giovedì, 17 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Giovani di ieri e
anziani di domani
Pubblicato il 26-01-2015


Una provocazione che sembra stia colpendo nel segno.  Quando ho scritto (Avanti online del 22 gennaio 2015) la mia opinione sul rapporto tra giovani e anziani ero convinto di esprimere un’opinione e di lanciare un’idea prevalentemente “a mio uso e consumo” in quanto non considero affatto disdicevole sfogarsi un po’.

Sentivo e sento l’esigenza di chiarire il perché sono molto deluso e anche molto “incazzato” per la piega che stanno prendendo le cose. È infatti ormai chiaro che come pensionati siamo stati messi all’angolo e ora rischiamo addirittura di essere cacciati da qualsiasi campo di gioco.

Gli anziani presentati come una risorsa e come cittadini comunque utili per se stessi e per gli altri rischiano di appartenere ai ricordi del passato. Nessuno o quasi sostiene più l’esigenza di un nuovo patto tra le generazioni. Sta vincendo la logica dell’ognuno per se e di Dio per tutti. E purtroppo si sta facendo strada anche un giovanilismo fine a se stesso in base al quale l’età fa premio su tutto e gli anziani vengono vissuti come un peso insopportabile per la società. Pagare le loro pensioni, che tra l’altro vale la pena ricordarlo sono un diritto acquisito con tanti sacrifici e contributi, difendere la loro salute, garantire loro magari pochi servizi costa troppo e diventa sempre più incompatibile con le esigenze della società italiana chiamata a mettere il turbo. Si dimentica così che il vero sviluppo dovrebbe essere insieme sviluppo economico, produttivo e sociale. Lo sviluppo che risponde solo alla logica del mercato produce la situazione che è sotto gli occhi di tutti. Malgrado ciò sta imponendosi una tendenza alla criminalizzazione degli anziani e dei cittadini più deboli che è diventata anche tatticamente un bieco strumento di lotta politica. Esistono milioni di giovani di ieri che in quanto tali c’erano anche quando in prima persona hanno lottato contro i privilegi pensionistici, l’inefficienza della Pubblica Amministrazione e un mercato del lavoro che non favoriva e non favorisce l’accesso dei giovani. Un mercato del lavoro che dopo le ultime scelte imposte col job act sembra escludere anche a livello di dibattito ogni idea di ripartizione del lavoro comunque esistente. Quei giovani di ieri sono gli stessi che oggi vengono additati come responsabili di tutto quanto non funziona. Ciò avviene mentre i quaranta/cinquantenni si presentano ormai come i veri protagonisti del ridisegno dei poteri.

Gli ultrasessantacinquenni sono sempre e comunque ritenuti, proprio da chi sta lucrando anche personalmente su queste scelte, responsabili di tutto ciò che non funziona. Le gerarchie del potere anche nei partiti sono state sottomesse a questa logica che è diventata aberrante e si sviluppa all’insegna spesso di un rinnovamento che significa “togliti tu che arrivo io”. A sentirli parlare i quaranta/cinquantenni di oggi sembra che non siano mai esistiti. Non c’è infatti nessun aspetto deteriore della società per il quale accettino di essere chiamati in causa almeno in quanto persone che all’ora c’erano già. Siamo in presenza di una classe dirigente fatta di persone che erano magari in piccolo già classe dirigente anche venti, venticinque anni orsono e che preferisce però parlare di colpe solo degli altri ricorrendo ad un espediente puramente propagandistico che è oltretutto spia di scarsa onestà intellettuale. Così stando le cose è venuto forse il momento di diventare proprio in quanto giovani di ieri, gli irriverenti di oggi se non vogliamo correre il rischio di vederci caricare sulle spalle non solo le nostre colpe, che non sono certamente poche, ma anche quelle degli altri. Dobbiamo rifiutare un ruolo che esalta quello del nonno buono, della paghetta e della rata del mutuo o dell’operatore familiare a pieno tempo, e non già per rifiutare ruoli che hanno a che fare con i nostri sentimenti più sinceri ma per far capire a tutti che è il nostro essere soggetto sociale che si intende cancellare. Dovremmo cercare di rivolgerci ai giovani, cioè a coloro che anziani lo saranno domani, chiarendo loro senza paternalismi o lacrimevoli nostalgie che chi cerca oggi di convincerli che il loro futuro è legato alla nostra sconfitta, sconfitta che significa appunto cancellazione del nostro ruolo sociale, è lui il vero nemico dei giovani ma anche dell’intera società.

