giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Guerriglie colombiane,
anche l’Eln si apre al dialogo
Pubblicato il 08-01-2015


colombia farcUn errore assai comune quando si parla del conflitto armato colombiano è quello di pensare che le Farc siano l’unica controparte del governo nella guerra civile in corso. Per quanto las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia siano il gruppo guerrigliero più antico e influente del paese, sono numerosi i movimenti armati succedutesi in questo lunghissimo conflitto, alcuni ormai scomparsi mentre altri ancora attivi.

Sono diverse le teorie degli storici e dei politoligi circa le origini della guerra, tuttavia l’opinione comune suole identificare come l’inizio del conflitto un periodo storico ricordato eloquentemente come “La Violencia”. Questa fase della storia del paese viene comunemente racchiusa nel decennio tra il 1948 ed il 1958. Ma di cosa si trattò? Come nella maggior parte dei paesi latino americani, il potere in quegli anni era conteso tra due movimenti politici o gruppi di interesse, per meglio dire, e cioè il partito conservatore ed il partito liberale, difficilmente identificabili con le categorie di destra e sinistra, di fatto i due partiti erano ideologicamente molti simili, ciò che li contraddistingueva era piuttosto la rappresentanza di diversi settori della società colombiana; mentre i conservatori, infatti, si identificavano con la vecchia aristocrazia ed i grandi proprietari terrieri, i liberali rappresentavano la la classe media emergente.

Nel 1946, approfittando delle divisioni interne al partito liberale teso tra la vecchia ala elitista e quella nuova più vicina alla classe dei lavoratori capeggiata da Jorge Eliécer Gaitán (Gaitanismo), il partito conservatore riuscì a vincere le elezioni e a far nominare Mariano Ospina Pérez capo dello Stato. Nonostante le sue iniziali dichiarazioni rispecchiassero la volontá di formare un governo di unitá nazionale, i principali ministerio furono assegnati ai conservatori. A parte qualche tiepido successo gli anni successivi all’elezione di Pérez furono caratterizzati da corruzione e clientelismo e ben presto iniziarono a moltiplicarsi i motivi di discordia e di risentimento soprattutto tra le fila dei commercianti liberali.

Di questo malcontento si fece portavoce Jorge Gaitán, che si pose a capo delle proteste e finì in poco tempo con conquistare grande fama in tutto il paese e per guadagnarsi la leadership indiscussa del partito liberale. La tragedia avvenne il 9 aprile 1948, a Bogotá si celebrava la IX Conferenza Panamericana che avrebbe poi dato vita all’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), Gaitán all’uscita dal suo ufficio venne avvicinato da un uomo che estrasse la pistola e gli esplose un colpo alla testa. La commozione generale si trasformó presto in rabbia, la folla inferocita linció l’assassino e la capitale venne messa a ferro e fuoco. L’omicidio di Gaitán e le rivolte di Bogotá funzionarono come una miccia che innescó una serie di reazioni a catena. I liberali vinti si ritirarono nelle zone rurali dove organizzarono la resistenza con l’appoggio del neonato partito comunista.

Anni di rabbia repressa vennero alla luce: padri contro figli, fratelli contro fratelli, nemmeno le amicizie più durature resistettero all’effervescenza di quei momenti: non si trattava più di ideologie o partiti, era il fanatismo. A porre fine a questa fase fu un colpo di stato nel 1953 da parte del Generale Gustavo Rojas Pinilla. L’ordine recuperato fu però pagato a caro prezzo, seguirono infatti 5 anni di feroce repressione dittatoriale, solo nel 1958 la società civile riottenne il potere a seguito di un accordo tra i due partiti belligeranti che accettarono di alternasi nell’esercizio del potere appoggiando un unico candidato ciascuno e dividendosi gli incarichi pubblici (l’alternanza si protrasse fino al 2002, anno in cui il Partido de la U, di Alvaro Uribe Jorge Gaitán, vinse le elezioni presidenziali). A seguito dell’accordo la maggior parte delle guerriglie liberali, formatesi durante i dieci anni di conflitto, abbandonarono le armi approfittando dell’amnistia dichiarata dal governo, ma furono numerose le eccezioni, alcuni ex combattenti infatti rifiutarono l’armistizio, tra questi molti si diedero al banditismo e si convertirono in famosi criminali fino a quando non furono abbattuti dall’esercito. Manuel Marulanda Velez alias “Tirofijo” superò questa fase e sotto l’ideologia comunista fondò le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc).

