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Opinioni e commenti
 

Grecia, spread a mille e borsa a -9%
Pubblicato il 28-01-2015


Grecia-SpreadLe scosse di assestamento del terremoto greco non accennano a placarsi e tutti si chiedono se si avvertiranno anche al di fuori dei confini ellenici.

La vittoria di Syriza e la ribadita richiesta di rinegoziare il debito con l’estero continua infatti a dare violenti scossoni ai principali indicatori dell’economia greca. Lo spread tra titoli decennali greci e tedeschi è balzato a 974 punti, ai massimi da quasi due anni. Tutto ciò mentre la borsa di Atene ha registrato il terzo pesante ribasso consecutivo con un profondo rosso di -9,24%.

In questo contesto la banca centrale deve promettere un rendimento del 16,71% per collocare i titoli di stato a tre anni dopo aver sfiorato il 17% con un aumento di 7 punti in tre giorni. Più stabili i tassi sulla scadenza decennale a dieci anni, attorno al 10%, segno che il mercato teme un collasso a breve piuttosto che un crollo nel futuro lontano.

Tutto ciò non fa che alzare al calor bianco la temperatura della diplomazia europea in vista dei primi confronti con l’Eurogruppo per rinegoziare gli aiuti internazionali di cui Atene ha un disperato bisogno per affrontare le prossime scadenze. Già a fine febbraio, termina il prolungamento di due mesi concesso sul piano di salvataggio.

Atene deve 11 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale entro quest’anno mentre altri 6 li deve come rimborso alla BCE guidata da Mario Draghi.

Intanto nel primo consiglio dei ministri dopo le elezioni, il ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis ha dichiarato l’intenzione di bloccare i piani di privatizzazioni in corso secondo le richieste della Troika (BCE-FMI-Commissione Europea): il 30% della compagnia elettrica Public Power Company, la più grande public utility del Paese, della compagnia di distribuzione dell’energia elettrica, della più grande raffineria greca e della vendita del 67% del Porto di Pireo. “L’accordo per Cosco (la società cinese acquirente, ndr) – ha detto il vice ministro Thodoris Dritsas  – sarà rivisto per il beneficio del popolo greco”.

Complessivamente Atene ha un debito di 315 miliardi di euro, 175% del Pil, di cui poco meno di 60 in carico a FMI e BCE e quasi 190 a carico dei Paesi dell’Eurozona mentre appena il il 22%, circa 70 miliardi, sono nelle tasche degli investitori stranieri.

L’Italia, tra prestiti bilaterali e apporti al Fondo salvatati, detiene circa 60 miliardi di debito greco; insomma ogni cittadino del Bel Paese, in caso di default greco, perderebbe circa mille euro.

Armando Marchio

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