giovedì, 17 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Gli italiani e la percezione
degli eventi oltre confine
Pubblicato il 21-01-2015


Italiani esteroSi è tenuto recentemente, al Senato, un interessante convegno in cui è stato presentato il rapporto “Gli Italiani e il Mondo”, una fotografia su come gli Italiani percepiscano gli avvenimenti che avvengono al di fuori dei confini nazionali. All’incontro, promosso dal think-tank ISPI e da Rai News 24, in collaborazione con la società di ricerca IPSOS, ha preso parte anche il Ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni.

Il rapporto presentato, frutto di un sondaggio effettuato su un campione rappresentativo di mille intervistati – sono emersi due importanti risultati. Il primo riguarda la crescente preoccupazione riguardo il terrorismo islamico. Se, infatti, la principale minaccia specifica per l’Italia è ancora ritenuta essere la crisi economica, in generale a preoccupare maggiormente gli italiani è  il terrorismo islamico. Va peraltro rilevato che il sondaggio è stato condotto poco prima dello scorso Natale e, quindi, non risulta influenzato dai recenti avvenimenti di Parigi. L’emergere dello Stato Islamico è anche al primo posto tra le notizie più preoccupanti del 2014, mentre la notizia che ha dato più speranza nell’anno appena trascorso è, secondo il 54% degli intervistati, l’impegno internazionale di Papa Francesco.

Il secondo importante risultato che emerge dal rapporto in parola è che la maggioranza degli italiani, circa il 56% del campione, ha espresso un giudizio negativo sulla politica estera del nostro Paese. In particolare, ciò che si rimprovera alle nostre feluche ed ai politici è l’incapacità di difendere gli interessi nazionali, nonostante le risorse destinate alla politica estera e di difesa siano ritenute adeguate. A pesare su tale opinione forse è ancora la irrisolta vicenda dei due Marò. E, nella realtà, le risorse che l’Italia destina ad Esteri e Difesa sono inferiori a quelle degli altri Paesi occidentali.

Gli Italiani risultano equamente divisi sul giudizio da dare all’appena concluso semestre italiano alla guida dell’Europa ed invece uniti nel ritenere che l’italiano che meglio promuova l’immagine dell’Italia all’estero sia il Governatore della BCE, Mario Draghi. A livello europeo, il Paese ritenuto il maggiore alleato dell’Italia è la Germania, quasi a pari merito con la Francia. Tuttavia, la Germania occupa anche il primo posto fra i Paesi europei ritenuti a noi più ostili, ed il numero di coloro che ritengono la Germania ostile supera quello di chi la ritiene nostra alleata.

Ma quanto gli Italiani sono consapevoli dell’importanza che gli eventi di politica estera hanno sulla loro vita? Questo il rapporto non lo dice, ma se si confronta lo spazio occupato nei telegiornali italiani da politica estera e terrorismo, appena il 7%, con quello riservato agli stessi temi in altri Paesi occidentali, quale ad esempio la Germania dove arriva ad oltre il 30%, si capisce che vi è ancora molto lavoro da fare. Ed il deficit di consapevolezza, non investe unicamente l’uomo comune, ma anche buona parte dell’establishment, cioè dei vertici dell’economia e della politica italiana.

Vi è dunque una tendenza diffusa a dare scarsa considerazione a quanto avviene al di fuori dei confini nazionali, ma questa percezione evidentemente cozza con la realtà di una Italia che, per ragioni strategiche, geopolitiche ed economiche non può che essere aperta al mondo e, di conseguenza, subire i contraccolpi di quanto accade nel mondo. Basti pensare che l’Italia è uno dei Paesi maggiormente aperti al commercio globale e non sono tanti, a ben vedere, i Paesi al mondo che facciano così fortemente leva sugli scambi con l’estero: dall’energia al manifatturiero. Inoltre l’Italia si colloca geograficamente al centro del Mediterraneo e, volente o nolente, è interessata dagli ingenti flussi migratori lungo l’asse Sud-Nord.

La scarsa considerazione che abbiamo sulle vicende del mondo spesso si accompagna al pregiudizio che il Belpaese conti poco a livello internazionale e che, soprattutto, non abbia una collocazione strategica chiara. Un falso mito, visto che da almeno 70 anni i governi che si sono succeduti alla guida dell’Italia, ne hanno fatto agli occhi della comunità internazionale un Paese atlantico, europeista, favorevole agli scambi internazionali.

Tuttavia, guardando agli esiti del rapporto, oggi non bisogna cadere nell’errore di ritenere che il nostro interesse nazionale coincida con l’interesse europeo e bisogna individuare con la maggiore chiarezza possibile le dinamiche internazionali in atto, dimenticando gli assetti consolidatisi nel passato e le rendite di posizione. Bisogna sapere che si va ricreando un equilibrio nuovo tra forze diverse, tra le quali emergono anche forze non democratiche con cui essere pronti a rapportarsi. Urge dunque abbandonare l’idea di equilibri basati su un concetto di potenza in senso tradizionale, tenendo presente che la capacità di difendere i propri interessi all’estero si traduce all’intero dei nostri confini in capacità di regolare i flussi migratori, di attrarre investimenti, di mantenere la coesione sociale, di lottare efficacemente contro il terrorismo.

Alfonso Siano

 

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento