domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

I due milioni di Parigi e quel che bisogna fare
Pubblicato il 11-01-2015


La Francia intera, l’Europa, il mondo si sono stretti insieme per condannare le stragi di Parigi e per affermare la volontà di combattere la violenza e il terrorismo. I capi di stato presenti a Parigi in questa imponente manifestazione, le aperte dissociazioni di stati arabi e di movimenti di liberazione, il pieno coinvolgimento di cittadini e di associazioni mussulmane rappresentano un segnale importante. La comune presenza di Netanyahu e di Abu Mazen mi auguro sia foriera di positivi sviluppi sul processo di pace in una regione che ha conosciuto il conflitto più lungo della storia moderna. Magari togliendo finalmente dal fuoco una questione che ha alimentato non poche tensioni e pericoli in tutto il mondo.

Forse è inutile illudersi se non verranno compiute scelte chiare. La prima riguarda l’Occidente, soprattutto gli Stati uniti. Lasciamo perdere gli errori compiuti, da ultimo quello dell’inspiegabile atteggiamento oscillante sulla crisi siriana che è all’origine della nascita dell’Isis. Oggi occorre isolare gli stati che sono collusi col terrorismo, che allevano terroristi, che li finanziano, che li appoggiano. È la prima mossa necessaria se vogliamo combattere una lotta, o una guerra, senza ambiguità e senza reticenze. Stiamo parlando dell’Arabia saudita, dello Yemen, del Quatar, ormai anche di parte della Libia. Se ci sono prove che questi paesi, o segmenti del potere di questi paesi, hanno responsabilità dirette o indirette nel processo di attivazione di cellule terroristiche si prendano le misure conseguenti. La seconda necessaria decisione è quella di evitare ancora tentennamenti nella guerra contro lo stato terroristico che si è insediato tra Iraq e Siria, quel califfato dei tagliagola, degli stupratori, degli assassini di infedeli, che ha preso linfa vitale dalle crisi mediorientali e si sta ulteriormente e pericolosamente allargando. Non bastano aiuti in armi, non basta qualche bombardamento. Occorre un’azione che sia risolutiva. Non si può lasciar lievitare una potenziale metastasi.

E così pure in Nigeria, dove i terroristi islamici di Boko Haram hanno sterminato duemila persone e teorizzano di voler vedere “il selciato denso del sangue degli infedeli”. Anche loro teorizzano il Califfato e non si può pensare che, essendo situati un po’ più a sud, costituiscano un pericolo minore. Per intraprendere questa lotta dobbiamo chiederci cosa noi pretendiamo che facciano gli americani. Che intervengano da soli, assieme agli stati arabi, cogli europei, che restino a casa perché ci pensiamo noi? Quest’ultima mi pare una possibilità assai remota. Non c’è dubbio però che l’Europa non possa stare a guardare. Sarebbe importante in questa nuova fase che l’Europa si dotasse di un’unica politica estera. Stona ancora la decisione francese di bombardare unilateralmente la Libia. Un’unica politica estera sarebbe opportuno affidarla a un’alta personalità, Blair o chi per esso, visto che la Mogherini, ma su questo tornerò, non mi pare possieda il carisma necessario. E magari che si costituisca una forza d’azione europea, che è oggi una necessità superiore all’unione monetaria.

Non c’è dubbio che ritorni con questo scontro di ideali, di concezioni della vita e della morte, con questo conflitto di civiltà (uso la parola nel senso letterale di organizzazione di “civis”, cioè comunità) l’alta politica. Ed è necessario ritornare a personalità forti, dotate di esperienza e conoscenza della politica internazionale. Non è più il tempo dei dilettanti perché da oggi si deve fare sul serio. Abbandoniamo questa sciocca sequela di stupidaggini che anche nel nostro paese si sono consumate negli ultimi tempi e passiamo dal conflitto generazionale a quello di civiltà. Non contro i mussulmani, come scioccamente ci invita a fare Salvini, o con ricette senza costrutto come la pena di morte, come ha proposto la Le Pen, oltretutto per terroristi che cercano la morte per diventare martiri. Ma con l’ausilio delle forze migliori che esistono nel mondo occidentale e arabo. Coinvolgendo anche la Russia di Putin, dunque fuoriuscendo al più presto da sanzioni e tentativi di isolamento oggi perfino pericolosi. La priorità dev’essere quella di isolare i terroristi e il mondo civile, cristiano, ebraico, mussulmano, buddista, laico, deve combattere una battaglia unito e con una strategia unitaria per avere la possibilità di vincerla. Con i suoi uomini migliori al posto giusto.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Mauro, dopo la imponente nonchè significativa manifestazione di Parigi. credo proprio che sia il momento di premere con forza, affinchè l’ UE si decida, finalmente di dotarsi di un governo unitario ( non solo per le esigenze che vengono imposte alla politica estera e dall’escalecion del terrorismo, ma anche per far fronte a tutti i conflitti che ci sono in giro, per il modo) agendo con una sola volontà Europea. Questo ci potrebbe sicuramente portare molti vantaggi anche per il cordinamento delle politiche sociali, le imposiziomni fiscali e quant’altro.

