domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Eni fa bingo in Egitto
ma poco sulle ‘rinnovabili’
Pubblicato il 23-01-2015


Eni-nuovo-giacimento-petrolioL’Ente Nazionale Idrocarburi ha annunciato la scoperta di un nuovo giacimento nella concessione di Melehia, nel deserto occidentale egiziano. A 300 chilometri a ovest di Alessandria d’Egitto il prospetto esplorativo chiamato Melehia West Deep inizierà a breve le trivellazioni intensive.

Il pozzo esplorativo Melehia West Deep 1X è stato perforato fino a 4175 metri di profondità, incontrando uno spessore mineralizzato di 20 metri. Questa superficie di olio leggero risale, secondo gli esperti geologi, all’età del cretacico inferiore, cioè a un’età compresa tra 145 e 99 milioni di anni fa. Proseguendo la perforazione, la stazione desertica dell’Eni si è anche imbattuta in un importante spessore mineralizzato a gas e condensati nella formazione denominata “Upper Safa”, he risale all’età giurassica.

La società energetica italiana ha deciso di estrarre dal nuovo pozzo circa 2100 barili di olio al giorno da indirizzare, in un secondo momento, alle infrastrutture di trattamento del campo di Melehia. Gli esperti di Enni stanno pensando di perorare le perforazioni di altri pozzi, nel deserto occidentale egiziano, per raggiungere gli 8mila barili al giorno entro la fine del 2015. Inoltre il colosso energetico italiano ha previsto nuove esplorazioni in quelle aree utilizzando le nuove tecnologie del settore, come quelle di imaging sismico tridimensionale. La trivellazione di Melehia West Deep 1 X segue le scoperte di Emry e Rosa North.

Eni detiene, attraverso l’International Egyptian Oil Company, il 76% della concessione di Melehia, mentre il restante 24% appartiene alla Lukoil. Dal 2012 Eni ha raddoppiato la produzione di olio e oggi estrae oltre 60mila barili al giorno in cinque differenti licenze di sviluppo in Egitto. È dal 1954 che Eni opera nel deserto occidentale egiziano attraverso IEOC. Intanto l’azione di Eni è scambiata sul mercato finanziario internazionale a 15,11 euro, salendo quindi del 2,3%. Per Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, il prezzo del petrolio è destinato a rialzarsi fino ad attestarsi tra 70 e 90 dollari al barile entro un anno e mezzo.

Le strategie del gruppo Eni sono orientate perciò a nuove esplorazioni e nuove trivellazioni al fine di estrarre più petrolio. Un piccolo controsenso, in quanto nel sito internet di Eni una pagina è dedicata agli impegni della società per l’energia rinnovabile. Nella “carta d’intenti” Eni si legge infatti che “la società pone la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica al centro della sua strategia per lo sviluppo sostenibile”. E ancora, “le attività di ricerca e sviluppo…comprendono l’esplorazione e la produzione di petrolio e gas, il trasporto e la raffinazione, le energie rinnovabili e la protezione dell’ambiente”. Nel 2013, sostiene il gruppo Eni, la spesa complessiva in ricerca e sviluppo tecnologico è stata di 197 milioni di euro e nei prossimi quattro anni prevedono di investire circa 1,1 miliardi di euro. Il fatturato di Eni nel 2013 è stato di 5,16 miliardi netti di bilancio consolidato e di 4,41 miliardi netti di bilancio di esercizio. Si ha la sensazione che il miliardo e mezzo messo a disposizione per la ricerca e lo sviluppo delle energie rinnovabili (solare e biomasse) sia un po’ esiguo rispetto alle reali capacità d’investimento.

Manuele Franzoso

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