Ai giovani dobbiamo ricordare infatti, mentre lo ricordiamo a noi stessi, quante volte e in quante occasioni il loro futuro sia stato invocato contro gli anziani a partire da quando Mario Monti incitava i giovani di allora, che oggi magari sono diventati pure esodati, a ribellarsi ad ogni ipotesi di nuovo patto tar le generazioni. Occorre prendere atto che con questo modo di ragionare si sono fregati sia i giovani che i pensionati e che ridurre i costi dello stato sociale, che certo va riformato, non ha affatto significato un posto di lavoro in più, sono infatti, malgrado i tagli operati negli ultimi anni, aumentati i giovani senza lavoro e senza diritti e sono sull’altro versante cresciuti i pensionati ai quali si sono ridotti drammaticamente redditi e protezione sociale.

Le prime reazioni suscitate dal mio articolo, sia quelle positive che quelle negative, dimostrano che c’è tanta voglia di riflettere e di discutere. Quello che serve, secondo me, è un contributo e una riflessione che si apra anche a tanti altri che magari hanno voglia di dire la loro e che non trovano la sede per poterlo fare. Quello che offriamo è un piccolo spazio. Intanto stiamo raccogliendo i contributi che vengono espressi per poi metterli a disposizione di chi vorrà conoscerli. In questo modo non produrremo certo miracoli e neppure effetti vistosi. Ci rivolgiamo ai tanti che piangono magari a ragione sui pensionati dimenticati e tartassati ricordando che il nostro “non ci stiamo” lo stiamo pronunciando.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

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Commenti all'articolo
  1. Bravo. Gli anziani di oggi hanno pagato le pensioni a tutti, dal dopoguerra in qua. L’hanno pagata ai lavoratori che non avevano le “marchette” perché avevano fatto le guerre, ai contadini che le marchette non le avevano mai pagate, ai commercianti, ai beneficiari della pensione sociale, cioè ai padri ed ai nonni di quei quaranta-cinquantenni che si sono fatti sedurre dall’americanismo del “un dio per sé, un dio per tutti”.
    Con i tagli alla sanità, però,un risultato, i giovani che corrono verso il niente, l’otterranno: spenderanno meno per la sanità, gli anziani se ne andranno, e ci sarà anche un bel risparmio per l’INPS.

  2. Quasi ogni generazione ha pregi e difetti, ovvero “meriti” e “colpe” secondo un altro vocabolario, cui si aggiungono le “attenuati” e le “aggravanti”, le quali, a loro volta, dipendono abbastanza spesso dai momenti storici e dalle circostanze in cui ci è dato di a vivere.

    Anche gli anziani di oggi (o i meno giovani come qualcuno preferisce chiamarli) non sfuggono a questa regola, un po’ universale, e portano dunque le loro “responsabilità”, ma se penso alla fascia di coloro che sono nati durante il secondo conflitto mondiale, o negli anni che lo hanno preceduto, mi scorre nella mente uno stuolo di persone che hanno lavorato parecchio, e hanno avvertito molto il senso dei “doveri” piuttosto che quello dei “diritti”.

    Persone che di certo non sono state esenti da sbagli ed errori, i quali possono del resto rivelarsi tali soltanto col senno del poi, come succede quando ciascuno di noi fa un bilancio della propria esistenza, ma ciò che hanno dato può a mio avviso “pareggiare il conto”, non fosse altro per i sentimenti di rispetto e di buona educazione che, nel loro insieme, hanno cercato di praticare e trasmettere.

    Poi è arrivata la stagione del “vietato vietare”, ma questa è un’altra storia, che appartiene ad altre generazioni.

    Paolo B. 27.01.2015

  3. Personalmente mi sento un irriverente di settanta anni e questa classe dirigente di catto-fascio-comunisti desidero spazzarla via.
    Comunque voglio affermare a gran voce che a questa situazione siamo arrivati per colpa dei sindacati e della CGIL in particolare; perché ha concorso ampiamente a distruggere la scuola pubblica, che da venticinque anni a questa parte dà il diploma ad una genia di somari appatentati, figli di una educazione parrocchiale che non ha il minimo senso dello stato e della società, ma nel 2015 quando l’uomo va’ sulla Luna e vorrebbe andare su Marte fa piangere le madonne in piazza. E nella penna ho ancora molto da dire ….

  4. Caro Silvano,
    siamo tutti a sfogarci in quanto delusi e arrabbiati non solo per la piega che hanno preso le cose ma anche perche tanti cittadini non si sentono colpevoli delle cose che altri hanno fatto e gestito portando il Paese allo stato in cui si ritrova!
    Proviamo allora come affermi nell’ultimo paragrafo a far si che questi articoli e commenti diventino un megafono nella rete e a non passare per quelli che si lamentano ma cercano di chiarire come stanno realmente le cose e cosa possiamo fare insieme per cambiarle in meglio costruttivamente dando a questi validi giovani di oggi il contributo possibile affinché non siano gli anziani arrabbiati i e delusi di domani a causa degli altrui errori pur riconoscendo i nostri eventuali errori o colpe!?
    Nel mio commento precedente ho chiuso con ‘Meno male che Draghi c’è’.
    Con questo chiudo con ‘Meno male che Mattarella c’è’!
    Antonio Caputi

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