lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

GERMANIA AL BUIO
Pubblicato il 06-01-2015


Pegida-Germania

Chiese e monumenti al buio contro i rischi di un risorgere del razzismo e della xenofobia. È quanto è avvenuto ieri in Germania dove le luci di alcuni tra i monumenti simbolo del Paese, come la Porta di Brandeburgo a Berlino o la cattedrale di Colonia, sono state spente per dimostrare contrarierà alle manifestazioni xenofobe del movimento Pegida, “I patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente”.

Il movimento non ha fatto che crescere dall’autunno quando è nato per le strade di Dresda. La propaganda di Pegida è sottile e divisiva. Si scaglia non direttamente contro gli immigrati, ma contro una religione che i mass media, soprattutto per colpa del terrorismo e dell’ISIS, dipingono come oppressiva e negatrice dei diritti civili. Ecco dunque che gli organizzatori chiedono la difesa dei principi laici e cristiani, di quelle che secondo loro sono le radici esclusive dell’Europa, dimenticando proprio l’Islam oltre che l’ebraismo. Sul piano concreto chiedono ai governi europei di accogliere i profughi di guerra secondo le proprie capacità e dimensioni, ma di chiudere i confini ‘contro chi arriva a commettere reati e abusi’, come se ce l’avessero scritto in fronte. E nella loro propaganda ricorrono ai motti più accattivanti come il “Wir sind das Volk”, “il popolo siamo noi”, che nel 1989 urlavano i 70mila di Lipsia durante l’inizio della fine della DDR.

Il populismo xenofobo di Pegida fa proseliti ovunque. Piace anche perché chiede di utilizzare maggiormente i referendum per dare voce al popolo, di seguire il modello svizzero dove i cittadini sono chiamati spesso a pronunciarsi sulle questioni che contano. Insomma più democrazia diretta e meno democrazia parlamentare, in un’eco ai movimenti che dall’Italia, alla Spagna e alla Grecia, raccolgono il malessere diffuso dei cittadini che hanno sempre meno fiducia nelle Istituzioni tradizionali.

Le proteste contro Pegida sono state raccolte da calciatori, politici e personaggi del mondo dello spettacolo che hanno firmato e pubblicato una petizione lanciata dal quotidiano Bild contro il movimento anti-islam che sta avvelenando il Paese.

Un fronte che vede assieme le Chiese protestanti e cattoliche, i sindacati, le associazioni dei turchi, i partiti politici. Sono in tanti a richiamarsi ai valori universali dell’accoglienza e della pace fra i popoli, contro le pericolose derive estremistiche, anche se vengono camuffate e nascoste come fa Pegida sotto un manto di laicismo e opposizione al radicalismo religioso.

Pegida-Islam“No all’antisemitismo, sì alla diversità e alla tolleranza”, è lo slogan della campagna lanciata dal quotidiano tedesco sottoscritta da 80 personalità tra cui gli ex cancellieri Gerhard Schroder e Helmut Schmidt e l’ex calciatore e icona della nazionale tedesca Oliver Bierhoff.

Sono due insomma le Germanie che in questi giorni stanno scendendo in piazza e manifestando sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione degli stranieri.

Nella capitale tedesca, in contemporanea ad altre manifestazioni in tutta la Germania, anche ieri sera i “patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente”, così si autodefiniscono gli aderenti di Pegida, hanno marciato con croci e bandiere nere, rosso e oro scandendo slogan come: “Meglio la patata del doner kebab”, un riferimento ai 3 milioni di turchi residenti nel Paese.
L’iniziativa promossa da Bild arriva invece a sostegno alle manifestazioni di protesta contro Pegida che si sono svolte a Berlino, Dresda, Colonia, Muenster, Amburgo e Stoccarda.

A Colonia la contro manifestazione più significativa è stata quella delle autorità ecclesiastiche che hanno deciso di “farsi sentire e vedere” spegnendo le luci del Duomo lasciando così sostenitori di Pegida al buio. E altrettanto e avvenuto in molte altre città.
“È un movimento che fa leva sui pregiudizi, la xenofobia e l’intolleranza”, ha scritto l’ex cancelliere socialdemocratico Schmidt. “Ma se guardiamo al nostro passato e alla nostra struttura economica ci rendiamo conto che la Germania non dovrebbe respingere rifugiati e richiedenti asilo”.
La pressione dell’immigrazione sui confini tedeschi provocata dalle guerre e quella della crisi economica nel Vecchio Continente, ha ridato nuova linfa ai movimenti dell’estrema destra. Un fenomeno che, come si è visto nelle recenti tornate elettorali, interessa un po’ tutta l’Europa: dalla Grecia con Alba Dorata, alla Francia con il Fronte Nazionale.

Arrivano al pettine gli errori commessi dai governi europei, a cominciare proprio da quello di Berlino, e così ricompaiono le parole d’ordine del nazionalismo e del predominio degli interessi locali che fanno da contraltare alle sirene di quanti immaginano una via d’uscita dalla crisi smantellando le Istituzioni europee a cominciare dalla moneta unica.
Comunque il fenomeno della destra xenofoba e razzista sembra avere per ora scarsa presa sui tedeschi.

La manifestazione di Pegida a Dresda

La manifestazione di Pegida a Dresda

Circa 10 mila manifestanti, molto meno del previsto, ma non certo pochi considerando che nell’autunno scorso erano poche centinaia, si sono riuniti a Dresda, la città da dove ha preso il via il movimento anti-Islam.
Intanto la protesta contro Pegida monta anche sul web. Mentre a Rostock il motto della gente scesa in strada ha ribaltato l’anima della protesta originale: “Benvenuti nell’Occidente!” “È importante che il concetto ‘noi tedeschi’ venga definito di nuovo”, è la proposta di Werner Schiffauer, presidente del consiglio per la migrazione. Secondo alcuni studiosi del settore, che oggi hanno incontrato la stampa a Berlino, il risentimento contro i musulmani è il risultato di un errore fatto in passato dalla politica: sarebbe il lascito del vecchio slogan della Cdu, quell’idea forgiata anni addietro dal partito secondo cui la Germania non sarebbe un Paese di immigrazione. Impostazione smentita dalla Cancelleria che quotidianamente invita gli immigrati a contribuire al successo della ‘Locomotiva tedesca’ – ma non sempre corretta dai conservatori: come hanno recentemente dimostrato i falchi della Csu bavarese, sempre tentati da tendenze populiste e anti islamiche.
A poco più di un mese dalle celebrazioni dell’unità delle due Germanie molti sentono che il Paese corre il rischio di perdere la sua immagine di accoglienza e tolleranza, così faticosamente costruita negli ultimi decenni.

Eppure un sondaggio dell’università Humboldt di Berlino rileva che l’81% dei tedeschi di origine straniera dice di amare la Germania e sottoscriverebbe la frase: “Io amo la Germania”. Questo vuol dire che la stragrande maggioranza degli immigrati considera ormai la Germania, la seconda nazione al mondo per numero di immigrati dopo gli USA, il proprio Paese, un Paese aperto, tollerante e libero.

Sara Pasquot

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