sicurezza dei confini, siglerà ulteriori accordi anche con l’altra repubblica secessionista dalla Georgia, l’Ossezia del Sud. La Georgia dopo aver chiesto alla comunità internazionale di condannare gli accordi che la Russia sta stringendo con le due repubbliche separatiste, ha deciso di rivolgersi direttamente all’Unione Europea… che non è riuscita a gestire nemmeno la crisi ucraina.

Maria Teresa Olivieri

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