giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

“I vestiti dei sogni”.
A Palazzo Braschi
gli abiti del cinema
Pubblicato il 22-01-2015


mostra palazzo braschiPromossa da Roma Capitale con la collaborazione di Zètema Progetto Cultura, il Museo di Roma di Palazzo Braschi ospita, fino al 22 marzo 2015, la mostra “I vestiti dei sogni. La scuola dei costumisti italiani per il cinema”. Con un progetto di allestimento di luci affidato a Luca Bigazzi, uno tra i direttori fotografici più apprezzati nel panorama contemporaneo, e realizzato da Viabizzuno, “I vestiti dei sogni” raccoglie oltre cento abiti originali, decine di bozzetti e una sezione di accessori ed oggetti, tra cui spicca l’unicum della pressa che il gran maestro Danilo Donati, costruì per modellare i costumi del Satyricon di Federico Fellini.

Per la prima volta, Roma racconta la storia di tutti i costumisti e gli atelier che hanno reso grande il nostro paese, riunendoli in uno scrigno su piazza Navona: Palazzo Braschi, infatti, oltre ad essere la sontuosa cornice di questa mostra è anche stata la location d’eccezione per le riprese dell’ultimo capolavoro di Paolo Sorrentino, “La grande bellezza”, i cui costumi aprono l’esposizione.

La rassegna, è stata immaginata e creata attraverso un doppio percorso: da un lato, essa si sviluppa lungo l’arco cronologico di un secolo, le cui tappe sono segnate da costumisti quali Caramba, Vittorio Nino Novarese e Milena Canonero, per citarne alcuni; dall’altro lato,vi è una vera e propria ricerca del lavoro del costumista in capolavori della storia del cinema che, grazie ai loro abiti, sono impressi nella memoria di generazioni: ritroviamo le vesti sinuose e sensuali di Sofia Loren in “Matrimonio all’italiana” e gli abiti rigorosi ed eleganti de “Il gattopardo”, realizzati da Piero Tosi, ed ancora la giacca dal taglio tipico chapliniano di Danilo Donati, creata per un superbo Totò in “Uccellacci e uccellini”, fino ad arrivare a creazioni più recenti come le vesti ecclesiastiche di Lina Nerli Taviani per il film “Habemus Papam” di Nanni Moretti e, in anteprima, Massimo Cantini Parini per il prossimo film di Matteo Garrone.

E’ il racconto di un secolo di scuola italiana, una scuola per nulla arbitraria ma che affonda le sue radici in un’autentica trasmissione del sapere. “ Il racconto – spiega Gian Luca Farinelli, curatore della mostra e direttore della Cineteca di Bologna – si snoda nelle prime dieci sale ed ha il suo coronamento nel salone dedicato alla Sartoria Tirelli, che ha collaborato alla realizzazione di molti costumi premiati con l’Oscar, quali Il Casanova, L’età dell’innocenza e Marie Antoniette, ed a cui abbiamo dato carte blanche, per festeggiarne il cinquantenario”. Ed è proprio con gli splendidi costumi di Marie Antoniette, realizzati da Milena Canonero, che si chiude il percorso principale della mostra.

Madrina dell’evento è una radiosa Sandra Milo che , sempre sorridente, ci mostra gli straripanti costumi di “Giulietta degli spiriti”, creati da Piero Gherardi in chiave deliberatamente espressionista, che hanno dato un tocco quasi fummettistico ai personaggi del film di Fellini, rendendolo “un film da sfogliare più che da vedere”.

Una vera e propria testimonianza e una reale consapevolezza dell’ identità ed unicità culturale ed artistica del nostro paese. Il vestito è molto  più di quello che appare: esso è una storia, la storia di un committente, di un luogo, di un contesto. Da sempre considerato un indicatore socioculturale, la modalità espressiva di un’epoca, l’abito è un elemento fondamentale della nostra cultura. La sfida era anche quella di trovarne una chiave espositiva: i costumi sono creati per vivere indossati dagli interpreti durante il breve tempo delle riprese, e poi per sempre nelle immagini dei film. Esibirli al di fuori di quel contesto avrebbe potuto trasformarli in fiori appassiti ma non è stato così: Luca Bigazzi, grazie anche all’aiuto dell’eccellente artigiano e sperimentatore Mario Nanni, ha trasformato dei semplici fari in luci magiche, velate naturalmente, che restituiscono alle stoffe ed ai colori che abbiamo visto sullo schermo una vita presente, nella quale abbiamo il privilegio di trovarci anche noi.

Gioia Cherubini

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