Un altro impulso decisivo nella formazione dei gruppi armati di sinistra, non solo in Colombia, ma in tutto il continente americano, fu dato sicuramente dalla rivoluzione cubana e dalla vittoria dei fratelli Castro e del Che contro la dittatura del generale Batista fratelli Castro nel 1959.

Ecco un elenco di alcuni tra i più importanti gruppi armati che hanno operato in Colombia ad eccezione delle famose Farc:

Movimiento Obrero Estudiantil Campesino (MOEC): apparso in Colombia nel 1959, fu fondato da studenti delle università pubbliche. Questo movimento era sostanzialmente diviso in due linee, la prima con un carettere político-urbano, la seconda di carattere militare. Dopo diversi duri colpi ricevuti dell’esercito colombiano collassó nel corso degli anni 60.

Ejercito Revolucionario de Colombia (ERC): Fondato dall’ex guerrigliero liberale Roberto Gonzales, alias “Pedro brincos”, l’apparizione di questo gruppo rivoluzionario avvenne nel dipartimento settentrionale di Antioquia nel 1969. Ha avuto una vita breve, dopo gli scontri con l’esercito il suo fallimento fu inevitabile.

Fuerzas Armadas de Liberación (FAL): entrarono in scena a partire dal 1964, seguaci della teoría foquista del Che finirono per essere annichilite dall’esercito colombiano.

Ejercito Popular de Liberación (EPL): Fondato nel 1965 entró in azione influenzato dalle idee maoiste e proclamando la guerra popolare prolungata. Gli scontri militari tra il 1967 e il 1969 lo portarono quasi all’estinzione. Si sciolse definitivamente alla fine degli anni 80, le cellule rimaste confluirono per lo piú all’interno delle Farc.

Movimiento 19 de abril (M-19): nato nel 1972, l’M-19 è stato la risposta ad una presunta frode elettorale avvenuta il 19 aprile 1970, data da cui ha preso il suo nome. Parte dei suoi fondatori erano ex membri delle Farc o del partito comunista. L’M-19 si caratterizzó per una ideologia nazionalista che provó a reinterpretare le idee di Simón Bolívar. Fu un movimiento esclusivamente urbano, dopo la sua dissoluzione nel 1990, si integró all’attivitá politica.

Gustavo Petro, attuale sindaco di Bogotá ed ex membro dell’M-19

Gustavo Petro, attuale sindaco di Bogotá ed ex membro dell’M-19

Ejercito de Liberación Nacional (ELN): fu creato nel 1963 all’Avana. La sua attività inizió con 16 uomini e con la presa del municipio di Simatoca (localitá nel nord del paese). Al principio si dispiegó quasi exclusivamente nella regione di Santander (nord ovest del paese), zona caratterizzata da una forte instabilitá sociale. La sua azione fu particolarmente effettiva tra il 1966 e il 1972. Nonostante sia attualmente in crisi l’Eln rimane attivo in alcune zone del paese e, dopo le Farc, costituisce il secondo gruppo guerrigliero piú longevo del sud america. Ma anche per questa guerriglia le cose sembrano sul punto di evolversi

É di ieri, mercoledí 7 gennaio, in occasione del cinquantesimo anniversario della presa di Simatoca, un comunicato in cui si afferma che il governo di Juan Manuel Santos ha manifestato all’Eln la sua volontà di porre fine al conflitto armato e che in queste ore membri della guerriglia stanno partecipando ad un dialogo “per esaminare l’effettiva volontà dello Stato colombiano”. “Se durante questi colloqui concludessimo che le armi non sono necessare saremo disposti a considerare il loro abbandono” anuncia Nicolás Rodríguez Bautista, alias ‘Gabino’, massimo comandante di questa guerriglia. Il comunicato si conclude con parole che suonano ad augurio: “Il governo Santos ha la possibilità di proseguire la sua politica di guerra e di pacificazione o di osare e intraprendere un vero cammino di pace voluto da tutti i colombiani”.

Giulio Levorato

 

 

 

Giulio Levorato

Bogotá, 8.01.2015

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