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Opinioni e commenti
 

Grecia. Juncker sfida Tsipras, ma ne ha bisogno
Pubblicato il 29-01-2015


Tsipras-Juncker-debito

Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz a colloquio con Alexis Tsipras

La Grecia è stata la prima a pagare dazio nell’Ue, cinque anni fa con il default, ed è quindi in campo ellenico che si gioca la sfida economica europea.
Oggi il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, lancia un monito al governo Tsipras attraverso un’intervista al quotidiano francese Le Figaro: “Cancellare il debito della Grecia è escluso. Gli altri Paesi della zona euro non lo accetterebbero”. E ancora, se l’Ue “rispetta il suffragio universale, la Grecia deve rispettare gli altri, le opinioni pubbliche e i parlamentari del resto dell’Europa”, avverte Juncker. Sottolineando che “dire che un mondo nuovo ha visto la luce dopo lo scrutinio di domenica (in Grecia, ndr.) non è vero”.

La novità greca non spaventa la linea intransigente, Berlino ha tenuto il pugno duro sottolineando che le decisioni di Atene “non devono andare a discapito” degli altri europei, ha sottolineato ieri il vice-cancelliere socialdemocratico tedesco e ministro dell’Economia, Sigmar Gabriel. “Certamente qualsiasi democratico deve accettare una decisione democratica (del popolo greco) esattamente come deve accettare il diritto di un nuovo governo ad indicare una nuova direzione”, ha dichiarato Gabriel davanti ai deputati tedeschi al Bundestag. “Ma è vero anche che i cittadini europei hanno il diritto di aspettarsi che i cambiamenti nella politica greca non vengano fatti a loro spese”.

In effetti la Borsa ateniese è crollata, nonostante qualche piccolo rimbalzo: ieri l’indice principale della Borsa ellenica ha segnato un -9,24% che, se sommato alle perdite dei due giorni precedenti, porta le perdite complessive al 16%. La paura del contagio galoppa nelle altre borse europee che segnano anch’esse un calo significativo. A questo si aggiunge il timore di un nuovo default greco: Standard and Poor’s ha deciso di mettere la Grecia sotto osservazione con implicazioni negative. Attualmente, infatti, il rating di Atene è “B” e la bocciatura sarà garantita se ci sarà “uno stallo dei negoziati con l’Unione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale”, ha avvertito l’Agenzia che ha segnalato anche la preoccupazione crescente per la corsa agli sportelli.

Intanto la battaglia targata Tsipras gioca su due fronti, se in campo interno annuncia riforme economico-sociali coraggiose come lo Stop alle privatizzazioni e il salario minimo garantito, in campo europeo però ha chiesto “tempo” per realizzare le “riforme più ampie” su cui si è impegnato il suo governo. L’incontro tra Shultz e Tsipras va proprio nella direzione di un tentativo di evitare (o ricucire) strappi. il presidente del Parlamento europeo ha infatti spiegato che la Grecia cerca una linea comune con gli altri partner del Vecchio Continente.

La Grecia non può “combattere” da sola, specie se deve tenere fede alle riforme promesse e, se Atene minacciasse il default e uscisse dall’euro i debiti con la comunità internazionale non sarebbero rimborsati. L’ammontare totale dei prestiti da restituire all’FMI nel 2015 è pari a 11 miliardi di dollari. Alla BCE, invece, dovranno essere restituiti quest’anno 6,7 miliardi di euro. Il rischio di una Grexit, quindi, non gioverebbe nemmeno alle economie nazionali europee, che hanno sul groppone il 59,4% del debito pubblico greco.

Maria Teresa Olivieri

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