lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Giovani di ieri, anziani di domani
Pubblicato il 22-01-2015


anzianiÈ ormai chiaro che è nell’interesse di noi in quanto persone che hanno superato una certa età non definirsi più né vecchi né anziani. Il giovanilismo, con le sue accentuazioni alla moda fa nascere serie preoccupazioni. Ha vinto la rottamazione e le conseguenze di tale vittoria si avvertono con effetti devastanti sulle condizioni economiche e sulla qualità della vita di milioni di persone, coloro che per usare un termine neutro potremo definire i giovani di ieri.

Oggi se cerchi di richiamare l’attenzione sulle condizioni dei pensionati e di un gruppo sociale più ampio del quale essi fanno parte, non è conveniente identificarli parlando di vecchi o di anziani. Come vecchio sei semplicemente da collocare in soffitta, mentre come anziano, apparentemente almeno, sei più sopportato o almeno compatito ma la situazione non cambia, in quanto appartenente a quel gruppo sociale sei fuori dal circuito nel quale si produce ricchezza, e sei quindi diventato, tuo malgrado e spesso anche a tua insaputa, un peso per la società e un freno al suo sviluppo e alla sua necessaria modernizzazione.

Rimani comunque un essere umano che deve subire la legge della rottamazione che può riguardare il tuo ruolo politico, sociale o professionale ma anche la tua vita familiare e di relazione. A questo punto per chi non ama le battaglie contro i mulini a vento, non rimane che prendere atto di una tendenza che appare ormai consolidata e che ha fatto giustizia di ogni concetto che faceva capo alla politica degli “anziani come risorsa”. Sarebbe oggi davvero interessante avviare un dibattito e una riflessione approfondita sulla possibilità di un modo diverso per autodefinirci.

Pensiamo anche a quale impatto avrebbe considerare gli anziani semplicemente come i giovani di ieri e di conseguenza “i giovani di oggi come gli anziani di domani”. Così facendo apparirebbe più chiaro che buona parte di un’esperienza come la nostra è stata realizzata quando eravamo noi stessi “anziani di domani” e quindi che molti degli errori che abbiamo compiuto in politica, nel sindacato, nella società, quando appartenevamo noi stessi agli anziani di domani, sono stati compiuti talvolta in dura polemica con coloro che in quel momento erano anziani e quindi giovani di ieri. Chi tenta oggi di farci scontare le nostre colpe in quanto anziani non tiene conto che non siamo nati anziani e che del resto, le esperienze quotidiane lo dimostrano ampiamente, da giovani si possono compiere scelte molto negative e assumersi responsabilità molto gravi.

Un movimento tra gli anziani di domani e i giovani di ieri potrebbe ridare slancio anche a quel rapporto tra le generazioni che viene oggi inquinato dalla logica del mercato che fa si che di giovani di ieri si parli solo in termini di costi. Quanto incide una massa così enorme di giovani di ieri sui bilanci degli stati? Quanto pesa la tutela della salute delle persone anziane? E infine, quanto pesano le pensioni e le protezioni sociali nell’impedire il decollo della società, la sua modernizzazione e quindi l’uscita dalla crisi? Sono questi gli interrogativi che vengono avanzati ogni qualvolta vi siano richieste o proposte tese a migliorare la qualità della vita di milioni di giovani di ieri. Si tratta di interrogativi che ci pesano addosso come macigni e che vengono usati sempre più contro di noi.

È ovvio che tutto ciò finisce per condizionare non solo le nostre scelte più concrete ma anche la stessa scala di valori alla quale ci ispiriamo. Se è così, occorre recuperare uno sforzo che tenda a ricomporre gli individui in un unicum che si riferisce all’intera persona, a prescindere dall’età, dalla professione e dal reddito. Può piacere o no ma per recuperare una visione davvero complessiva delle persone, occorre risalire ai messaggi che con sempre maggiore insistenza vengono rivolti non solo a noi ma al mondo intero da Papa Francesco.

Affermazioni come sfruttamento dell’uomo sull’uomo, denunce sul fatto che la logica del profitto finisce per contrapporsi ai diritti più elementari di miliardi di cittadini che popolano il mondo e che determinano il dramma che è sotto gli occhi di tutti per cui il dieci percento degli abitanti del pianeta posseggono più dell’ottanta percento dell’intera ricchezza umana, le possiamo ascoltare solo nelle omelie domenicali o nelle affermazioni di economisti e intellettuali che vengono però quasi sempre considerati come sognatori un tantino squilibrati che si possono compatire ma niente di più. I politici, gli economisti e purtroppo una parte non secondaria di sindacalisti e operatori sociali sembrano essersi anche loro accodati alla schiera di quelli che ascoltano questi discorsi, ne sono a volte anche molto colpiti, ma poi li dimenticano in fretta. Con lo slogan “i giovani di ieri e gli anziani di domani insieme” si può contribuire, non solo a creare un fermento positivo nella società, ma dar vita ad un vero e proprio movimento di opinione capace di porre e imporre il problema dei diritti delle persone, e quindi dei tantissimi giovani di ieri al centro di ogni scelta.

Silvano Miniati

P.S. Questa idea di autodefinirci in modo diverso rappresenta non solo una provocazione, ma un tentativo di contribuire alla ricerca di tutte le strade possibili per uscire dall’angolo nel quale i pensionati sono stati confinati. Sarebbe quindi interessante conoscere il parere e le proposte dei lettori.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Silvano,
    rispondo volentieri con un commento al tuo bell’articolo da ‘giovane di ieri e anziano di oggi’, così come mi hai chiesto nella tua e-mail.
    Mi perdonerai se in questo commento scriverò cose che non ‘ciazzeccano’ direbbe qualcuno! O forse ‘ciazzeccano’?
    E’ vero, il costo delle pensioni degli anziani sono un costo molto alto che incide sul PIL che se speso per la crescita e l’occupazione darebbe uno slancio allo sviluppo.
    Il fatto è che tale risorsa al momento è utile al sostegno di tante famiglie che vivono la crisi dei figli e nipoti disoccupati e servono ad arrangiarsi fino a che i giovani di ieri riusciranno a sostenere le drammatiche situazioni generate comprese le perdite di potere d’acquisto e aumenti di beni di consumo di prima necessità e tasse varie anche grazie a sindacalisti, politici, manager e furbetti del quartierino 68 ttini, giovani di ieri che hanno fatto il gioco in occidente per l’élite ->Oligarchia e ->Burocrati creando l’attuale situazione estesa anche a livello mondiale portando ad uno sbilancio tra nazioni occidentali e orientali dove si produce e si consuma poco con rispetto all’occidente dove invece si consuma e si spende molto ma non si produce per l’alto costo del lavoro generando disuguaglianze volute da quei poteri forti che gestiscono la nuova ‘forma-impresa’ voluta dal neoliberismo che prevale sulla socialdemocrazia generando inflazione a favore dell’economia capitalista. L’unica positività pare sia quella di un periodo di pace in occidente ed oriente escluse le nazioni dove si generano focolai di guerre. Ai pensionati giovani occidentali di ieri grazie alle pensioni garantite dal sistema e per il sistema, basterebbe una piccola pensione anche di -100 euro mese purchè bastassero ad arrivare alla quarta settimana del mese, come sicuramente sarebbero sufficienti ad un vecchio pensionato cinese o indiano giovane di ieri, purchè con la prole in produzione! Solo che, chi comprerebbe i prodotti orientali in occidente per sostenere il gioco del plus valore degli economisti della finanza occidentale? Caro Silvano i problemi non sono solo le risorse destinate ai pensionati di oggi giovani di ieri ma alla gestione voluta da un sistema mondiale che tocca l’Europa ed in particolare l’Italia e alla carenza di una politica economica nella ricerca di soluzioni di equilibrio tra nazioni per concorrere e competere alla pari nel WTO sostenendo la finanza mondiale che altrimenti potrebbe portarci al default attraverso questo Tsunami senza controllo che ci è piombato addosso, cioè costare quanto i cinesi o gli indiani o brasiliani per non dire i biliviani! Oppure essere capaci a proporre a livello europeo in primis (che detiene il 50% del PIL mondiale), un modello sociale equo-sostenibile da proporre sia all’Occidente che all’Oriente.
    Saranno capaci di riuscire i giovani di oggi – anziani di domani a risolvere in sinergia ad una finanza mondiale più umana a gestire per il bene comune della Terra e degli esseri umani!?
    Noi giovani-di-ieri-anziani-di-oggi possiamo contribuire con loro evitando gli errori di ieri, salvo rottamazione!
    Il nostro Matteo è un esempio introdotto da un tipo di Finanza, ma i continui annunci pare che non funzionano!?
    Serve il 51+1 di S&D anche in EU altrimenti ci resta da valutare il parere del nostro compagno di sinistra certo Bertinotti espresso in un video su YouTube sul voltare verso il neoliberismo!? Per il momento diciamo ‘meno male che Draghi c’è!
    Antonio Caputi

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