lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il giorno degli sciacalli
Pubblicato il 08-01-2015


Non è difficile immaginare i sentimenti che da ieri, agiteranno gli animi del 77 enne scrittore britannico Frederick Forsyth,e del 65enne americano James Grady, autori rispettivamente de “Il giorno dello sciacallo” e “I tre giorni del condor” , fortunate spy story divenute best sellers, a cui si sono ispirati altrettanti film di successo e purtroppo, a seguito della strage di Charlie Hebdo, non solo i cineasti.

Sono infatti drammaticamente impressionanti le analogie tra i due romanzi e alcune tra le modalità e che hanno segnato il bloody wednesday della Ville Lumiere.

L’incursione militare in un appartamento in una via della downtown, la precisione feroce nelle esecuzioni, culminate con il colpo di grazia sparato in strada al gendarme ferito, rimandano al romanzo di Grady e in particolare al film di Sidney Pollack sceneggiato dallo stesso scrittore.

Il teatro della strage, il centro di Parigi, la sicura e metodica preparazione del gesto criminale trovano invece forti analogie con il romanzo di Forsyth e contemporaneamente disvelano la sconcertante sconfitta dell’intelligence francese e parigina, al contrario esaltata nelle pagine del suo romanzo dallo scrittore britannico.

“Il giorno dello sciacallo” è infatti l’incalzante cronaca di un ipotetico tentativo di un killer professionista, per l’appunto Lo Sciacallo, assoldato nel 1962 dall’Oas (L’organizzazione paramilitare che raggruppava i fautori del mantenimento della presenza coloniale francese in Algeria) di assassinare nel pieno centro della capitale il presidente Charles De Gaulle e dell’attività di intelligence e di prevenzione approntata da Governo, Sureté e Polizia in un Paese all’epoca dilaniato dal terrorismo (si contarono in due anni oltre 2500 morti in seguito ad attentati), che seguì al disimpegno colonialista in Africa settentrionale del fondatore della Quinta repubblica.

In un crescendo di colpi di scena, la caccia allo Sciacallo ha successo grazie un combinato disposto di efficienza, di fortuna e professionalità e alla collaborazione tra le intelligence dei Paesi europei.

Proprio ciò che sembra essere mancato ieri: non è ozioso infatti domandarsi com’è stato possibile che in una normale giornata, in una grande metropoli come la capitale francese, tre individui, si apprende già noti alle forze dell’ordine, abbiano potuto progettare e porre in essere un’ azione di commando all’insegna di un’efficienza pari alla spietatezza, documentate dalle immagini che affollano la rete. Com’è possibile che un obiettivo chiaramente esposto come la redazione di un giornale satirico sulle cui pagine, nei mesi e nelle settimane scorsi, erano stati pubblicate vignette sull’Isalm e sul Profeta che avevano provocato l’ira dei fondamentalisti e le inevitabili fatwe, fosse presidiata da un solo sventurato gendarme, il povero Ahmed, freddato spietatamente in strada da uno dei tre sciacalli con cinica e feroce indifferenza? Com’è possibile che una nazione che per il suo storico consolidato, il trascorso colonialismo in Paesi musulmani, la presenza nelle turbolente banlieu di non meno di 5 milioni di abitanti di origine nordafricana e dunque di fede islamica, non sia stata garantita una rete di protezione per obiettivi sensibili come la redazione di Charlie Hebdo?

Al di là e oltre le analisi che in queste ore vengono svolte, alcune all’insegna di un’allarmante spirito di revanche a base di razzismo e xenofobia, altre intrise del solito insufficiente benaltrismo giustificazionista, restano il disagio e lo sconcerto per quello che oggi Adriano Sofri definisce con la consueta lucidità “un terrorismo che si è fatto Stato, la cui propaganda si fonda sull’impressione ipnotica di potenza, efferatezza e vittoria” che è piombato nel cuore dell’Europa come un treno fuori controllo, sanzionando il 7 gennaio 2015 come “il giorno degli sciacalli”.

Emanuele Pecheux

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