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Opinioni e commenti
 

Egitto. Scontri dopo morte di Shaima Al-Sabbagh
Pubblicato il 26-01-2015


Shaima Al SabbaghMentre gli occhi europei sono tutti ancora puntati su Atene, il ministero della Sanità egiziano oggi ha reso noto che sono 23 i morti e 97 i feriti degli scontri avvenuti ieri in vari governatorati dell’Egitto per il quarto anniversario della rivoluzione del 25 gennaio 2011. Oggi gli scontri sono stati particolarmente duri ad Alessandria, dove un manifestante dei Fratelli musulmani è rimasto ucciso. Proprio ad Alessandria sono stati celebrati ieri i funerali di Shaima Al-Sabbagh, un’attivista del partito egiziano “alleanza popolare socialista”, in queste ore stanno facendo il giro del mondo le immagini della sua morte tra le braccia del marito.

La donna è stata uccisa sabato 24 gennaio mentre sfilava Al Cairo, vicino piazza Tahrir, alla “marcia dei fiori”, per commemorare il quarto anniversario della rivoluzione, depositando fiori in piazza tahrir alla vigilia del quarto anniversario della rivoluzione e protestare contro la scarcerazione dei figli di Mubarak.
Ma durante il corteo la polizia ha sparato proiettili di gomma e Shaima è stata colpita a distanza ravvicinata, anche se i funzionari governativi hanno subito negato che la polizia abbia sparato.

Sull’uccisione di Shaima è intervenuto il Partito Socialdemocratico Egiziano (PESD), non solo piangendo la sua scomparsa ma condannando “la brutalità delle forze di sicurezza e l’oppressione contro chi chiede libertà e giustizia sociale”. Il Pesd avverte che “l’insistenza dello Stato nel ridurre la libertà di espressione, il diritto di protesta pacifica, incitando l’opinione pubblica contro i giovani, e negando la crescente rabbia di chi era stato in prima linea di gennaio e giugno rivoluzioni potranno portare solo a delle gravi conseguenze”.
Inoltre il partito sottolinea la “necessità di distinguere tra manifestazioni pacifiche e le pratiche di violenza” chiedendo “un’immediata indagine sull’uccisione di Shaima e trovare i responsabili”.

Intanto le proteste non si placano ancora, tanto che nel quartiere di Maadi a Il Cairo, una fonte del Ministero dell’Interno, citata dalla tv di Stato, riferisce che due “terroristi” sono rimasti uccisi per l’esplosione di un ordigno artigianale che stavano piazzando in un centro del Delta del Nilo. Il tutto mentre oggi si procede alla scarcerazione dei figli di Mubarak, il processo per corruzione a loro carico riguarda una somma di 125 milioni di lire egiziane (circa 14 milioni di euro), destinata al restauro di palazzi presidenziali, della quale si sarebbero impossessati. In processi separati i due fratelli dovrebbero anche rispondere di insider trading (utilizzo illegale di informazioni di borsa e commerciali riservate).

Maria Teresa Olivieri

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