  2. Personalmente condivido gran parte di questo editoriale. Si è venuta a determinare una situazione assai pericolosa e non è più nemmeno pensabile assumere un atteggiamento attendista o conciliante. E’ essenziale che l’Europa abbia una politica estera comune, come giustamente sottolinea il direttore Del Bue, ma anche un Esercito comune europeo. Insomma o l’Europa si fa per davvero o è meglio tornare agli Stati nazionali, così almeno ci sarebbe meno confusione. Penso che sia anche giunto il momento di sollecitare un coinvolgimento maggiore della Cina, oltre che della Russia, nella lotta al terrorismo. Questo però ci ricondurrebbe, giocoforza, nell’alveo dell’ONU perché quello è l’unico consesso veramente legittimato a decidere, purché non si lasci immobilizzare dai veti incrociati. C’è un aspetto, però, che forse viene prima di tutti: occorre lavorare con il massimo impegno al dialogo interreligioso ed anche al superamento di quegli squilibri economici che rappresentano motivo di rancore e risentimento da parte di molte aree povere del pianeta. Politique d’abord dunque, anche se oggi, purtroppo, davvero non ci possiamo permettere di riempire di fiori i cannoni.

  3. Direttore, è necessario tener conto di alcune cose:
    – L’Islam è una religione che non lascia spazio al libero arbitrio e non c’è spazio per la laicità;
    – nella mondializzazione e nel multipolarismo non c’è una guida riconosciuta, come ai tempi della guerra fredda;
    – l’occidente (in pratica i vecchi paesi colonialisti europei, più gli USA) non sono più predominanti;
    – sottoposta al logorio del mondo laico il Cristianesimo ha perduto la sua spinta egemone e langue anche nel proselitismo, puntando piuttosto all’incontro tra le religioni,
    – l’invasione pacifica dell’Islam in Europa prosegue e si rafforza: i musulmani sono popoli giovani, che proliferano, mentre gli europei sono vecchi, ricurvi sull’edonismo egoista e fanno pochi figli;
    – la guerra all’URSS in Afghanistan ha fatto sfiorire il fondamentalismo islamico, che si è evoluto fino al Califfato dell’ISIS;
    – tutte le annunciate scoperte per una energia non dipendente dal petrolio (anche se forse erano solo bufale) sono subito state “comprate” e congelate da chi col commercio del petrolio fa grandi affari.
    Sono solo alcuni prolegomeni ad ogni possibile politica contro chi taglia le gole e uccide la nostra libertà scaturita dal 1789.

  4. L’articolo del Direttore, coglie perfettamente le diverse sfaccettature di questa crisi che va ben oltre i confini europei e che coinvolge, di fatto tutte le civiltà (con la parola civiltà intendo superare la semplicistica concezione di fede). Chi agisce per conto dei terroristi che si ammantano dell’aggettivo “islamico”, poco avendo a che fare con i principi di quella religione, altro non sono che soggetti che, sotto la forma del terrore, intendono assaltare un modello di culture che di fatto, nei fatti, annullano l’intera civiltà umana. Contro questo pericolo, non ci sono attenuanti, nè motivi di cedimento. serve una politic estera unica europea ed una strategia di sicurezza e difesa che non può subire altri rinvii. Ma a questo impegno, occorre unire l’impegno delle altre comunità internazionali che a Parigi, con altrettanta fermezza, hanno dimostrato palesemente (me lo auguro almeno) questa forte volontà. Non servono proclami contro questo a quello, né tantomeno sbandierare pene capitali da cui l’Europa ha preso le distanze ormai da tempo; serve la forza delle idee, la capacità di riconoscere errori del passato, sia in politica estera, sia in politica di sicurezza e da lì ripartire, con il coraggio della ragione, nel rispetto del diritto internazionale e del valore dell’uomo e della sua civiltà. Fuori da questi schemi c’è solo il nemico da combattere unitariamente.

  5. Convengo con l’editoriale del Direttore. Qualora fossi costretto azzarderei anche qualche nome di prestigio e spessore per guidare la nostra politica estera, in concerto con quella dell’intera Europa, ma me ne astengo per tema di essere ritenuto visionario e/o superato e comunque perché tocca ad altri che ,oggi, si ritengono illuminati innovatori.

  6. Un’unica politica estera sarebbe opportuno affidarla a un’alta personalità, Blair o chi per esso, visto che la Mogherini, ma su questo tornerò, non mi pare possieda il carisma necessario …”
    Faccio il tifo per Federica Mogherini perché è giovane, preparata ed è una donna. Poi rappresenta una battaglia vinta di Matteo Renzi per cambiare verso all’Europa, oltre che all’Italia. Sono sicuro che lei non commetterà gli errori imperdonabili di Tony Blair, quando fece il servo sciocco degli americani, accusando Saddam Hussein di inesistenti armi di distruzione di massa, rimanendo cieco, sordo e muto sull’Arabia Saudita, principale finanziatore del terrorismo islamico.
    A chi stai tirando la volata?

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